Sempre più case di moda stanno rinunciando al confezionamento dei capi con pelliccia. Ultimo della lista è stato Oscar de la Renta ma un giorno, forse non troppo lontano, la produzione di abiti fatti con peli di animale potrebbe avere un futuro senza che nemmeno un essere vivente sia toccato. Sembra una frase assurda? Beh, bisogna ricordarsi che siamo nel XXI Secolo e la scienza è andata decisamente avanti insieme alla tecnologia, tanto che ora è possibile coltivare peli in laboratorio.

Il precedente è quanto già realizzato da un team multidisciplinare guidato dalla professoressa Sue Gibbs della Libera Università di Amsterdam che ha coltivato follicoli piliferi umani in laboratorio. La stessa scienziata e la sua equipe hanno ulteriormente sviluppato questo processo per consentire la crescita di pellame di origine animale e i risultati sono già stati replicati con successo in vitro.

Sono diversi in realtà gruppi di ricerca in tutto il mondo che stanno lavorando a un'alternativa basata su cellule dal laboratorio e ancora non è certa la data in cui ci si può aspettare una soluzione pronta per il mercato. Ciò che già sembra evidente, però, è che la tecnologia che viene utilizzata è considerata nella produzione finale anche migliore rispetto al pelo dell'animale in vita e anche più scalabile, considerando che  elimina la necessità del processo convenzionale di concia e tintura perché queste caratteristiche possono essere ingegnerizzate a livello cellulare. Questo rende le pellicce di laboratorio anche più rispettose dell'ambiente e comporta automaticamente che l'allevamento di animali da pelliccia non solo diventi obsoleto, ma elimini definitivamente il lato inquinante di questo tipo di lavorazioni che incidono sull'ambiente con un elevato consumo di acqua e contaminanti.

Stop alle pellicce: la petizione #FurFreeBritain firmata anche dai grandi stilisti di moda