Il video del gatto selvatico. L’autore: «È raro riprenderlo alla luce del giorno»

Un video mostra un raro gatto selvatico crogiolarsi al sole: una ripresa così spettacolare è stata possibile grazie a una fototrappola strategicamente posizionata dal fotografo Alessandro Lotti.

30 Marzo 2023
13:42
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«Non mi ero accorto subito di che animale si trattasse. Solo quando sono tornato a casa e ho visto l'immagine sullo schermo del Pc mi sono reso conto di aver inquadrato un gatto selvatico». Così Alessandro Lotti, fotografo professionista, ha commentato a Kodami l'attimo in cui ha capito di aver immortalato grazie alla sua fototrappola una specie alquanto rara in provincia di Forlì, poco fuori dal Parco delle Foreste Casentinesi.

«All'interno del parco non si possono piazzare le fototrappole, servono permessi speciali – racconta il fotografo – Motivo per cui ho messo la mia vicino a casa di mio nonno, sull'Appennino forlinese, nel piccolo comune di Premilcuore. Una zona perfetta, è un posto tranquillo e silenzioso».

Essere completamente certi che si tratti veramente di un gatto selvatico è impossibile poiché sarebbe necessario effettuare delle analisi genetiche. Tuttavia, le caratteristiche fisiche dell'animale sono indiscutibilmente proprio quelle della rara specie di felino.

Come riconoscere un gatto selvatico

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«Ero rimasto sorpreso, ma non così tanto. Avevo già ripreso l'animale con un'altra fototrappola in precedenza, ma di notte – continua l'autore del video – La rarità consiste nell'averlo ripreso così alla luce del sole». Il gatto selvatico (Felis silvestris), infatti, è un felide principalmente crepuscolare o notturno e difficilmente è possibile vederlo crogiolarsi al sole in questo modo meraviglioso.

Ne esistono tre sottospecie (F. s. silvestris, F. s. grampia e F. s. caucasica) distribuite in diverse regioni d'Europa, tutte molto simile per aspetto e comportamento. Un carattere distintivo è sicuramente la corporatura, solida e possente, con arti lunghi e proporzionati al corpo che gli permettono di correre a grande velocità e saltare agilmente. Il mantello può avere diverse colorazioni, dal grigio al marrone chiaro, con striature o macchie più scure, che gli permettono di mimetizzarsi perfettamente con l'ambiente circostante.

La testa è arrotondata, con un muso corto e largo. Le zampe hanno artigli affilati e retrattili che gli permettono di arrampicarsi agilmente sugli alberi e cacciare con precisione. Le orecchie sono di dimensioni medie, triangolari e leggermente arrotondate all'estremità. La coda ha la punta nera e viene utilizzata per mantenere l'equilibrio durante la corsa e il salto.

Inoltre, per riconoscere il gatto selvatico e distinguerlo dal gatto domestico è necessario osservare la zona cervicale (che presenta quattro strie longitudinali, con una eventuale quinta stria mediana), la zona scapolare (nel selvatico ha due strie parallele e longitudinali, possibilmente connesse con le due occipito cervicali), il dorso (che mostra una stria longitudinale dalle bande scapolari la radice della coda) e la coda (dove non ha alcuna stria dorsale, ma un apice nero e anelli in numero variabile).

Nonostante l'impossibilità di fare analisi specifiche per identificare l'animale, le immagini riprese dal fotografo parlano chiaro: la coda folta con anelli e punta nera, la testa arrotondata e la linea dietro la schiena sono inconfondibili. Immagini così chiare è possibile ottenerle solo grazie al fototrappolaggio, una tecnica molto utilizzata per monitorare e censire la fauna selvatica.

Permette infatti di riprendere gli animali in maniera poco invasiva, senza la necessità della presenza umana sul posto e senza arrecare quindi fastidio alle specie. Se questo metodo non fosse stato sviluppato, probabilmente sarebbe stato impossibile scoprire la presenza di specie animali particolarmente elusive in alcune aree, e di conseguenza mettere in atto azioni per la loro tutela.

«Un mese prima ho visto anche un lupo grazie alla mia fototrappola – conclude Alessandro Lotti – Era verso l'ora di pranzo. In questo modo ne ho ripresi molti altri, ma senza dubbio il lupo e il gatto selvatico sono quelli di cui vado più orgoglioso perché più schivi».

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