Un cammino sulle orme di San Francesco, da Assisi fino a Roma, per portare davanti al Papa la questione animale e chiedergli di prendere su di essa una posizione precisa e coerente. È questo l’obiettivo fondamentale del “Cammino per gli Animali”, che l'istruttore cinofilo Angelo Vaira ha intrapreso da solo nel 2018, per poi trasformarlo in un appuntamento fisso per tutti gli amanti degli animali.

«Il Cammino nasce per diversi motivi, ma lo scopo principale è quello di camminare simbolicamente per i diritti degli animali e chiedere al Papa di prendere una posizione più chiara sulla questione. Perché ancora non c’è» spiega Vaira a Kodami. «Nel Sinodo dedicato all’Amazzonia, lui parla delle popolazioni indigene che vengono sfrattate a causa della deforestazione. Ma la principale causa delle deforestazione, non dobbiamo dimenticarcelo, è ricavare spazio per il foraggio da dare in pasto agli animali che noi mangiamo. Allora dire "poveri indigeni" ma continuare a ignorare che se proseguiamo a mangiare carne queste persone continueranno a essere sfrattate, non mi sembra abbia una logica».

Un’ incoerenza difficile da accettare per chi ha da sempre come missione quella di «ricondurre l’essere umano a se stesso attraverso la relazione con gli animali».

«Molte persone mi chiedono “ma perché vai dal Papa a lui degli animali non interessa niente”. Io non lo so onestamente che cosa pensi davvero Bergoglio, ma è esattamente per questo che voglio parlare con lui. Del resto è il maggior influencer della Terra, condiziona il pensiero di milioni di persone in tutto il mondo. Il punto vero è che noi ci stiamo piangendo addosso per il pericolo in cui versa il nostro Pianeta, senza quasi considerare che tra le prime cause del riscaldamento globale c’è l’allevamento intensivo e la deforestazione. Insomma, molti dei danni dipendono direttamente dal modo in cui noi trattiamo gli animali».

Vaira è buddista tibetano e lungo il suo percorso di studi ha dedicato moltissimo tempo alla scoperta dell’empatia e della consapevolezza, due fattori che ha utilizzato poi nel suo approccio con gli animali e con i cani soprattutto. «I principi cardine nel mio percorso  interiore, compassione e amorevole gentilezza, mi hanno portato a imparare a leggere le emozioni sul volto degli animali, entrando in contatto con la loro gioia e con la loro sofferenza. E chiaramente tutto questo mi rende insopportabile il fatto che gli animali vengano trattati come vengono trattati. E nonostante il buddismo, essendo legato anche molto al cristianesimo, vedo come una delle prime enormi incongruenze di questo credo il mettere l’amore per le creature di Dio da parte per interessi esclusivamente economici. Per questo mi sono detto che bisogna fare qualcosa ed ecco quindi l’idea del cammino. Da bambino sognavo di andare a piedi in India con una chitarra e un cane. Poi la vita ti porta altrove e quindi non l’ho mai fatto. Assisi – Roma invece ce l’ho fatta».

E allora via anche al terzo anno. Si parte il 26 settembre e si arriva a Roma il 9 ottobre. Ci si ferma in ostelli a dormire che ognuno prenota da sé visto che non c’è un organizzazione a gestire il tutto. «Io fornisco l’itinerario, le date, gli orari e si parte. Il primo anno ho voluto farlo da solo, dal secondo invece ho detto: "Chi vuole viene con me?". L’anno scorso eravamo un centinaio, quest’anno saremo almeno il triplo, c’è un grande fermento. Naturalmente molte persone portano anche il loro cane, facendo il cammino col proprio compagno».

E quest’anno c’è anche l’hashtag #iocamminoconglianimali: chiunque, anche chi non si può unire al cammino, in quei giorni, quando va in ufficio o in giro col cane a piedi, potrà postare su Instagram e sui social l’hashtag insieme ai chilometri fatti.

«Risolvere la questione animale risolverebbe la maggior parte dei problemi che abbiamo sul nostro Pianeta. Non è possibile costruire una società umana pacifica, progettare la pace per l’umanità escludendo gli animali. Tutte le cose in questo mondo sono interdipendenti e fanno parte di sistemi complessi, non possiamo pensare all’umanità come a qualcosa di relegato a una cerchia a sé che non comunica con le altre nicchie ecologiche. Non è possibile. La frase “con tutti i problemi che ci sono, dobbiamo pensare anche a quelli degli animali” è gretta e superata perché senza prendere in considerazione quei problemi, i nostri non li risolveremo mai. Perché penseremo sempre di poter agire in un ambito circoscritto. Ma i sistemi complessi non funzionano così e noi viviamo esattamente in un sistema complesso. Bisogna prendere in considerazione il tutto».

Ma in questi anni, qualcosa è cambiato? «Qualcosa. C’è stato un aumento del numero dei vegetariani e dei vegani, in Italia si stima che siano ormai l’8 per cento; sempre più ristoranti offrono menu che non prevedono alimenti animali. Per carità, io non sono a favore delle “mode” alimentari, per me il veganesimo è una vera e propria filosofia e una scelta basata sull’amore per gli animali e per il Pianeta. Cambiare le proprie abitudini alimentari significa diventare più consapevoli di quello che si mangia. Ma ognuno deve fare come si sente, cercando di ascoltarsi un po' di più però. Inoltre sicuramente se ne parla di più: c’è una maggiore cultura “green” addirittura anche tra le multinazionali. E questo non è altro che il potere dei consumatori e delle idee contagiose. Sono queste che fanno cambiare le persone. Chiaramente siamo ancora lontani da quello che ci serve. Manca ancora tanto un’informazione corretta e i media devono fare un lavoro più coerente».

Studioso di neuroscienze, psicologia, etologia e scienze cognitive animali, Vaira è il fondatore dell’approccio Animalness e di modelli operativi che hanno rivoluzionato l’ambiente cinofilo: «Il primo insegnamento di compassione me lo ha dato mia mamma quando ero bambino. Stavo sbattendo in terra un fumetto di Topolino e mi disse “Angelo guarda che anche quello ha un cuore". E io, ho smesso e non l’ho più fatto. La mia grande passione per il mondo animale e naturale è iniziata così ed è qualcosa di fortissimo, perché non è solo una passione, ma una questione di legame».

Vaira si iscrive alla facoltà di Fisica, ma non era quello il suo cammino: «Dopo poco ho abbandonato tutto per dedicarmi totalmente agli animali, era quello il richiamo a cui non potevo dire no. Quindi ho studiato, ho fondato il metodo cognitivo relazionale con il cane che significa che il cane è una mente, è un essere pensante con una ricca vita emotiva fortemente influenzata dalla relazione che abbiamo con lui e viceversa. Il mio lavoro lavoro non include metodi di condizionamento, coercizione, capobranco, addestramento, perché i fondamenti sono nei concetti e nei temi come l’attaccamento, l’empatia e soprattutto i bisogni del cane, la prima fra tutte le cose di cui dovrebbe occuparsi un educatore cinofilo».

Questo tipo di approccio, però, cambia anche le persone. «Grazie al rapporto col cane vissuto in questo modo, cambia radicalmente il modo di rapportarsi a tutta la vita. Facendosi "orecchio che ascolta l’animale”, ecco che si comincia ad ascoltare anche se stessi, i familiari, gli amici, si comincia a guardare diversamente un bosco quando si va a fare una passeggiata. Quel modo diventa uno stile di vita e il cane da pet diventa un compagno insieme al quale si percorre un viaggio che trasforma tutto il nostro essere. Per questo dico sempre che la mia missione è ricondurre l’essere umano a se stesso attraverso la relazione con gli animali».

Il suo lavoro è soprattutto ricerca e studi sulle scienze cognitive animali, le neuroscienze, la psicologia, studi sulle filosofie spirituali tradizionali, meditazione: «Tengo dei corsi, ho una scuola di formazione per educatori cinofili che si chiama Thing Dog, cioè "pensa il mondo come lo penserebbe un cane", ho fondato una corrente di meditazione animali che si chiama AMA, ovvero Alleanza per la Mindfulness nella relazione con gli animali e poi c’è il Cammino. Alcuni mi conoscono come istruttore cinofilo, altri come zooantropologo o agevolatore… Ma queste sono solo parole. In questo lavoro ci metto l’anima perché penso che l’incontro con un animale non sia opera del caso. E se siamo sufficientemente maturi e aperti, attraverso la relazione con gli animali ci si schiudono orizzonti che altrimenti non potremmo esplorare. La connessione profonda con un’altro essere avviene solo attraverso il riconoscimento della nostra vera natura: spazio e gioia senza limiti».