Un'etichetta con bollini a più colori che vanno dal nero degli allevamenti intensivi al verde del biologico. È la proposta lanciata da Compassion in World Farming (CIWF), organizzazione per il benessere degli animali da allevamento, e Legambiente per aiutare i consumatori a scegliere prodotti di origine animale più sostenibili e guidare in prima persona la transizione verso metodi di allevamento più etici. La presentazione è avvenuta martedì 9 febbraio sulle pagine Facebook delle associazioni e su lanuovaecologia.it. La proposta riguarda l'assunzione di nuovi criteri per un'etichettatura secondo il metodo di allevamento utilizzato per le vacche da latte. Una tabella chiara con cui identificare con facilità le diverse tipologie di allevamento, come quella al pascolo, a stabulazione libera o a stabulazione fissa che prevede che le vacche vengano legate.

La proposta di CIWF e Legambiente

Attraverso un comunicato le associazioni auspicano che «il prossimo Governo, attraverso il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero della Salute e Accredia, operi con maggiore trasparenza rispetto ai precedenti, coinvolgendo pienamente la società civile, e quindi i consumatori, nella creazione degli standard nazionali di “certificazione del benessere animale”»

CIWF e Legambiente credono sia indispensabile un'etichettatura volontaria, univoca e nazionale secondo il metodo di allevamento. Nel comunicato si legge ancora: «L'etichettatura presentata oggi, che descrive i diversi sistemi di allevamento delle vacche da latte, sottolinea l'importanza della dismissione dei sistemi alla posta, dove le vacche possono trascorrere anche tutta la propria vita legate, e dell'accesso al pascolo, che consente alle vacche di esprimere comportamenti naturali propri dei ruminanti».

L’etichettatura presentata da CIWF e Legambiente
in foto: L’etichettatura presentata da CIWF e Legambiente

Secondo Legambiente «Lo strumento finanziario europeo NextGenerationEU – approvato nel 2020- chiede con forza all'Italia di contribuire all'obiettivo di rendere l'economia e la società più sostenibile, resiliente e preparata alle sfide e alle opportunità della transizione ecologica.»

Per questo le due associazioni «ritengono essenziale che, insieme al sostegno economico alle imprese, le istituzioni diano subito ai cittadini strumenti semplici e volontari, come l'etichettatura con metodo di allevamento per i prodotti di origine animale, per consentire di essere protagonisti e sostenitori del cambiamento, a partire dalle quotidiane scelte alimentari, per migliorare la vita degli animali e dare il proprio contributo alla salvaguardia del Pianeta.»

L'esperta: «Proposta importante ma attenzione ai punti deboli»

«È una proposta assolutamente positiva, perché contribuisce a spingere il mercato dei consumi e tutta la macchina economica verso una direzione più etica a discapito degli allevamenti intensivi, che evidentemente ormai non sono più accettabili per tantissime ragioni». Ha commentato Laura Arena, medico veterinario esperto in benessere animale e membro del comitato scientifico di Kodami.

«Bisogna però fare molta attenzione, perché dietro questo tipo di iniziative ci sono importanti sovvenzioni e finanziamenti europei che a volte premiano allevatori che si limitano a pochi arricchimenti ambientali. Il benessere animale è qualcosa di molto più complesso, riguarda l'intera filiera e dovrebbe prevedere controlli capillari che non si limitino esclusivamente agli arricchimenti rivolti agli animali. Quindi ben vengano le etichette sul benessere animale però bisogna stare molto attenti ai punti deboli. È importante che i metodi di allevamento vengano etichettati sui prodotti, ma è anche vero che il biologico è già riconosciuto e segnalato, e difficilmente vedremo i bollini neri marcare gli allevamenti intensivi, vista la portata enorme dell'industria alimentare».

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