riccio rivoli

«Ci ha chiamato la madre di una ragazza ancora sotto choc che aveva assistito alla scena di un gruppo di giovani che prendevano a calci un riccio, passandoselo come fosse un pallone», racconta a Kodami Giovanna Di Carlo, del Centro Recupero Ricci "La Ninna".

Proprio lei, in qualità di responsabile emergenze, ha preso la chiamata e ricevuto la prima segnalazione di un fenomeno preoccupante che si sta diffondendo nella provincia di Torino: giovani che usano gli animali come oggetti, calciandoli fino a provocarne la morte per pubblicare sui social foto e video del gesto criminale.

Si tratta di immagini che Kodami ha scelto di non pubblicare perché nulla aggiungono rispetto a quanto scritto e per non mostrare atti di violenza e sopruso nei confronti di qualsiasi essere vivente.

Azioni degne dei protagonisti di "Arancia meccanica" e che per molti cittadini sono state compiute da baby gang locali. Per Andrea Tragaioli, sindaco del Comune torinese di Rivoli, il problema però è un alto: «Come tutti gli anni quando finisce la scuola, i ragazzi d'età compresa tra i 14 e i 18 anni vagano per la città e nei parchi pubblici fino a tarda notte compiendo questi atti inspiegabili e crudeli. Nello stesso parco pubblico in cui il riccio è stato calciato a morte è stato anche appiccato il fuoco ad alcune piante. Stiamo attenzionando il fenomeno grazie al supporto delle Forze dell'ordine».

Tragaioli è stato il primo amministratore locale a denunciare questa pratica prendendo provvedimenti: «Stiamo installando telecamere in tutta la città per la video sorveglianza e stiamo mandando agenti in borghese per i controlli nelle zone sensibili. Sono però i genitori i primi a dover esercitare un controllo maggiore sui figli e a insegnare loro il rispetto di tutte le forme di vita».

Il Primo cittadino sottolinea poi il ruolo di sentinelle ambientali svolto dai ricci europei (Erinaceus europaeus) sul territorio: «Questi animali sono importanti marcatori dello stato salute del territorio e per questo la popolazione deve essere tenuta sotto la lente d'ingrandimento delle istituzioni e rispettata da tutti i cittadini».

A mettere in pericolo questa specie autoctona oltre agli atti vandalici dei "drughi di Rivoli" è proprio l'ignoranza rispetto alla loro natura di animali selvatici: «Il riccio non tende a fuggire davanti all'essere umano, la sua reazione davanti ai predatori è l'immobilità – spiega Di Carlo del Centro recupero ricci – L'assenza di fuga e le dimensioni ridotte li rendono molto facili da catturare, una vera e propria piaga per questi selvatici che vengono tenuti in cattività, un vero e proprio maltrattamento che fa meno rumore rispetto al pestaggio, ma ugualmente deleterio per questi animali».