Il rinoceronte Oz durante la TAC all’Ospedale veterinario di Pretoria (credits:@Careforwild)
in foto: Il rinoceronte Oz durante la TAC all’Ospedale veterinario di Pretoria (credits:@Careforwild)

Uno strano gonfiore al volto aveva allarmato i guardiani che ogni giorno si occupano di lui al Care for wild,  il più grande santuario di rinoceronti orfani al mondo. Così, dopo una serie di consulti Oz, un bel rinoceronte di una tonnellata circa di peso, è stato trasportato all'Onderstepoort Veterinary Academic Hospital di Pretoria, unico ospedale veterinario del Sudafrica dove specialisti veterinari di diverse discipline esercitano sotto lo stesso tetto. Ed è proprio qui, in una sala super attrezzata con moderne tecnologie che arrivano fino alla scintografia, che Oz è diventato una piccola star: il primo rinoceronte del Sudafrica sottoposto ad una TAC.

Il primo rinoceronte adulto del Sudafrica sottoposto ad una TAC

«La scansione – racconta la sudafricana Petronel Nieuwoudt, fondatrice e CEO di Care for Wild Rhino Sanctuary – ha rivelato un ascesso della radice del dente. Un intervento durato una ventina di minuti, durante il quale Oz è rimasto addormentato e quindi senza spaventarsi assolutamente».

In tanti come si vede nelle foto, a prendersi cura di lui: «La necessità di un approfondimento è stata decisa dopo un consulto tra il veterinario della fauna selvatica Jacques O'Dell e Gerhard Steenkamp, ​​lo specialista in odontoiatria veterinaria e chirurgo maxillo-facciale presso la Facoltà di Scienze Veterinarie, con il supporto di Louis van Wyk di Wild Life Vets  – racconta ancora la fondatrice del santuario – Una volta presa la decisione Oz è stato trasportato all'Onderstepoort Veterinary Academic Hospital (OVAH) per ulteriori indagini. Ed è stato proprio all’ospedale veterinario di Pretoria che è stato sottoposto ad un TAC con un macchinario identico a quelli usati per gli esseri umani».

Un ascesso al dente la causa del rigonfiamento

Il rigonfiamento al volto del rinoceronte è stato così spiegato come un ascesso ad un dente. «Gli è stato somministrato il trattamento appropriato ed ora è in via di guarigione – spiega Petronel che ha fondato il Care For Wild nel 2012 e dal 2014 ha cominciato ad accogliere cuccioli di rinoceronte orfani dal Kruger National Park – Molte persone ci chiedono di Oz dopo la sua TAC di martedì. Siamo felici di riferire che si sta riprendendo molto bene e che è già tornato a giocare con il compagni».

Il Care for Wild, nascosto a tutti per sfuggire ai bracconieri

Nato dall’amore della sua fondatrice, Petronel Nieuwoudt, per gli animali selvatici, il Care for Wild si occupa di salvare, riabilitare e rimettere in natura i rinoceronti, nel tentativo di contrastare la piaga del bracconaggio, particolarmente feroce in Sudafrica, collaborando attivamente con la comunità locale nel tentativo di fornire un’alternativa alla disoccupazione che, in questo paese, raggiunge livelli altissimi. «Lo sviluppo delle migliori pratiche nel salvataggio, nella riabilitazione e nel rewilding dei rinoceronti ha portato Care for Wild Rhino Sanctuary a diventare il Centro di eccellenza per i rinoceronti.

A partire dal 2020, abbiamo salvato più di 80 rinoceronti», spiega Petronel che però non vuole dare maggiori dettagli su quanti rinoceronti si trovano ora nel centro di recupero, né di quanti ne sono stati curati e liberati finora proprio per evitare di fornire informazioni preziose ai bracconieri. «La missione di Care for Wild è sempre stata quella di rianimare e liberare i rinoceronti orfani sotto con l'obiettivo di garantire il futuro della specie. Il successo di questo processo si basa sulla garanzia che l'ecosistema in cui vengono rilasciati sia sano e protetto. La riserva su cui è costruito il santuario non potrebbe essere più perfetta per questo scopo». L’area della riserva non a caso si estende in un territorio sudafricano dichiarato patrimonio Unesco proprio per la ricca biodiversità.

Anche gli elicotteri per individuare gli orfani feriti

L’obiettivo finale di tutto ciò che accade nel santuario sudafricano è riportare alla libertà e alla natura i rinoceronti. Vittime del bracconaggio arrivano al centro orfani, feriti, impauriti anzi a volte terrorizzati dalla presenza umana. Il percorso per riportarli alla salute e alla fiducia, può essere anche molto lungo e complicato. «Una volta identificato e segnalato l’incidente in cui è coinvolto un giovane rinoceronte, la sala operativa dispiegherà un elicottero accompagnato dal veterinario e una squadra, mentre l‘unità antibracconaggio proseguirà con le indagini e l'arresto dei bracconieri, un elicottero cercherà il piccolo, spesso accompagnato da veicoli di supporto a terra. Una volta individuato, il veterinario scatterà e lo immobilizzerà per trasportarlo in sicurezza in elicottero o su strada fino a Care for Wild Rhino Sanctuary», sottolinea Petronel. «All’arrivo al Santuario viene immediatamente ricoverato in terapia intensiva per il triage e la valutazione. Qui inizia la lunga strada della guarigione e della riabilitazione»

Anche tre o quattro anni per una riabilitazione definitiva

II ritorno di Oz al Care For Wild Sanctuary in Sudafrica (credits:@Careforwild)
in foto: II ritorno di Oz al Care For Wild Sanctuary in Sudafrica (credits:@Careforwild)

Proprio come Oz, rimasto orfano a causa dei bracconieri nel 2015, salvato e portato a Care for Wild per la riabilitazione, molti suoi compagni di sventura seguono lo stesso percorso. «Ci possono volere anche tre o quatto anni per una riabilitazione definitiva. I cuccioli di rinoceronte bevono il latte delle loro mamme fino a circa 16 mesi, consumando circa 16 litri di latte al giorno. Il nostro team segue questo programma, alimentando i cuccioli molto giovani ogni due ore durante il giorno e la notte fino a quando non sono abbastanza grandi da iniziare a mangiare cibi solidi, a quel punto aumenteremo il tempo tra i pasti. Quando sono pronti, vengono inserito in piccoli gruppi, una fase fondamentale della riabilitazione perché sviluppa il loro comportamento sociale. Poi i caregiver li introdurranno lentamente nell'ambiente in cui un giorno verranno rilasciati. Monitoraggio intensivo, esperienza e conoscenza della specie sono di fondamentale importanza quando si introducono gli orfani in un nuovo ambiente dove troveranno cibo naturale e fonti d'acqua, nonché nuovi suoni, odori e persino altre specie animali».

Obiettivo finale: riportarli a vivere liberi, nel loro habitat

«Al termine di un’accurata riabilitazione, i rinoceronti entrano in un programma di rewilding che li reintroduce nel loro habitat naturale. Vengono rilasciati in una zona di protezione intensiva di 350 ettari dove continuano ad essere protetti e monitorati, registrando osservazioni comportamentali e di salute e dinamiche di gruppo. Attualmente l’area di rilascio protetta si estende per quasi 1850 ettari. Ma l’obiettivo è arrivare a 3500 ettari e ad un’area protetta finale di oltre 23 mila ettari».

Immagine di copertina: Il rinoceronte Oz durante la TAC all'Ospedale veterinario di Pretoria (credits:@Careforwild)