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Etologa

La nutria è un mammifero roditore di origine sud-americana, introdotto nel territorio italiano (e in tutto il mondo) nel secolo scorso dall’uomo, interessato al commercio della sua pregiata pelliccia. Il maschio adulto raggiunge circa 50 centimetri di lunghezza e 6 chili di peso. Questa specie si è diffusa sul territorio in seguito ai rilasci intenzionali e alle fughe dalla cattività degli allevamenti: non trovando i predatori tipici della fauna sudamericana, si è diffusa con agilità. È una specie semi-acquatica notturna/serale, ma durante i periodi più freddi sembra essere attiva durante il giorno. Oggi è considerata una specie a rischio minimo. Al momento non è possibile determinare il numero di nutrie presenti in Italia, ma le stime della regione Veneto dicono che solo all’interno dei confini regionali sono presenti circa 150.000 esemplari (Bon, 2017).

Segni particolari

Dentatura arancione.

Dove vive la nutria in Italia

La distribuzione della nutria in Italia, ha visto un forte incremento negli ultimi decenni. Si può avvistare dalla Valle del Po, fino alla costa adriatica in Abruzzo sul versante Adriatico, dalla costa della Liguria, fino alla Campania per quanto riguarda il versante Tirreno.

Habitat della nutria

L’habitat ideale per la nutria è rappresentato da fiumi e canali con poca corrente, ma essa sa colonizzare anche i torrenti, in cui  le acque sono più movimentate. Sulle sponde, preferibilmente ricoperte da fitta vegetazione, scava tane profonde e articolate, soprattutto se il terreno è inclinato. In caso di sponde con pendenze più morbide, la nutria sceglie di costruire piattaforme galleggianti con la vegetazione secca che trova nelle prossimità. La nutria utilizza come giaciglio anche i nidi di alcuni volatili presenti nello stesso ambiente, causando talvolta la rottura delle uova.

Cosa mangia la nutria

La dieta è quasi esclusivamente vegetariana, ma occasionalmente può essere consumato  anche cibo di origine animale. In Italia non ha molti predatori, anche per questo motivo la sua diffusione è in continua espansione. Nella regione d’origine veniva predata dai caimani e dai puma, in Italia invece, a cibarsi di nutrie sono soprattutto volpi rosse o ermellini. È assolutamente da evitare offrire cibo alle nutrie. In generale, alimentare gli animali selvatici non è raccomandabile perché, da una parte, può favorire l’eccessiva diffusione di alcune specie in un certo territorio, alterando l’equilibrio dell’ecosistema, e dall’altra può mettere a rischio gli stessi individui, i quali possono sviluppare una dipendenza dall’uomo ed essere esposti ai rischi connessi con le attività antropiche (es., incidenti stradali).

Interazioni con l'uomo

In Italia ogni regione interessata dalla convivenza con la nutria è tenuta a scegliere obiettivi per la gestione su scala regionale, valutando la severità degli impatti registrati. Le regioni in cui non viene segnalata la presenza della nutria sono tenute ad attivare un sistema di monitoraggio permanente in modo da rilevare la specie tempestivamente e rimuovere gli esemplari prima che si formino gruppi stabili. ISPRA nel 2018 ha sperimentato sistemi meccanici di protezione degli argini che permetterebbero di prevenire la diffusione della nutria in aree protette, ed evitare il problema dello smottamento degli argini dovuti dalle tane scavate in prossimità dell’acqua. La nutria, inoltre, è soggetta al rischio di bracconaggio, nonostante l’abbattimento venga regolamentato dalla legge quadro nazionale sulla caccia n. 157/1992, secondo la quale “solo nel caso in cui i metodi non cruenti non abbiano avuto l’effetto sperato, dopo un’analisi dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), le Regioni possono emanare piani di abbattimento che vengono affidati alle Province e ai Comuni che aderiscono agli stessi”. Eventuali segnalazioni di maltrattamento possono essere inoltrate alle forze di Polizia locale, provinciale, di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza selezionando il 112. La nutria in Italia è generalmente vittima di una sorta di disgusto, ma questo accade perché sono state diffuse informazioni scorrette sul suo conto. La convinzione popolare che rappresenti un rischio sanitario per l’uomo non è supportata da alcuna ricerca scientifica, inoltre, essendo una preda, tende a scappare (ad eccezione del caso in cui siano in pericolo per i cuccioli o se viene attaccata. In questi casi succede talvolta che scelga di difendersi).