Le relazioni sociali e affettive sono state duramente colpite dalla pandemia per combattere la quale abbiamo dovuto stare lontani, non abbracciarci più, non vedere più amici e familiari. Il contraccolpo è stato duro e ha causato importanti ripercussioni sullo stato emotivo delle persone. Mai, in tal modo, ci siamo resi conto di quanto i rapporti siano indispensabili per la vita di tutti noi. Tutti i rapporti, ovviamente. Anche quello con il proprio animale domestico che invece è diventato, almeno in quel periodo più forte per chi con un cane o un gatto è riuscito a instaurare una vera relazione e non un surrogato.

Ma quanto, il primo lockdown ha influito sul rapporto uomo-cane e viceversa? Fino a che punto i pet mate sono stati in grado di percepire il disagio del proprio animale e quanto il disagio e l'insicurezza umana, innescata dall’isolamento e dall’emergenza sanitaria, ha influito sullo stato emotivo dei cani? Quanto è variata l'affettività e la percezione dell'impegno da dedicargli prima e durante l'isolamento obbligatorio?

A queste e altre domande ha risposto lo studio multidisciplinare “Human-Dog Relationship during the First COVID-19 Lockdown in Italy” realizzato sinergicamente tra il gruppo di Fisiologia Veterinaria ed Etologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coordinato da Luigi Avallone, dal Dipartimento di Psicologia di Sviluppo e Socializzazione, La Sapienza di Roma, dall’Istituto Sbarro di Philadelphia, dall’Università di Siena con Antonio Giordano, e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Animals”.

Tra le cose più rilevanti emerse dalle risposte al questionario online di oltre 2000 persone che vivono con dei cani sul territorio italiano, c’è stata senz’altro la comprensione dell'esistenza di una connessione bidirezionale tra il benessere e la salute dell’uomo e degli animali. Che significa, per esempio, che se il cane, per superare situazioni di stress e di angoscia, ha bisogno del suo pet mate come riferimento, allo stesso modo l’uomo sente e prova piacere quando il cane è con lui, in una sorta di processo di osmosi emotiva.

Come spiega il professore Luigi Avallone all’interno dello studio, i dati ottenuti dall’indagine, aiutano a comprendere meglio la complessità del legame che caratterizza il rapporto uomo-cane. E la Teoria dello Scambio Sociale, utilizzata per lo studio, che specifica come le relazioni vengano mantenute solo quando c'è un equilibrio tra costi e benefici percepiti o quando i benefici percepiti superano i costi percepiti, offre un quadro teorico in grado di comprendere il rapporto cane-pet mate.

Sulla base di questa teoria, alcuni studiosi hanno sviluppato la Monash Dog-Owner Relationship Scale (MDORS), una misura psicometrica convalidata che valuta tre fattori: la misura in cui umani e cani si impegnano in attività condivise, la vicinanza emotiva percepita della relazione e i costi percepiti da parte dell’umano. Lo studio in questione ha esattamente utilizzato una versione della Monash Dog Owner Relationship Scale adattata in italiano.

«Lo scopo era duplice – prosegue Avallone – da una parte studiare la relazione uomo-cane in un contesto di isolamento sociale, dall’altra valutare la percezione dei disagi dei cani da parte dei loro umani e viceversa. Inoltre, abbiamo valutato, attraverso la quantificazione dei sintomi, la resilienza del cane durante il lockdown, costretto a far fronte ad un cambiamento delle abitudini e delle interazioni con la sua famiglia».

Proprio sugli effetti della pandemia relativi invece all'aspetto delle relazioni non sane e alla tematica dell'abbandono estivo, Kodami ha realizzato la seconda puntata del format di video inchieste "L'ora blu" dal titolo "Abbandono: il patto tradito". Ad oggi i dati dicono che la pandemia non ci ha reso persone migliori, pur avendo provato la segregazione sulla nostra pelle come accade, e non di certo in case comode ma dentro ai box, ai cani che finiscono in canile o ai gatti che vengono lasciati in strada. Cuccioli, adulti e di ogni specie: sono tanti gli animali definiti “d’affezione” che poi, proprio per la mancanza di affetto, continuano a essere abbandonati. E gli abbandoni sono aumentati, anche nell’anno della pandemia, e le pene previste servono a poco. L’unico modo per mettere fine a questa piaga è promuovere le adozioni consapevoli.