Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ
cani bambini

Occuparsi di un cane e di un bambino è un impegno indubbiamente oneroso per una famiglia. Gli sforzi e le fatiche sostenute per soddisfare le esigenze specifiche dell’uno e dell’altro vengono perlopiù ripagate da una grande gioia.

Veder crescere nostra figlia o nostro figlio accanto a un animale dal grande spessore sociale come il cane appaga le più alte aspettative genitoriali da un punto di vista affettivo e pedagogico. Seguendo alcune regole di base per la prevenzione dei rischi, scopriremo i benefici della convivenza cane-bambino.

Giocare non è un obbligo

I cani, come tutti i mammiferi, nella prima fase di sviluppo utilizzano il gioco come sistema di interfaccia con il mondo. Attraverso le interazioni ludiche scoprono l’ambiente e si relazionano ad i loro simili, apprendono regole e maturano. Il gioco per il cane, un po' come per il bambino, non è una semplice evasione quanto piuttosto la bussola delle coordinate sociali. L’editoria per bambini pullula di testi dal titolo “cento giochi da fare con Fido”. Si tratta per lo più di attività basate sulla ricompensa con  il cibo o giochi (palline e corde). Seppure il gentilismo lavori solo sul rinforzo positivo e mai su quello negativo, dobbiamo essere consapevoli che nell’eseguire attività codificate  stiamo facendo interpretare al bambino il ruolo di “maestro”.

Il sistema del rinforzo positivo non esenta infatti chi lo elargisce dall’esercizio di alcune sottili forme di potere. Per questo deve essere gestito sempre in modo corretto ed adeguato. Al contrario è facile che il bambino leda il rapporto di fiducia con il cane dando involontariamente al cibo il valore di esca. Con la promessa del cibo o della pallina, il bambino potrebbe indurre forzatamente il cane ad interagire. Lo può irritare ingaggiandolo in situazioni e tempistiche sbagliate.

Percorrendo questa strada la relazione potrebbe entrare in un terreno scivoloso dove il bambino potrebbe mettere in atto comportamenti egocentrici ed il cane assumere atteggiamenti competitivo-possessivi. Senza dimenticare che le richieste di ingaggio ludico non regolamentate e sempre corrisposte dal cane possono innescare una deriva di iperattività in entrambi.

Educazione alla calma

L’elemento pratico su cui puntare nel processo di crescita in comune è indubbiamente quello del rispetto di tempi e spazi di riposo del cane. Il bambino dovrà subito capire bene che il cane non è un oggetto sempre nelle sue disponibilità. Il nostro cane è un essere senziente che come tale ha dei cicli di attivazione/risposo e va rispettato quando si trova sulla sua cuccia o in un luogo di privacy. Il cane soprattutto quando adulto rappresenta un argine concreto alle attivazioni turbolente dei bambini.

La sua presenza in casa li rende maggiormente capaci di rappresentare se stessi all’interno dello spazio, accelerando la consapevolezza dell’elemento prossemico nella comunicazione con l’altro. Tale apprendimento a volte può avvenire anche in maniera rude. Il cane, proprio perché non giudica e non ritiene il bambino un essere da venerare, come si tende a fare nella società di oggi, non ci pensa due volte a dare stop chiari e assertivi alle invadenze del bambino. Evitare di tutelarlo eccessivamente e di proteggerlo troppo, quando viene rimproverato dal cane in modo corretto, è importante al fine di creare un contenimento agli atteggiamenti turbolenti e sopra le righe ai quali spesso assistiamo in contesti domestici dove i bambini la fanno da padrone.

Attivazione delle responsabilità

Quando il bambino vive in casa con un cane gode quotidianamente di una prospettiva privilegiata di osservazione dei comportamenti di cura. Quelli che verosimilmente i genitori eserciteranno nei confronti del cane. E’ chiaro che il bambino è l’oggetto privilegiato del più ampio ventaglio di cure parentali ma poterle osservare agite verso un altro essere crea quel meccanismo proficuo di decentramento attraverso il quale è più facile prendere coscienza di ciò che si sta vivendo.

I bambini, soprattutto a partire dai sei anni, attraversano una fase sensibile in cui tendono ad imitare e riportare sui più piccoli e gli animali i comportamenti accuditivi. L’esercizio della cura accelera l’acquisizione di competenze specifiche, aumenta la consapevolezza di sé ed il proprio valore sociale. Aiutando sin da subito a preparare la pappa, a sistemare la cuccia, a riporre gli strumenti di uscita a loro posto, il bambino si sentirà capace, utile ed importante. Essere riconosciuto come referee dal cane aumenta l’autostima e facilita i meccanismi di acquisizione di competenze in termini di manualità, ordine, sequenze e rituali.

Prendendosi cura di qualcuno, il bambino attiva processi di autonomia nella cura del sé. E’ chiaro che in questo senso si deve essere molto capaci come genitori nel riconoscere i limiti di questo processo. Non si devono assolutamente bruciare le tappe. Non si devono dare responsabilità precoci ad un bambino che materialmente potrebbe non essere in grado, non tanto di eseguire alcune pratiche in assenza di imprevisti ma di far fronte quando questi si presentano. Ci riferiamo alla tentazione di anticipare troppo la responsabilizzazione del bambino nel portare fuori il cane. Evitiamo di esporlo agli imprevisti che si possono verificare anche quando il nostro cane è assolutamente capace ed affidabile.