28 Novembre 2023
15:31

I parrocchetti monaci che hanno invaso le città europee hanno sviluppato dialetti diversi

I parrocchetti monaci sono arrivati in Europa come animali da compagnia circa 50 anni fa, ma una volta fuggiti o liberati hanno poi colonizzato parchi e giardini urbani. Ora, un nuovo studio ha dimostrato che i parrocchetti che vivono in Europa hanno persino sviluppato dialetti differenti per ogni singola città colonizzata.

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Sono passati più o meno 50 anni da quando i parrocchetti monaci, pappagalli di origine sudamericana, hanno colonizzato per colpa dell'uomo numerose città in tutta Europa, Italia compresa. Fuggiti o liberati di proposito dalla cattività, questi uccelli incredibilmente intelligenti si sono infatti rapidamente adattati formando colonie riproduttive in parchi e giardini dove ora, secondo un nuovo studio recentemente pubblicato Behavioral Ecology, hanno persino sviluppato dei dialetti locali che cambiano in base al paese e alla città in cui vivono.

Utilizzando complesse e sofisticate analisi statistiche, un gruppo di ricercatori tedeschi ha registrato e confrontato tra loro i versi e le vocalizzazioni dei parrocchetti che vivono in otto città di quattro paesi europei differenti, scoprendo che questi uccelli invasivi ora "parlano"tra loro in modo unico e caratteristico in ogni città. Proprio come accade in noi esseri umani, i parrocchetti monaci in Europa hanno un sistema tipico di comunicazione in base a dove vivono, dei veri e propri dialetti locali che testimoniano le incredibili capacità cognitive e sociali di questi colorati pappagalli.

Le differenze geografiche nelle vocalizzazioni sono infatti una forte prova della presenza di cultura anche tra gli altri animali, poiché i dialetti cambiano e vengono tramandati di generazione in generazione tramite imitazione, apprendimento e trasmissione sociale. Dialetti tramandati culturalmente sono però stati studiati soprattutto tra i passeriformi – gli uccelli canori per eccellenza – e quasi sempre in contesti naturali dove gli animali era presenti da centinaia o spesso migliaia di anni, tempi molto lunghi e che quindi più facilmente possono far emergere differenze regionali nelle vocalizzazioni.

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Le città europee studiate da ricercatori. Immagine da Smeele et al., 2023

I parrocchetti monaci (Myiopsitta monachus) presenti in Europa, invece, sono arrivati per la prima volta poche decine di anni fa, offrendo quindi ai ricercatori un'opportunità quasi unica per studiare come si evolve la comunicazione in una specie diversa dalla nostra, partendo però praticamente da zero. Come tutti i pappagalli, infatti, anche i parrocchetti monaci hanno un repertorio vocale eccezionalmente flessibile e possono imitare e apprendere nuove vocalizzazione durante l'intero arco della loro vita, che può raggiungere in media anche 20-30 anni.

Per scoprire quindi se i parrocchetti in Europa avessero sviluppato dialetti differenti, o meglio richiami e vocalizzazioni che cambiano in base a dove vivono gli individui, i ricercatori hanno registrato gli uccelli in otto città tra Spagna, Belgio, Grecia e Italia, tra cui Verona, Bergamo, Pavia e Legnago. Analizzando e confrontando poi queste registrazioni, hanno scoperto che i pappagalli avevano dialetti diversi in ognuna delle città studiate. Le differenze – impercettibili all'orecchio umano – erano principalmente nella struttura e nella frequenza delle singole vocalizzazioni.

Gli scienziati hanno anche provato a confrontare le vocalizzazioni dei singoli parchi (e quindi delle singole colonie) all'interno della stessa città, non trovando però differenze sostanziali, come è emerso invece confrontando città differenti. Tutti questi risultati, insieme, permettono quindi di effettuare diverse interessanti considerazioni. Innanzitutto, i dialetti dei parrocchetti europei si sono sviluppati molto presto, sin da quando gli uccelli hanno cominciato a invadere le città europee, rimanendo poi più o meno costanti e inalterati fino a oggi.

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Arrivati in Europa come animali da compagnia, i parrocchetti hanno invaso molte città, dove hanno sviluppato anche dialetti locali

Su come invece i singoli dialetti si siano sviluppati, ci sono diverse ipotesi. Quella ritenuta più probabile dai ricercatori segue un modello di tipo passivo: in sostanza, gli uccelli di ogni città hanno cominciato a imitare le vocalizzazioni dei propri simili, commettendo però nel tempo piccoli errori di "trascrizione". Questi errori si sono poi accumulati lentamente col passare degli anni portando in fine ai diversi dialetti divergenti di ogni singola città. Tuttavia, gli stessi autori non escludono l'ipotesi legata invece a un processo più attivo e che coinvolge la comunicazione e le abitudini sociali di questi uccelli.

Il parrocchetto monaco è una specie altamente sociale, che vive e nidifica in grosse colonie che contano anche centinaia o migliaia di individui. Gli uccelli comunicano e si riconoscono tra loro anche attraverso le vocalizzazioni, per cui è possibile che dialetti e altre differenze locali nella comunicazione vocale – proprio come "slang" e costumi tipicamente umani – si sviluppino attivamente tra gli individui come una forma di riconoscimento o attestazione di appartenenza allo stesso gruppo sociale.

In futuro, infatti, lo stesso team intende scoprire come i singoli individui imparano gli uni dagli altri e se gruppi più piccoli all'interno della stessa colonia mostrano differenze legate magari al nucleo familiare di appartenenza. Ciò che però emerge già in maniera lampante è che questa specie invasiva di pappagallo, così adattabile e intelligente, dimostra ancora una volta che la comunicazione complessa è collegata spesso all'altrettanto complessa e intricata vita sociale degli animali tutti, umani e non che siano.

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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