Un contadino di 82 anni ha deciso di combattere la propria personale lotta contro le nutrie cospargendo il territorio di chicchi di mais avvelenati. Il luogo in cui vive è la zona di Gazzo Veronese, dove sorge la palude del Busatello, considerata un sito di importanza comunitaria e che rappresenta una delle poche zone umide d’acqua dolce rimaste dopo la bonifica delle “Valli Grandi Veronesi”, una regione geografica tra l’Adige e il Po, a cavallo delle province di Verona, Mantova e Rovigo.

Come era prevedibile, il giorno successivo il terreno agricolo era cosparso di centinaia di corpi di animali senza vita tra cui lepri, fagiani, anatre, oche e altri animali presenti sui campi e nell’adiacente Oasi del WWF, famosa anche per la presenza dell’airone. La strage, avvenuta durante la notte, è stata resa nota da un comunicato stampa dell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (Oipa), che ha già sporto denuncia per avvelenamento e per disastro ambientale. Per l’autore del gesto, dichiara il presidente di Oipa Italia Massimo Comparotto nel comunicato, «auspichiamo che il procedimento sia veloce e la pena esemplare, affinché tali azioni non si ripetano mai più».

«Il rischio è che l’avvelenamento arrivi sulla tavola di qualcuno»

«Il fatto, contrariamente a quanto riportato da molte testate, non è avvenuto all’interno dell’oasi del WWF, ma in una zona agricola a 300 metri di distanza dal luogo protetto – spiega Michele Dall’O', presidente di WWF Verona – Il danno rimane comunque gravissimo perché molto probabilmente avrà ripercussioni sulla catena trofica, il processo ecologico che collega gli individui all’interno della catena alimentare, tra cui noi esseri umani. Ed è ancora da verificare l’ipotesi di un ulteriore  danno idrologico causato dall’avvelenamento delle acque. Prendiamo l’esempio del fagiano: se il veleno fosse entrato in circolo in un individuo che, in seguito viene cacciato, il rischio è che l’avvelenamento venga trasmesso sulla tavola di qualcuno. Proprio per questo anche i cacciatori della zona sono intervenuti, probabilmente spaventati dalle conseguenze del folle gesto dell’agricoltore sulla cacciagione».

A seguito dell’allarme, l’Istituto di Zooprofilassi ha prelevato un campione della sostanza verde trovata insieme al mais sparso a terra, in modo da approfondire la composizione del veleno scelto dall’agricoltore per compiere il folle gesto. «I sacchi di veleno sono stati piazzati durante la notte e le conseguenze si sono viste a meno di un giorno di distanza, portando all’intervento della Polizia Locale, della Protezione Civile e, come detto, perfino dei cacciatori della zona», conclude il Presidente del WWF veronese.

L'origine del problema e la soluzione secondo la LAV

«Ciò che è accaduto è orribile – spiega responsabile della Lega Antivivisezione di Verona, Lorenza Zanaboni – ma questo fatto è terribile sia per gli animali che per i cittadini, viste le conseguenze che ha generato sull’ambiente circostante. Ma se guardiamo all’origine del problema – continua l’attivista – ragionando sul fatto che a generare la strage è stato un contadino nel tentativo di gestire da solo la presenza delle nutrie sul suo campo, ci rendiamo conto che il problema nasce da una cattiva gestione della presenza dell’animale. Il comune di Gazzo, dove è accaduto il fatto, fornisce ai cacciatori il denaro per l’acquisto delle cartucce destinate all’abbattimento delle nutrie, ma abbiamo già visto più volte che l’abbattimento non è una soluzione, perché laddove viene ucciso un individuo, lo spazio verrà sostituito da un altro. Le istituzioni devono capire che un’altra soluzione è possibile ed è sicuramente più efficace».

«Proprio in questi giorni – continua Lorenza Zanaboni – LAV sta intervenendo in un altro comune della zona, affinché e venga scelta l’opzione della sterilizzazione degli animali, come stiamo facendo anche in provincia di Bologna. Saremo noi di LAV a mettere a disposizione i fondi e il lavoro dei veterinari. Questa è l’unica soluzione possibile per fare in modo che le persone smettano di farsi “giustizia da soli” contro le nutrie. Molti politici parlano dei danni causati dalle nutrie all’agricoltura, ma nonostante i soldi spesi per l’eradicazione tramite abbattimento, non sembra che il problema sia stato risolto, quindi è ora di provare con l’alternativa della sterilizzazione» aggiunge la responsabile di LAV Verona

«Le nutrie da queste parti venivano allevate fino a 30 anni fa in piccoli recinti per farne pellicce – conclude Zanaboni – ma dal momento in cui non è stato più vantaggioso dal punto di vista economico, le hanno liberate creando un disastro ambientale, dimostrando che ancora una volta alla base del problema ci siamo noi esseri umani, che prima sfruttiamo gli animali e poi, li avveleniamo».

La nutria è vittima della fretta e di una cattiva reputazione

Nutria (Myocastor coypus)