episodio 13

Il ritorno della lince in Italia

La rinascita della lince nei boschi italiani: conservazione, miti e pericoli della detenzione in cattività.

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6 Febbraio 2024
16:00
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È innegabile che gatti e linci condividano una discendenza felina comune, appartenendo entrambi alla vasta famiglia dei felidi. Tuttavia, dietro a questa similitudine si cela un abisso di differenze che vanno al di là delle apparenze. Mentre il gatto domestico è diventato un compagno fidato dell'uomo nel corso dei secoli, la lince mantiene la sua natura selvatica, conservando tutti i suoi "superpoteri" evolutivi.

La famiglia dei felidi

La famiglia dei felidi è suddivisa in due sottofamiglie: i panterini e i felini. In quest'ultima troviamo sia il gatto domestico che la maestosa lince. Sebbene entrambi facciano parte di questa famiglia, le loro strade evolutive si sono separate in modi sorprendenti. Nel vasto mondo felino, la lince eurasiatica (Lynx lynx) emerge come una delle quattro specie di linci presenti. Con un peso di 30 kg, un'altezza alla spalla di 76 cm e la capacità di saltare fino a 3 m in altezza e 4 m in lunghezza, la lince eurasiatica sfida la percezione comune delle dimensioni di un felino selvatico. Da notare che queste sono le dimensioni massime della specie, equiparabili a quelle di un Golden Retriever.

Le caratteristiche della lince

Nel vasto panorama della fauna europea, la lince emerge come uno dei mammiferi più rari e affascinanti. Se non avete ancora avuto l'opportunità di ammirarlo, noterete subito il suo muso adornato da lunghi peli noti come "favoriti". Le orecchie triangolari, coronate da caratteristici "pennacchi" neri, sono un dettaglio distintivo, ma è nella sofisticata tecnologia biologica di questa creatura che risiede il suo vero potere.

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Le orecchie della lince sono dotate di ben 20 muscoli, conferendo loro una precisione di movimento straordinaria. Questa struttura insolita, insieme ai peli favoriti del muso, crea una sorta di antenna parabolica naturale. Questo sofisticato sistema permette alle linci di captare suoni con una precisione da radar, localizzando le prede con incredibile efficacia. La loro capacità di percepire suoni nell'intervallo tra 65 e 70 kilohertz, quattro volte superiore a quella umana, aggiunge un elemento di sorprendente acume sensoriale al loro arsenale di caccia.

Le linci non sono solo predatori astuti, ma anche creature territoriali che agiscono in modo aggressivo nei confronti di specie indesiderate, come volpi e martore anche quando non necessitano di alimentarsi. Questo comportamento, noto come "overkill", mira a consolidare la loro posizione di regine indiscusse sul territorio. Anche se non sempre attaccano direttamente, escludono sistematicamente queste specie dall'area in cui intendono cacciare.

Superstizioni e leggende sulla lince

L'immagine della lince è stata avvolta da un velo di mistero e superstizione nel corso dei secoli, tanto da essere erroneamente ritenuta presente in luoghi in cui non ha mai messo piede. Un nome che le è stato attribuito nel Medioevo è "lupo cerviero", una denominazione che affonda le radici nei famosi bestiari, antichi libri contenenti descrizioni di creature reali e immaginarie.

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Nomencalture confuse
La confusione nella denominazione della lince è evidente nei bestiari e oltre. La lince è stata chiamata in vari modi, tra cui il termine "lonza" menzionato da Dante nella Divina Commedia. L'uso di questa parola potrebbe effettivamente riferirsi alla lince, aggiungendo un elemento simbolico o metaforico alla sua figura.

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Indipendentemente dal nome attribuitole, la lince è stata oggetto di molte leggende. Da essere considerata un lupo capace di nutrirsi di cervelli umani a poter trasformare la propria urina in una pietra preziosa chiamata "lincurio", le credenze popolari hanno creato una figura di ferocia e terrore attorno a questo affascinante felino.

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Tra l'Ottocento e il Novecento, la lince ha subito una drammatica scomparsa, alimentata anche dalla paura irrazionale alimentata dalle leggende. La cultura di massa, spesso in balìa di paure ingiustificate, ha contribuito all'indiscriminata persecuzione di questa specie.

Perché si dice "occhio di lince?

L'espressione "occhio di lince" potrebbe sorprendere, considerando che la lince non vede meglio dell'uomo. Tuttavia, bisogna considerare due abilità oculari fondamentali: l'acutezza visiva e la sensibilità al movimento. Sebbene la lince possa vedere meno dettagli rispetto a noi, la sua straordinaria sensibilità al movimento la rende una predatrice notturna impeccabile. La sua capacità di cogliere anche il minimo movimento, pur non vedendo in 4K, la rende maestra del suo ambiente notturno, pronta a restare tranquilla o attaccare in un istante.

Mentre la sua figura è stata oscurata da leggende spaventose, è fondamentale considerare la verità scientifica dietro questa affascinante creatura, al di là dei timori immotivati che ne hanno condizionato il destino nel corso della storia.

La lince in Italia

Nonostante la caccia nell'800 la lince è ancora presente nel nostro paese anche se avvistarla è un'impresa praticamente impossibile, a meno che non siate uno di quei fotografi naturalisti disposti a passare ore ad appostarsi nei boschi, armati di pazienza e determinazione.

Perché è difficile avvistare una lince

La lince è il "fantasma del bosco". Si muove con agilità e silenziosa, grazie alle zampe felpate, dense di pelliccia, che attutiscono ogni suo movimento. Sulla neve, questi peli agiscono come "ciaspole", distribuendo il peso in modo uniforme e consentendo alla lince di correre silenziosamente anche su neve profonda.

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Il mantello della lince, con una colorazione differente in base alle specie e, conseguentemente, ad una variabilità ambientale, offre una mimetizzazione perfetta. Anche a breve distanza, è incredibilmente difficile avvistarla.

Quante ce ne sono

Come possiamo sapere quanti esemplari ci sono in Italia se sono così difficili da vedere? Le fototrappole in Friuli, Val d'Aosta e Trentino, insieme ai tracciamenti dei progetti di conservazione, ci forniscono informazioni cruciali. La collaborazione tra il progetto europeo "Life Lynx" e il "Progetto Lince Italia", con il sostegno di WWF e delle comunità locali, rappresenta un esempio straordinario di gestione della conservazione della fauna selvatica.

Nonostante gli sforzi, il risultato attuale è di pochi esemplari di lince eurasiatica in Italia. Paesi come Svizzera, Slovenia, Croazia e Romania, avviando programmi di gestione 50 anni fa, stanno ora raccogliendo enormi successi. L'Italia ha tentato una reintroduzione negli anni '80 nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, ma senza successo.

La reintroduzione delle linci in Italia è un processo complesso che va oltre la semplice astensione dalla caccia. Molti si chiedono cosa significhi davvero reintrodurre un animale in un territorio e come garantire la sua sicurezza e riproduzione. Dietro le date e i numeri ci sono variabili significative da considerare, che spesso vengono trascurate nelle spiegazioni dei progetti. Il grande evento del 2023 in Italia è stato il rilascio di 5 linci euroasiatiche in Friuli Venezia Giulia. Dopo anni di sforzi, si apre un nuovo capitolo per la lince nel paese. L'obiettivo è un intenso monitoraggio con l'uso di collari GPS, fototrappole e raccolta di campioni genetici. Questi sforzi mirano a far crescere numericamente la popolazione italiana di linci da 5 a potenzialmente 10 individui e a preservarne la diversità genetica.

Linci selvatiche e l'importanza di mantenere la distanza

Dopo aver esplorato la vita delle linci nelle aree di reintroduzione, torniamo al tema della loro "cattività". In alcuni Stati Americani, non esiste una legge che impedisca alle persone di tenere questi magnifici felini nelle proprie case. Tuttavia, come ben sappiamo, la legalità non sempre coincide con la saggezza. È fondamentale comprendere che questi individui detenuti in cattività, non provengono da allevamenti ma sono recuperate direttamente dall'ambiente, spesso a causa di difficoltà o perché alla ricerca di "cibo facile". Ad abituarli alla dipendenza dalle nostre comodità, rischiamo di compromettere le loro abilità di sopravvivenza in condizioni più ostili, quelle stesse abilità che caratterizzano i loro "superpoteri".

È cruciale educarci al concetto di "rispetto del limite", anziché cercare di dominare o controllare questi animali nel pretesto di avvicinarci alla natura. L'interazione con l'uomo è un comportamento innaturale per gli animali selvatici e può rappresentare una minaccia per la loro sopravvivenza. Il "rispetto del limite" implica la consapevolezza che l'interazione umana non fa parte del loro repertorio comportamentale naturale.

Le linci, non essendo animali domestici, mancano delle qualità che renderebbero possibile una convivenza tranquilla e affettuosa come con gli animali domestici tradizionali. Le interazioni con le linci possono essere imprevedibili, e gli attacchi, sebbene rari, possono risultare fatali, specialmente per chi non è addestrato a interagire con loro.

Mantenere il loro spirito selvaggio, e potenzialmente pericoloso, è vitale. Anche se può sembrare controintuitivo, è il comportamento più sicuro per entrambe le specie coinvolte. Qualsiasi tentativo di trasformare queste creature selvagge in animali domestici minaccerebbe il lavoro di conservazione svolto fino a ora, mettendo in pericolo l'equilibrio delicato che stiamo cercando di ripristinare.

Sono una ragazza che dopo qualche anno di veterinaria ha scoperto la sua passione: lo studio del comportamento degli animali, incluso l'uomo, in un'ottica comparata. Questa scienza, ancora sconosciuta, si chiama "Etologia" e mi aiuta a non smettere mai di conoscere cose sulla natura, sugli animali, su di noi e sulla nostra storia.
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