maiali allevamento

Il "benessere animale" è un tema sempre più presente quando si parla di industria agroalimentare e zootecnica. A questo scopo la Conferenza Stato-Regioni sta per esprimersi su nuovo sistema di etichettatura che nelle intenzioni delle istituzione aiuterà il consumatore a riconoscere gli allevamenti in cui viene rispettato il benessere animale. Ma è davvero quello che sta succedendo?

«No, da quello che abbiamo potuto leggere il provvedimento ha standard non adeguati e anche poco trasparenti nei riguardi del consumatore», dichiara a Kodami Lorenza Bianchi, responsabile settore Allevamenti della Lav.

Per questo Lega anti vivisezione ha lanciato "Bugie in etichetta": una campagna informativa con la quale vuole mettere in guardia i consumatori sul vero significato di "benessere animale" proposto dalle aziende. Per farlo, la giornalista Zeina Ayache ha chiesto ai cittadini la loro definizione di benessere animale, mostrando invece la realtà intesa dall'industria alimentare.

La Lav ha denunciato che la Conferenza Stato-Regioni con questa nuova certificazione darà «il via libera a un’etichetta di “benessere animale” che potrà essere usata anche per prodotti, come la carne, provenienti da allevamenti dove le scrofe vivono in gabbia e dove viene praticato il taglio della coda ai suinetti».

«Già l'anno scorso ci attivammo presso il Ministero per chiedere che il provvedimento venisse rivisto. Ciò in parte è stato fatto, tuttavia non è ancora abbastanza – sottolinea Bianchi – Prima potevano ottenere la certificazione di benessere animale anche aziende che praticavano il mozzamento sistematico della coda dei suini, bastava che al momento della domanda promettessero di adeguarsi entro un anno. Una follia che abbiamo sventato, ma ne restano ancora molte altre».

Sono tanti gli eufemismi dell'industria alimentare, e il più grande sarebbe proprio promuovere pratiche come la caudectomia e la vita in gabbia come rispettose della qualità degli animali. Secondo Bianchi, il nuovo sistema di etichettatura darebbe alle aziende priorità di accesso ai fondi europei PAC (Politiche agricole comuni) e alle risorse del PNRR: «Questo era esplicitamente scritto nel precedente decreto, oggi non figura più esplicitamente, ma resta in questo meccanismo resta in maniera indiretta. La certificazione proprio nasce allo scopo di "premiare" made in Italy».

La Lav ha inviato i cittadini a firmare una richiesta diretta al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al ministro delle Politiche Agricole Patuanelli, chiedendo di «modificare gli standard previsti nel loro schema di decreto prima dell'esame da parte della Conferenza Stato-Regioni». «Si tratta di uno stimolo all'azione e alla consapevolezza», conclude Bianchi.