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1 Marzo 2022
18:10

Dieci anni senza Lucio Dalla, poeta e cantore «circondato da gatti senza padrone»

Il canzoniere di Lucio Dalla, morto dieci anni fa, racchiude grandi capolavori, lo sappiamo: da "Anna e Marco" fino a "L’anno che verrà”. Ma nella poesia che contraddistingue praticamente ogni suo brano, l'inafferrabile cantore spesso parla o utilizza anche gli animali.

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Voleva morire in Piazza Grande «tra i gatti che non han padrone come me» e sempre di gatti, ma questa volta neri, raccontava nella indimenticabile “Com’è profondo il mare”.

Lucio Dalla, uno dei cantautori italiani più capaci di interpretare i sentimenti degli ultimi, le storie di perdenti e degli  innamorati moriva dieci anni fa stroncato da un infarto a Montreux, in Svizzera, dove si era esibito la sera prima. Tre giorni dopo, il 4 marzo, avrebbe compiuto gli anni.

Il suo è un canzoniere di capolavori, lo sappiamo: da "Anna e Marco" fino a "L’anno che verrà", da "Futura" a "Caruso" non c’è un brano che non sia rimasto nei ricordi di qualcuno. E nella poesia che contraddistingue praticamente ogni suo brano, l'inafferrabile cantore spesso parla anche gli animali: come appunto in gatti di Piazza Grande, ma come anche il gatto che è stato a cena con il Re, della canzone “Il Duemila, un gatto e il Re”, o il lupo di “Attenti al Lupo”.

Ma appaiono anche i pesci, quelli di "Com'è profondo il mare": «È chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce e come pesce, è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare».

E non può mancare il cane, animali contro il cui abbandono Dalla si batteva strenuamente, di cui scriveva in “Malinconia d’ottobre”: «Un cane passa, piscia e ride e aspetta insieme a me il tram di mezzanotte, che han cancellato o non c’è più. Adesso chiedo al cane sì, al cane se, se mi porta lui da te».

Arrivando all'oca selvatica di Konrad Lorenz, che Dalla nomina col suo nome scientifico Anser Anser, nella «La canzone di Orlando»: «Se tutti i monti fossero seminati a grano, se i cavalli in branco ritornassero al piano, volando tra erbe e fiori, io, raccontando i miei amori avrei ancora vent’anni, Anser anser che va…». Che cosa intendesse però il cantautore, rimane oscuro.

Il significato che Dalla dava agli animali nelle canzoni, è soprattutto metaforico. Come in “Attenti al Lupo”, una filastrocca che, nonostante, la melodia allegra e orecchiabile, dietro l’apparente leggerezza cela un significato profondo, che ha a che fare con la crescita, la morte e l’angoscia della separazione.

La canzone ripropone il tòpos del lupo cattivo, come personificazione dei pericoli che la protagonista, «una donnina piccola così», rischia di incontrare nella sua strada attraverso il bosco. E dove il bosco rappresenta la vita, nel suo essere complicata e talvolta intricata, in cui ci si aggira guardinghi. Ma attraversando il bosco, ecco apparire un luogo dove il canto delle cicale e un’eterna estate rasserenano gli animi angosciati. Un luogo simbolo dell’esistenza, il luogo dell’amore.

Secondo qualcun altro, invece, il significato sarebbe diverso e il lupo rappresenterebbe l’HIV. Il fatto che Ron avesse scritto questo testo a fine anni ’80, anche se poi è stata incisa da Lucio Dalla nel 1990, periodo in cui l'Aids stroncò il più alto numero di vittime, ha fatto pensare che la canzone parlasse dell'amore che resiste anche quando in una coppia, uno dei due ha subito l'attacco del lupo, che rappresenterebbe appunto la malattia.

Tra le curiosità che si raccontano su di lui, inoltre, si diceva fosse un tipo molto stravagante, tanto da possedere come animale domestico una gallina che portava a spasso con un guinzaglio. Ma nessuno, finora, ha mai mostrato  foto per poterlo confermare.

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Simona Sirianni
Giornalista
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