Non è una questione di veleno se i cobra sputatori riescono a lanciare il liquido fino a più di tre metri di distanza. Il loro segreto, invece, è legato alle caratteristiche morfologiche delle loro zanne, con una scalanatura interna che funziona esattamente come una siringa. A dirlo è uno studio internazionale a cui hanno partecipato anche ricercatori dell’Università Sapienza di Roma che è stato pubblicato sul Journal of Experimental Biology.

I cobra sputatori analizzati appartengono al genere Naja. L’effetto del loro veleno a contatto con gli occhi è devastante: causa dolore intenso e può portare alla cecità. Si pensava che all’origine ci fosse una questione di proprietà del fluido, invece è la zanna a permettere lo spruzzo a distanza. E’ un po’ come se una cerbottana fosse più importante dell’aria che viene immessa e del prodotto che viene gettato.

La scoperta è di un giovane laureato del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, Ignazio Avella, vincitore di una borsa di studio della stessa rivista scientifica dove è stato pubblicato il lavoro (di cui è prima firma). La ricerca è stata condotta in collaborazione con Riccardo Castiglia, dello stesso Dipartimento, e con ricercatori delle università di Porto (Portogallo), Sheffield (Inghilterra) e Bangor (Galles), e della Liverpool School of Tropical Medicine (Inghilterra).

In particolare, per indagare le proprietà del flusso del veleno lungo le zanne, il team ha confrontato la viscosità dei veleni prodotti da 13 specie di cobra, sputatori e non sputatori, provenienti da tutto il mondo. Sebbene le zanne dei cobra sputatori siano risultate modificate per permettere al veleno di scorrere attraverso il canale interno più velocemente e con una pressione inferiore rispetto ai cobra non sputatori, non sembrano esserci differenze significative nelle proprietà fisiche dei veleni prodotti dalle due tipologie di cobra.

«Il cobra che non sputa usa il veleno per uccidere la preda. Il cobra sputatore può sia iniettarlo sia sputarlo, rendendo inabile la preda. Quando sputa è in grado di mirare al volto e agli occhi – spiega a Kodami Castiglia, docente di Anatomia comparata  – sono distribuiti nel Sud del mondo, in Africa e in Asia».

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