Domenica 8 maggio si festeggia la festa della mamma, una ricorrenza per celebrare l'amore e l'impegno che le mamme di tutto il mondo rivolgono ogni giorno nei confronti dei figli. Una delle possibili origini della tradizione attuale risale agli anni 50, quando il sindaco di Bordighera in Liguria ha per la prima volta preso l'iniziativa di celebrare la figura materna al Teatro Zeni nella sua città. Qualche anno dopo ha chiesto al Senato della Repubblica di rendere ufficiale la festività ma, nonostante la richiesta non fu accettata, la festa della mamma si è ugualmente diffusa in tutta Italia e da quel momento viene festeggiata ogni seconda domenica di maggio.

A prescindere dai motivi che hanno portato a celebrare questo giorno, festeggiare la mamma è sempre una buona idea e dovremmo ricordarci di regalarle un pensiero ogni giorno. Non solo le mamme umane però meritano una giornata in loro onore: nello sfaccettato universo abitato da miliardi di specie diverse sono tantissime le mamme animali che accudiscono e si prendono cura dei propri piccoli. A volte sono delle vere e proprie madri single, come gli oranghi, in altre specie invece le cure parentali sono svolte da entrambi i genitori. Come sempre infatti, in natura non c'è mai una regola fissa, ma al contrario ci sono una miriade di sfaccettature: vi sono mamme premurose, mamme "hippy" che lasciano che i piccoli se la cavino da soli, mamme che trasportano i figli sulla schiena o che fanno dell'"unione fa la forza" il loro mantra e accudiscono i pargoli in comunità.

Mamme che si portano i piccoli sul "groppone"

Tra le mamme che farebbero di tutto per i propri piccoli c'è una rana dell'America Centrale: il dendrobate pigmeo (Oophaga pumilio). Questa piccola rana è davvero bellissima e utilizza i suoi sfaccettati colori per comunicare agli animali che intendono avvicinarsi: "Sono molto tossica, state alla larga!".

In questa specie sono entrambi i genitori a prendersi cura della prole, ma è la mamma a investire più energie. Dopo che avviene l'accoppiamento la femmina depone le uova fecondate su una foglia o altro materiale vegetale e, in attesa della schiusa, il maschio si occupa di idratarle costantemente stando attento a non farle seccare.

Una volta schiuse però il neo-papà si toglie dalla scena ed ecco che la mamma arriva subito in soccorso dei suoi piccoli: si carica i girini appena nati sulla schiena e li trasporta delicatamente rilasciandoli uno ad uno all'interno del fiore di Bromelia, una pianta tropicale, o in piccole pozzanghere che incontra nel tragitto. Da questo momento in poi si curerà ancora di loro: ogni giorno tornerà infatti dai suoi piccoli e li nutrirà regalando loro le sue uova non ancora fecondate.

A trasportare i figli dopo la schiusa non sono però mica solo le rane ad avere il primato: anche molte specie di coccodrillo lo fanno, come ad esempio il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus). La femmina di questa specie seppellisce le uova nella sabbia e le lascia incubare per un periodo di circa 3 mesi. Quando poi le uova si schiudono la neo-mamma prende i piccoli in bocca e li trasporta delicatamente fino in acqua dove continuerà ad accudirli, incredibile no?

Mamme del tipo "tutta la vita insieme appassionatamente"

Gli elefanti africani (Lexodonta sp.) sono tra le mamme più premurose di tutto il mondo animale: il periodo di gestazione di quasi due anni infatti la dice lunga sul loro "istinto materno". Questi animali dei maschi non ne vogliono tanto sapere: vivono infatti in società matriarcali, composte dalle madri con i propri piccoli e guidati da una femmina anziana, la "matriarca".

Quando un piccolo nasce fortunatamente le mamme possono contare sull'aiuto delle altre componenti del gruppo: zie, sorelle e cugine sono tutte chiamate a diventare baby sitter per far apprendere ai piccoli delle importanti lezioni per quando saranno grandi e avranno poi a loro volta, un giorno, dei figli. Le femmine inoltre rimangono per tutta la vita insieme alle loro madri mentre i maschi non hanno lo stesso "privilegio": vanno infatti via dal gruppo intorno ai 14 anni di età. Quando un piccolo nasce, inoltre, la matriarca che guida il gruppo è davvero molto premurosa nei suoi confronti: generalmente rallenta il passo così il nuovo arrivato non dovrà fare troppa fatica a seguire.

Come gli elefanti, anche le orche (Orcinus orca) non vogliono mai staccarsi dalla loro prole: dopo un periodo di gestazione molto lungo di circa 17 mesi, il legame tra madre e figlio sarà davvero indissolubile. I "piccoli" di questa specie infatti sono dei veri e propri mammoni e si lasceranno aiutare dalle mamme nella ricerca del cibo o nella difesa dai predatori anche quando diventano adulti.

Mamme single e indipendenti

Gli oranghi (Pongo sp.) sono animali solitari e mantengono questo "status" anche dopo l'accoppiamento: sono infatti tra le mamme single per eccellenza. Per i primi due anni di vita la mamma trasporterà senza mai stancarsi il piccolo sulle spalle: in questo lasso di tempo infatti il rapporto tra i due è di totale dipendenza.

Mamma e figlio rimangono poi insieme per circa sei o sette anni: durante tutto questo tempo la mamma gli insegna tutto quel che può: le lezioni più importanti da imparare sono come costruirsi un rifugio per dormire o dove trovare del delizioso cibo come della frutta commestibile. Dato che il tempo in cui mamma e figlio convivono è lungo, i legami che si stabiliscono sono eccezionalmente forti. Talmente forti che anche quando il piccolo diventa adulto torna a trovare la mamma di tanto in tanto fino a quando compie circa 15 o 16 anni.

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