isola gorgona

Il 25 giugno 2022 partiranno altri animali da carcere di Gorgona, l'ultima isola-carcere europea. Saranno circa gli 80 animali da reddito che potranno iniziare una nuova vita in un rifugio dopo una vita di sfruttamento.

Il carcere di Gorgona, a 34 chilometri dalla costa livornese, esiste dall'Ottocento e al suo interno risiedono persone condannati in via definitiva che scontano la fine della pena in regime di semilibertà. Gli umani però non sono gli unici ospiti: dal Dopoguerra a Gorgona sono arrivati anche gli "animali da reddito" destinati alla macellazione all'interno dell'azienda agricola gestita dai detenuti.

«Sono arrivata a Gorgona come volontaria nel 2014, e già dal primo giorno ho potuto osservare l'angoscia dei detenuti per la macellazione degli animali e anche per il loro sfruttamento – racconta a Kodami Barbara Bellettini, operatrice Iaa – I vitelli venivano fatti nascere per stimolare nella madre la produzione di latte, una volta raggiunto lo scopo venivano uccisi».

Dal 2020 però le cose sono cambiate: l'azienda agricola non ha più animali a scopo alimentare. Le capre, le mucche, i maiali e i conigli di Gorgona possono avere così una nuova vita. La maggior parte di loro è stata, o sarà, trasferita nei rifugi della Penisola, mentre una piccola parte resterà per partecipare ad attività per la rieducazione dei detenuti.

Bellettini la definisce una «piccola rivoluzione» resa possibile dall'intervento congiunto dei rappresentanti delle istituzioni ad ogni livello – dall'amministrazione comunale di Livorno fino al Ministero dell'Interno – con il supporto della Lega nazionale anti vivisezioni (Lav). Gorgona è diventata così un vero e proprio caso studio per nuovo approccio di realizzare “Interventi assistiti con gli animali” , pratica nota come Pet therapy.

Il progetto Gorgona

A dare vita il "Progetto Gorgona" è stata l'associazione Do Re Miao, in collaborazione con la Lav e l'Università di Milano-Bicocca. «Con il nostro intervento vogliamo valorizzare la presenza animale dell'isola, e attraverso questa realizzare pienamente l'articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato», commenta Bellettini.

Ma non solo: Gorgona si prepara a diventare un modello replicabile in altri istituti penitenziari che hanno a disposizione animali da reddito. «Oltre a condurre il progetto ci stiamo occupando di raccogliere una serie di dati, utili ai fini della ricerca, per studiare in maniera scientifica l'impatto di questo tipo di interventi sui detenuti – chiarisce l'operatrice Iaa – Speriamo che questa interazione uomo-animale possa favorire acquisizione di nuove competenze relazionali e sensibilità in chi ha subìto una condanna definitiva, senza che ciò implichi lo sfruttamento degli animali».

Dei circa 80 detenuti di Gorgona, 20 sono stati selezionati dai rieducatori per prendere parte all'iniziativa con un team multidisciplinare composto da operatori esperti in Iaa, veterinari e altri.

Gli incontri si dividono in due momenti: una prima parte teorica, in cui i volontari trasmettono conoscenze specifiche sulle specie presenti sull'isola, e una seconda dedicata all'interazione con gli animali, racconta Bellettini: «Parliamo con loro dell'impatto dell'uomo sulla fauna, ma anche dell'evoluzione delle mucche e dei maiali. Inoltre lavoriamo molto sull'etologia, sulla spiegazione delle cure parentali e della gestione delle gerarchie tra gli animali. Dopo questa fase accompagniamo le persone nei momenti di interazione diretta».

Non è la prima volta che Do Re Miao conduce percorsi con gli animali per la rieducazione in carcere, ma è la prima volta che avviene con animali da reddito: «Di solito proponiamo percorsi formativi relativi gestione del cane, al fine di acquisire competenze cinofile – dice Bellettini – Al termine consegnamo un attestato di partecipazione e la possibilità per coloro che vorranno di lavorare con la cooperativa Il Melograno, attuale gestore del canile comunale di Livorno. In questi casi il nostro obiettivo è creare una rete all'esterno dei carceri per trovare appoggio dopo la detenzione».

Nonostante il progetto sia iniziato da meno di un mese, i detenuti coinvolti si sono dimostrati molto ricettivi, racconta l'operatrice: «La maggior parte delle persone ha con gli animali un rapporto molto bello, quasi tutti gli animali hanno un nome e spesso ci viene raccontata la loro storia. Se qualche animale ha problemi ci chiedono consiglio. Ricordo di un uomo in particolare che ha raccolto un cardellino implume in difficoltà: lo ha svezzato per poi liberarlo appena è stata in grado di volare da solo».

Il Progetto Gorgona è iniziato a gennaio e il termine è per il momento stimato a giugno, quando l'attuale direttore del carcere andrà in pensione. Il testimone passerà quindi alla nuova amministrazione penitenziaria che potrà decidere se continuare, o meno, l'iniziativa.