A cura di Sonia Campa
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Consulente per la relazione uomo-gatto

La musica non è certo una delle prime cose che vengono in mente quando si parla di arricchimento sensoriale per il gatto domestico, anche se probabilmente qualcuno ha l’effettiva l’abitudine di lasciare la radio accesa in sottofondo quando il proprio beniamino resta a casa da solo.

Eppure, per quanto peregrina possa sembrare l’idea, pare che la musica possa davvero essere gradita ai gatti, anche se con dei distinguo particolari. Ci sono almeno due studi che lo avrebbero provato.

Che tipo di musica piace ai gatti?

Lo studio che ha aperto questa nuova area della ricerca, almeno in riferimento ai mici, risale al 2015 ed è stato pubblicato su Applied Animal Behaviour Science. I ricercatori hanno voluto testare l’ipotesi che gli animali – i gatti in particolare – fossero particolarmente sensibili non a qualunque genere di musica ma ad un genere che fosse in qualche modo relativo alla specie di appartenenza. Come dire che ai gatti, più che piacere la musica di Beethoven o di Bob Dylan, piace la musica “da gatti”.

Così i ricercatori hanno creato una musica “specie-specifica”, cioè che ricalcasse le caratteristiche sonore della fusa in termini di battiti e di tonalità e hanno trovato riscontro di quel che sospettavano.

Misurando il grado di interesse dei gatti attraverso l’orientamento delle orecchie verso il suono, la quantità di fusa e di marcature, hanno scoperto che questa musica “felina” produceva un interesse maggiore rispetto a quella umana, con picchi di interesse negli animali giovani o anziani.

La musica riduce lo stress nei gatti, ma non una qualunque

Un risultato simile è stato ottenuto nel 2020 ad opera di uno studio di un gruppo di ricercatori statunitensi che è riuscito a misurare addirittura una riduzione dello stress nei gatti che prima o durante una visita veterinaria poteva ascoltare un certo tipo di musica. Non solo: i gatti che ascoltavano musica ad hoc erano anche più collaborativi e disponibili nel farsi visitare. Gli stessi risultati non si sono ottenuti, invece, facendo ascoltare loro musica classica oppure non facendo ascoltare niente.

Tutti a comprare musica per gatti, allora? Non esattamente. Una delle cose che vengono sottolineate molto dai ricercatori è che la musica deve essere specie-specifica: non è sufficiente un buon pianoforte e una bella melodia rilassante per indurre uno stato di benessere ma serve una particolare combinazione di suoni, di note e tonalità (al nostro occhio potrebbero persino risultare cacofonico) che, in qualche modo, risuonino nel repertorio mentale dei gatti come suoni primitivi e dai significati innati.