Peppola uccello spiedo bresciano
in foto: Peppola, piccolo uccello usato per lo spiedo bresciano

Tornano sulle tavole lombarde la polenta e osei e lo spiedo bresciano. È la decisione del Consiglio Regionale della Lombardia che nella giornata di ieri ha approvato una proposta di legge che consente ai ristoranti di far consumare ai clienti alcuni piatti “tradizionali” a base di piccoli uccelli.

La novità è che la nuova norma consentirà ai cacciatori di cedere gratuitamente ai ristoratori gli esemplari uccisi durante la caccia: piccoli uccelli migratori dal peso di pochi grammi come la peppola che ogni anno finiscono accidentalmente nelle reti.

La previsione della donazione degli uccelli aggira il divieto di vendita in vigore per le specie tradizionalmente usate per polenta e osei e spiedo bresciano.

Subito è arrivata la levata di scudi da parte delle maggiori associazioni animaliste italiane che hanno definito questa una "legge spara e mangia": «è solo un trucco per eludere un divieto necessario a prevenire fenomeni di illegalità come il traffico illecito di uccelli morti e di richiami vivi, il furto di nidiacei o l’uccisione di specie protette. Tutti crimini di cui la Regione Lombardia detiene un triste primato, proprio a causa della domanda di uccelli selvatici alimentata dalla “tradizione” di cibarsi di questi animali».

«È anche facile intuire come questa norma rischi di creare i presupposti per la diffusione di un mercato sommerso di vendita di fauna selvatica occultata da donazione gratuita a danno degli imprenditori onesti e delle finanze pubbliche, aggravando, peraltro, l’onere a carico delle autorità pubbliche deputate al controllo», hanno aggiunto ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU e WWF Italia.

«Chiediamo di valutare la possibilità di promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta poiché riteniamo si tratti una legge che lede il diritto alla salute dei cittadini – ha osservato il presidente dell'Oipa Massimo Comparotto – Dalla doppietta al ristoratore, chi controllerà gli animali ceduti dal punto di vista sanitario? Questa legge va contro la crescente sensibilità dell’opinione pubblica. Chi ha voluto questa legge, per una manciata di voti, mortifica l’ambiente e la biodiversità e chi li rispetta».

Il bracconaggio sta mettendo a rischio la biodiversità in Italia, e a farne le spese sono soprattutto i piccoli passeriformi che ogni anno finiscono nella rete dei bracconieri e dei cacciatori. Mentre prima il loro commercio era illegale, adesso i cacciatori potranno cedere le prede a titolo gratuito, alimentando un commercio sommerso che secondo la consigliera regionale leghista Francesca Cerutiha l'obiettivo di «valorizzare la tradizione tipicamente lombarda dello spiedo bresciano e di altri piatti a base di selvaggina».

Per l'esponente del partito di Matteo Salvini si tratta di un «provvedimento importante che da una parte tutela una tradizione culinaria bresciana e dall’altra la salute dei consumatori, grazie alla tracciabilità della selvaggina».

Il provvedimento è stato accolto con 45 voti favorevoli e 23 contrari. A guidare le fila dei sì è stata la Lega, a nulla è valsa l'opposizione del no Movimento 5 stelle.

Il provvedimento lombardo ha subito attirato l'attenzione anche fuori dall'Italia: «Si tratta di una proposta sconsiderata sotto molteplici punti di vista – ha detto l’eurodeputata Eleonora Evi – In primis andrebbe a danneggiare ulteriormente l’avifauna migratrice, già messa a dura prova nel nostro territorio; in secondo luogo andrebbe a stimolare il mercato illegale, alimentando un colossale commercio in nero, che rappresenta già un evidente problema, come dimostrano i reiterati sequestri, operati dai Carabinieri Forestali, di uccelli destinati al consumo alimentare. Infine, l’approvazione di questa proposta potrebbe avere gravissime ricadute dal punto di vista sanitario, se consideriamo che gli animali ceduti dai cacciatori ai ristoratori sono esenti dall’obbligo di controlli sanitari, in una regione già ad alto rischio di diffusione dell’influenza aviaria, una patologia che il centro nazionale per l’influenza aviaria indica come possibile futura pandemia».