Per le specie animali altamente sociali i legami familiari, le amicizie e le alleanze sono indispensabili tanto quanto lo sono l'habitat, il cibo o l'acqua. Negli elefanti, negli scimpanzé o nelle iene la perdita della propria madre, per esempio, può minacciare non solo la sopravvivenza dei piccoli ma può addirittura avere effetti a lungo termine sull'intera popolazione. Per riuscire quindi ad affrontare il lutto, condizione che sta emergendo in sempre più specie, il supporto emotivo e sociale può davvero fare la differenza.

È quanto emerge da un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Communications Biology, in cui i ricercatori hanno dimostrato che il sostegno sociale dei membri del branco può aiutare i giovani elefanti africani rimasti orfani a ridurre i livelli di stress e a riprendersi dalla grave perdita.

Negli ultimi decenni, gli elefanti africani di savana (Loxodonta africana) hanno subito un calo della popolazione notevole, soprattutto a causa dell'aumento del bracconaggio e della siccità, accentuata dalla grave emergenza climatica globale. Anche il numero dei cuccioli e degli adolescenti rimasti orfani è perciò aumentato in maniere notevole e tutto ciò può impattare negativamente anche sulla crescita della popolazione lungo termine.

Gli elefanti africani sono infatti animali longevi e che vivono in complesse società di tipo matriarcale, dove le cure parentali sono molto prolungate (un piccolo impiega circa 20 anni per diventare adulto) e l'esperienza degli individui anziani, assieme ai legami sociali, sono perciò fondamentali per la sopravvivenza dell'intero gruppo. Nei primi 10 anni di vita, i giovani dipendono completamente dalla loro madre per cui i ricercatori, per comprendere in che modo gli orfani affrontano questa grave perdita, hanno studiato i loro livelli di stress.

Gli studiosi della Colorado State University, dello Smithsonian Conservative Biology Institute e del programma Save The Elephants in Kenya, hanno seguito diversi branchi in cui erano presenti orfani per circa un anno, prestando particolare attenzione al momento in cui defecavano. Per saperne di più sui loro livelli di stress, infatti, hanno analizzato i livelli ormonali dei glucocorticoidi presenti nelle feci, un sistema abbastanza collaudato e già utilizzato anche per altre specie. Nella classe dei glucocorticoidi, infatti, è presente anche l'ormone dello stress per eccellenza: il cortisolo.

I campioni analizzati provenivano da 25 orfani di età compresa tra 7 e 21 anni e da 12 elefanti che invece vivevano ancora con le loro madri. Tra quelli orfani, inoltre, in cinque avevano lasciato la famiglia in cui erano nati e si erano uniti a un altro gruppo subito dopo aver perso la madre. Confrontato le analisi, un po' a sorpresa, dai risultati è emerso che in generale non vi erano differenze significative nei livelli di stress tra gli elefanti orfani e non, anche se quelli senza madre hanno minori possibilità di sopravvivere rispetto agli altri.

Tuttavia, gli scienziati hanno scoperto una certa variabilità individuale piuttosto interessante: hanno notato, per esempio, che i giovani che avevano stabilito nuovi legami di amicizia con individui della stessa età avevano livelli di glucocorticoidi significativamente più bassi rispetto a quelli che ricevevano scarso supporto sociale. Hanno anche scoperto che i giovani orfani che vivevano in gruppi più grandi avevano livelli di GCM altrettanto bassi.

Gli orfani tendono ad interagire molto meno con le femmine adulte, mentre al contrario instaurano legami più forti con i maschi e i coetanei. L'aumento di questi legami sociali, quindi, secondo i ricercatori è correlato proprio con la riduzione dello stress e potrebbe quindi aiutare i piccoli ad affrontare la perdita della madre. Occorreranno ulteriori studi per approfondire questi risultati, ma secondo gli autori la presenza dei compagni della stessa età e le relazioni familiari forti sono fondamentali per tamponare la perdita della propria madre.

Misurare inoltre le risposte fisiologiche degli individui ai cambiamenti nel loro network sociale, ci aiuterà a comprendere sempre meglio il ruolo della socialità e ad individuare strategie di conservazione mirate e più efficaci. Gli elefanti africani di savana, assieme ai loro cugini di foresta e asiatici, sono in costante calo numerico e dal 2021 la IUCN li ha sposati nella categoria "In pericolo" nella sua Lista Rossa delle specie minacciate.