cinghiale

Sono stati 331 gli incidenti automobilistici causati da ungulati tra il 2009 e il 2021: è il dato che emerge dal "Piano di monitoraggio e gestione del cinghiale in Regione Puglia" elaborato dal dipartimento di Biologia dell'Università di Bari.

Le provincie maggiormente interessate sono quelle di Bari con 108 incidenti e Foggia con 95, mentre nella provincia di Lecce la frequenza è nettamente più bassa con solo 5 casi. I dati evidenziano come gli incidenti si registrino, tendenzialmente, all’interno di aree protette o contigue ad esse dove gli ungulati tendo a concentrarsi per una maggiore disponibilità di risorse alimentari e siti di rifugio.

Un dato immediatamente commentato dal presidente della Conferenza italiana agricoltori (CIA) della Puglia, Gennaro Sicolo: «Sui problemi connessi al proliferare della fauna selvatica, e dei cinghiali in particolare, crediamo sia giunto il momento che alcune associazioni ambientaliste e animaliste abbandonino un approccio puramente ideologico».

cinghiale monitoraggio puglia
in foto: Fonte: Piano di monitoraggio e gestione del cinghiale in Regione Puglia

La proposta degli agricoltori pugliesi, ancora una volta, è quella di ridurre il numero dei suidi selvatici attraverso l'abbattimento: «Serve la costituzione di una task-force regionale, affinché si giunga all’abbattimento selettivo e controllato dei capi, in alternativa possono essere utili la sterilizzazione degli stessi e la eventuale realizzazione della filiera della carne di cinghiale – ha spiegato il presidente CIA di Capitanata Angelo Miano – Una misura, quest’ultima, che potrebbe servire a ridurre la presenza di esemplari in circolazione e che viene già utilizzata in regioni come Toscana e Umbria. Potrebbe essere adottata in forma controllata e coordinata con le Asl, prevedendo anche l'autorizzazione della filiera corta della carne con la macellazione delocalizzata».

Dallo studio emerge come la crescente presenza di cinghiali in Puglia abbia impattato sulle colture determinando indennizzi pari a 528mila euro riconosciuti dal 2009 a oggi agli agricoltori.

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in foto: Fonte: Piano di monitoraggio e gestione del cinghiale in Regione Puglia

L'abbattimento e la caccia senza limiti sono ancora una volta la soluzione proposta per contenere l'espansione dei cinghiali che in Puglia, ha ricordato la CIA nazionale, ha determinato la morte di un noto agricoltore pugliese e diversi incidenti: «A marzo scorso, in agro di San Nicandro Garganico, uno dei migliori imprenditori agricoli pugliesi, Gino Turco, ha perso la vita in un incidente causato da un branco di cinghiali. Qualche giorno fa, un bambino di Castellaneta, nel Tarantino, stava per perdere l’uso di una mano a causa del morso di un grosso cinghiale. Nell’ultima settimana, branchi di ungulati hanno arrecato danni ai terreni agricoli nel Foggiano».

Nonostante gli esperti dell'Università di Bari abbiamo rilevato che il mantenimento di una popolazione di cinghiale compatibile con gli equilibri ecologici, anche in rapporto all’entità dei danni arrecati alle colture, «può essere garantito solo attraverso una gestione attiva che preveda interventi di controllo numerico», sono esposte nel Piano una serie di azioni per evitare danni e incidenti, come l'istallazione di dissuasori ottici riflettenti e acustici luminosi, capaci di ridurre la probabilità di attraversamento della fauna sevatica. Una soluzione invocata in sede nazionale dalla deputata Carmen Di lauro all'interno del Dl Infrastrutture.

Anche gli agricoltori sono però chiamati a fare attivamente la loro parte, senza però usare il fucile, ma adeguando le loro strutture alla presenza di questi animali sul territorio. L'Università nella redazione del Piano prevede reti elettrificate a misura di cinghiale: «Le recinzioni elettrificate si sono dimostrate efficaci in diversi contesti ambientali italiani dove il loro utilizzo ha dato esito positivo riducendo drasticamente il numero di incursioni (e quindi i relativi danni) dei cinghiali».

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in foto: Fonte: Piano di monitoraggio e gestione del cinghiale in Regione Puglia

«La complessità e la diversità delle realtà territoriali non permettono l’individuazione a priori di obiettivi universalmente validi e rendono necessaria una loro calibrazione a partire dalla specificità delle singole situazioni – hanno concluso gli esperti – Pertanto, l’approccio utilizzato farà riferimento al principio della gestione adattativa che, procedendo per tentativi ed errori, arriverà ad un affinamento progressivo man mano che aumenteranno le conoscenze relative alla popolazione gestita e al suo impatto con la realtà socioeconomica».