Immaginate di poter riportare in vita degli animali dall'oblio dell'estinzione, come il famosissimo dodo, l'uccello non capace di volare dell'isola di Mauritius. Ebbene, gli enormi progressi dell'ingegneria genetica e dell'embriogenesi parlano chiaro: in un futuro prossimo sarà possibile invertire il processo di estinzione degli esseri viventi. Tra questi, uno dei primi candidati per la de-estinzione è proprio il dodo.

L'argomento è stato recentemente trattato dalla dottoressa Beth Shapiro dell'Università della California, nel suo intervento durante la conferenza online "Can we bring animals back from extinction?" organizzato dalla Royal Society.

Come riportare in vita il dodo

Questa scena in un futuro prossimo potrebbe diventare realtà
in foto: Questa scena in un futuro prossimo potrebbe diventare realtà

Per portare a termine un processo di de-estinzione coi fiocchi, il primo requisito fondamentale è un genoma in ottimo stato di conservazione. Un genoma è in pratica tutta la sequenza di DNA contenuta in ogni cellula di un organismo, il "libretto di istruzioni" degli esseri viventi.

Eliche di DNA. Queste macromolecole organiche contengono le istruzioni per forma, funzione e comportamento delle cellule
in foto: Eliche di DNA. Queste macromolecole organiche contengono le istruzioni per forma, funzione e comportamento delle cellule

Più il materiale genetico è in buono stato di conservazione, più il processo di rinascita sarà facile. Purtroppo però la naturale degradazione degli acidi nucleici nel corso del tempo produce dei "buchi" nel DNA che complicano di molto le cose. Per "colmarli" è necessario prendere spunto da specie simili ancora in vita, che magari condividono le stesse sequenze geniche.

È proprio per questo motivo che il dodo è tra i primi della lista nei possibili concorrenti alla prima de-estinzione: essendosi estinto nel corso del XVII secolo, è stato possibile recuperare il suo DNA da reperti museali. Sebbene oggi non siano rimaste cellule di dodo intatte, gli scienziati hanno infatti recuperato frammenti di DNA di dodo da un campione conservato presso l'Università di Oxford. Inoltre la sua parentela stretta con piccioni ed altre specie tuttora viventi permette di avere degli ottimi candidati per completare le informazioni mancanti.

I dodo in vita dovevano più o meno apparire così
in foto: I dodo in vita dovevano più o meno apparire così

Il dodo (Raphus cucullatus) è uno degli animali estinti più famosi e iconici. Era un uccello inabile al volo endemico delle isole Mauritius che conosciamo soprattutto grazie ai diari e alle descrizioni effettuate da marinai ed esploratori che lo hanno visto coi propri occhi in vita. Purtroppo le stesse persone ne hanno decretato la fine, nella seconda metà del XVII secolo. Il dodo era infatti incapace di volare a causa del suo adattamento insulare, un habitat privo di predatori naturali, almeno fino all'arrivo dell'uomo e dei suoi animali domestici.

Cani e gatti rappresentavano un vero flagello per il dodo e i suoi pulcini, mentre suini e roditori riuscivano a saccheggiare con estrema facilità le sue uova. I maiali, le capre e altri animali erbivori, arrivati sempre via mare grazie all'uomo, entrarono anche in competizione alimentare con i dodo per la frutta, i semi e le altre risorse alimentari. L'arrivo di tutte queste specie alloctone fu la causa principale del declino dei dodo che, insieme alla deforestazione e alla caccia, ne decretò rapidamente l'estinzione.

Poche settimane fa un team internazionale di scienziati danesi e statunitensi, capitanato proprio dalla dottoressa Shapiro, ha annunciato di aver completato il sequenziamento del genoma dell'uccello: il primo step è quindi concluso.

I prossimi passi per riportare in vita il Do

Immaginate i grandi ostacoli "meccanici" di una mamma di piccione che deve deporre un uovo di dodo
in foto: Immaginate i grandi ostacoli "meccanici" di una mamma di piccione che deve deporre un uovo di dodo

Ma sono ancora molti gli ostacoli da superare. I prossimi passi saranno quelli di impiantare il genoma in una cellula uovo ospite di una specie affine, permettendole di svilupparsi in un uovo pronto per essere covato. «Il modo in cui possiamo farlo è tramite la clonazione, lo stesso approccio utilizzato per creare la pecora Dolly ma non sappiamo come farlo con gli uccelli a causa della complessità dei loro percorsi riproduttivi» ha affermato la dottoressa Shapiro nel corso della conferenza online, che tuttavia è rimasta ottimista «Ho pochi dubbi sul fatto che ci arriveremo, ma è un ulteriore ostacolo per gli uccelli che non abbiamo per i mammiferi»

Anche le dimensioni dell'uovo possono rappresentare un problema: immaginate di dover far deporre un enorme uovo di dodo ad un piccione