Il video del lupo che si avvicina a una donna con un passeggino. L’esperto: «Confidente a causa dell’uomo»

In un video girato da Pierluigi Orler e condiviso su Facebook, si vede un lupo mentre cammina dietro una donna con un passeggino e, prima di raggiungerla, si ferma. Non è il primo avvistamento di questo lupo particolarmente confidente, ma la provincia non è ancora intervenuta.

23 Gennaio 2024
16:47
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In un video girato da Pierluigi Orler e condiviso il 22 gennaio sul gruppo Facebook "Fiemme e Fassa il ritorno del lupo" , si vede un lupo mentre si muove nei pressi di una donna con un passeggino, la quale comincia a muoversi più rapidamente, nella speranza di guadagnare una maggiore distanza. Il lupo cammina dietro di lei e, prima di raggiungerla, si ferma.

Si tratta di un lupo dal comportamento particolarmente confidente nei confronti degli esseri umani, che da qualche settimana sta preoccupando le comunità di Fiemme e Fassa, in Trentino orientale. Stanno circolando infatti le immagini, catturate negli scenari da cartolina delle piste da sci di Pozza di Fassa, che ritraggono l'animale intento a muoversi tra le persone.

L'incontro in questo caso non ha portato ad alcun contatto diretto o comportamento aggressivo, ma la preoccupazione dei cittadini sta aumentando e sono molte le persone che chiedono un intervento attivo da parte della Provincia Autonoma di Trento. Per il momento, però, il Presidente della Pat, Maurizio Fugatti, non ha ancora commentato la situazione.

«Si tratta di episodi che destano sicuramente preoccupazione, perché rappresentano un comportamento estremamente raro per la specie, la quale è caratterizzata da una forte diffidenza nei confronti degli esseri umani – Spiega a Kodami Francesco Romito, Vice-presidente e dell'associazione Io Non Ho Paura Del Lupo, impegnata da anni sui temi della convivenza tra l'uomo e i grandi carnivori – Non sappiamo quale sia stato l'evento che ha portato il lupo a perdere la paura, ma quasi sempre alla base vi sono eventi riferibili all’uomo e alle fonti di cibo che, in maniera diretta o indiretta, mette a disposizione degli animali selvatici, i quali finiscono per esserne condizionati», continua Romito.

Della stessa idea anche Paolo Scarian, che da anni amministra il gruppo Facebook "Fiemme e Fassa il ritorno del lupo": «Stiamo parlando di un individuo giovane, reso riconoscibile da una zoppia all'arto posteriore. Sul suo comportamento abbiamo molte informazioni e sappiamo che si fa vedere prevalentemente nel fondovalle e si muove tra Moena e Canazei – commenta Scarian, raggiunto da Kodami – Già un anno fa avevo ricevuto un altro video in cui un uomo richiamava verso di sé un lupo, offrendogli della carne e, dalle immagini, sembra che si tratti dello stesso soggetto del video ripreso a Pozza di Fassa. In un'altra occasione, una persona che ha visto il lupo a una distanza di pochi metri, invece di allontanarsi cautamente, ha deciso di farsi un selfie».

Scarian, dopo aver visto il video dell'animale nei pressi della signora con il passeggino ha contattato immediatamente la forestale, il consigliere provinciale Filippo Degasperi e Ispra: «Ho parlato con Piero Genovesi, Responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. L'intervento in questo caso deve essere rapido, ma le amministrazioni locali e provinciali per il momento rimangono in silenzio, forse attendendo che accada il peggio, come già successo con gli orsi – commenta Scarian – Comprendiamo che si tratti di una situazione delicata, ma il tempo sta scadendo e non è possibile che ad occuparsi dell'informazione corretta siano solo i gruppi social invece che le istituzioni».

La Large Carnivore Initiative for Europe, un gruppo di specialisti della commissione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), ha stilato una tabella in cui descrive i possibili interventi gestionali da mettere in pratica in base alle specifiche situazioni di conflitto tra gli esseri umani e i lupi. In base ai comportamenti mostrati dal selvatico, viene valutato il rischio effettivo e le raccomandazioni destinate alle istituzioni.

«Il lupo si muove di giorno a distanza d'avvistamento da insediamenti e case sparse», ad esempio, è considerato un comportamento non pericoloso, che non richiede alcun intervento.

Quanto sta accadendo a Pozza di Fassa, però, rientra nei casi in cui: «Il lupo si avvicina ripetutamente alle persone ad una distanza inferiore a 30 metri e sembra essere interessato alle persone». In questo caso gli specialisti della IUCN valutano che: «Il contesto richiede attenzione, perché la situazione è critica. Il condizionamento positivo e una forte abituazione possono portare a un comportamento confidente sempre maggiore. Vi è il rischio di incidenti/lesioni». Proprio per questo motivo, viene raccomandato un intervento che consideri: «La dissuasione del soggetto e la rimozione, se un'adeguata dissuasione non ha buon esito o non è fattibile».

Secondo Romito, prima di intervenire con la dissuasione e la rimozione, in questo caso si può pensare di agire anche apponendo un radio collare al lupo: «Questa opzione avrebbe un duplice risultato: prima di tutto aiuterebbe a comprendere gli spostamenti dell'animale e, in secondo luogo, la sola azione legata al radiocollaraggio potrebbe spingere il soggetto a provarae nuovamente timore nei confronti degli esseri umani. Questi animali sono talmente elusivi da poter decidere, in alcuni casi, di modificare la propria traiettoria se notano un cambiamento nel territorio circostante. Non possiamo assicurare che l'intervento sia efficace al cento per cento, perché dipende anche dalla soggettività del lupo in questione. Dal punto di vista della conservazione, però, può però risultare un'opzione valida, con cui dare inizio ad una gestione attiva della vicenda di Pozza di Fassa».

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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