12 Settembre 2023
18:27

«In pericolo la vita del cucciolo dell’orsa F36». Le associazioni impugnano il provvedimento del TAR

Il TAR ha sospeso l'abbattimento dell'orsa F36, che però può ancora essere catturata. Per le associazioni la cattura potrebbe avere pericolose ricadute sul cucciolo e hanno quindi impugnato il provvedimento davanti al Consiglio di Stato.

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A pochi giorni dalla firma del decreto di abbattimento di F36, da parte del Presidente della Provincia Autonoma, Maurizio Fugatti, il Tar di Trento ha accolto i ricorsi delle associazioni di tutela animale e ha disposto che: «L’orsa F36 non sia abbattuta, ma catturata e contingentemente custodita nella struttura del Casteller, o in altra idonea struttura che l’Amministrazione provinciale è tenuta a reperire».

Non sono d'accordo Enpa, Oipa e Leidaa, che hanno impugnato il provvedimento monocratico davanti al Consiglio di Stato. A loro parere, infatti, la reclusione dell'orsa non risulterebbe necessaria e la cattura potrebbe avere ricadute sul cucciolo che si trovava con lei in occasione degli incontri con gli escursionisti avvenuti tra luglio e agosto 2023.

«Per ora la nostra è una vittoria a metà – commenta Claudia Taccani, avvocato responsabile dell'ufficio legale di Oipa, a Kodami – Da solo e senza le dovute cure materne, se l'orsa venisse catturata, il piccolo potrebbe non essere in grado sopravvivere alla vita in natura».

In seguito alla risposta del Tar, Anche LAV, LNDC e WWF sono intervenute su quanto deciso, dichiarando di voler presentare una diffida affinché l'orsa venga lasciata in libertà: «L’ordinanza pubblicata oggi dal Tar di Trento svuota di ogni senso la campagna persecutoria di Fugatti nei confronti degli orsi – hanno commentato in seguito alla risposta del Tribunale – La cattura con captivazione, stante anche l'interpretazione del giudice, non ha molto senso di essere applicata, anche considerate tutte le conseguenze del caso. Infatti, anche se si trattasse di una cattura con captivazione temporanea fino al 12 ottobre (data in cui il TAR si esprimerà in merito, ndr), le conseguenze sul benessere psico-fisico dell'animale e le conseguenti difficoltà per un reinserimento in natura dovrebbero essere tenute fortemente da conto:  un animale che viene rinchiuso un mese o più in un piccolo recinto rischia di sviluppare comportamenti stereotipati a causa dello stress».

Secondo le associazioni, uno dei punti di maggiore importanza affrontato nel testo con cui il Tar di Trento ha risposto ai ricorsi (e che Kodami ha visionato), è quello in cui si parla del primo incontro tra l'orsa (accompagnata dal suo cucciolo) e due escursionisti, lo scorso 30 luglio: «Desta perplessità la descrizione dell'episodio. Secondo la stessa ricostruzione dei fatti proposta agli agenti del Corpo Forestale Provinciale da parte delle due persone coinvolte, le stesse non si sono attenute alle regole ampiamente diffuse dall'Amministrazione Provinciale in caso di incontri con orsi – si legge – Anziché arretrare lentamente, si sono messi a correre, all’evidenza dimentichi che la velocità dell’orso è di gran lunga superiore a quella umana e che anche l’orso può agilmente arrampicarsi sugli alberi».

Il comportamento dell'orsa è da considerarsi, per il presidente del Tar, un falso attacco per difendere il proprio piccolo, ovvero uno dei comportamenti contemplati all'interno del Pacobace (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno nelle Alpi centro-orientali) che, alla lettera "N" della tabella 3.1, lo abbina a diverse possibilità di intervento che escludono, però, l'abbattimento.

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Tabella estratta dal Pacobace (nella modifica del Piano  – Ispra/Muse, risalente al 2021, lo stesso comportamento viene definito al punto 11).

Il falso attacco per difendere la prole, infatti, può portare a un'intensificazione del monitoraggio (nel caso di orso radiocollarato), un aumento dell'informazione ai proprietari e/o custodi del bestiame, ai proprietari e/o frequentatori abituali di baite isolate, ai possibili frequentatori dell’area (turisti, cercatori di funghi, ecc.), a un condizionamento allo scopo di ripristinare la diffidenza nei confronti dell’uomo e delle sue attività), all'attivazione di un presidi della Squadra d'emergenza orso, oppure alla cattura con rilascio allo scopo di spostamento e/o radiomarcaggio.

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Azioni di intervento in base al comportamento proposto – Doc. Ispra/Muse2021

«Siamo speranzosi che il Consiglio di Stato sappia accogliere positivamente il nostro ricorso – commenta a Kodami Ivana Sandri, responsabile della sezione trentina di Enpa, raggiunta da Kodami – Ci troviamo in una lotta che vede contrapposti il rispetto della vita e della natura, contro il mero desiderio di sfruttare questi argomenti a fini elettorali». Tra poche settimane, infatti, in Trentino si terranno le elezioni provinciali e il presidente uscente è tra i candidati: «Maurizio Fugatti, così facendo, sfrutta il tema della gestione faunistica per sviare l'attenzione da altre questioni che attanagliano la vita dei cittadini trentini».

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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