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24 Agosto 2021
13:57

Condividere la partner aiuta i picchi delle ghiande maschi ad avere più figli

Un nuovo studio sui picchi delle ghiande ha svelato che i maschi di questa specie che condividono una femmina a gruppi due o tre individui hanno più figli rispetto a quelli monogami e si riproducono più a lungo. Un dato inaspettato e apparentemente contrario all'opinione largamente diffusa tra gli scienziati, che considerano la monogamia la strategia migliore per assicurarsi una prole più numerosa.

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Naturalisti e biologi tendono a considerare la monogamia come una delle strategie riproduttive più efficaci per la maggior parte degli individui. Se sei l'unico ad accoppiarti con la tua partner puoi essere certo della paternità e questo dovrebbe garantirti un maggiore numero di figli sul lungo periodo. Se invece più maschi condividono la stessa femmina è logico pensare che singolarmente genereranno molti meno eredi. Per molte specie animali di solito è così ma sorprendentemente non sembra valere per il picchio delle ghiande che vive negli Stati Uniti sudoccidentali. Secondo un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B i maschi che si riproducono in modo poligamo condividendo una femmina generano più figli di quelli che adottano invece una strategia monogama. Un risultato inaspettato, reso possibile solo grazie a uno studio a lungo termine durate più di 40 anni.

La complessa vita amorosa del picchio delle ghiande

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Un picchio delle ghiande all’ingresso del suo nido

Il picchio delle ghiande (Melanerpes formicivorus) è un uccello sociale che vive in gruppo ed è piuttosto comune nei boschi di querce presenti negli Stati Uniti sudoccidentali e in America centrale. Come la maggior parte dei picchi costruisce il proprio nido scavando col suo possente becco delle cavità nei grandi alberi vetusti e marcescenti. A differenza di molte altre specie possiede però una delle più complesse e movimentate strategie riproduttive. Possono riprodursi in coppie monogame, come molti altri uccelli, oppure formare gruppi riproduttivi poligami con numeri variabili di maschi e femmine che si riproducono e cooperano tutti insieme. Questi gruppi possono anche essere formati da fratelli e sorelle di generazioni differenti che non si riproducono, ma che aiutano i genitori e parenti a mettere su famiglia. È una vita sociale e amorosa piuttosto complessa quella di questo picide, che può formare gruppi composti fino a 8 maschi e 3 femmine cooriproduttori.

I biologi hanno sempre considerato questa strategia riproduttiva di tipo poligamo come una sorta di compromesso evolutivo. Se aiuto genitori, fratelli e cugini ad allevare i loro figli aumento la possibilità che parte dei miei geni che condivido con loro si diffondano alle generazioni successive, anche se non mi riproduco. In biologia questo meccanismo selettivo è chiamato selezione parentale ed è utilizzato per spiegare i vantaggi in termini evolutivi di questa apparentemente controproducente strategia riproduttiva.

Un altro vantaggio del vivere e riprodursi in gruppo è quello di poter condividere un territorio favorevole e ricco di risorse, non sempre facile da trovare. La vita dei picchi delle ghiande dipende in buona parte dai grandi alberi morti, che vengono usati come dispense in cui accumulano migliaia di ghiande e altre scorte di cibo da utilizzare in caso di bisogno. Questi alberi non sono facili da trovare e condividerli aumenta le possibilità di sopravvivere. I ricercatori hanno quindi supposto che questa complessa e vivace vita sentimentale abbassasse però il successo riproduttivo degli individui che vivevano in gruppo rispetto a quelli che invece formano coppie fisse, ma non è stato affatto così.

L'amore condiviso tra maschi può generare più figli

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Il picchio delle ghiande crea dispense di cibo accumulando ghiande nelle cavità delle cortecce alberi

I ricercatori  hanno analizzato 43 anni di osservazioni e campioni genetici di 499 picchi della Hastings Natural History Reservation, in California. Oltre 150 scienziati e tirocinanti si sono alternati a partire dal 1968 per registrare le attività riproduttive di ogni uccello, dal primo tentativo all'ultimo. Hanno messo insieme un enorme mole di informazioni, tra cui la qualità del territorio, la composizione del gruppo, la posizione sociale e hanno poi incrociato i dati genetici che collegano i genitori alla loro prole per gli uccelli nati tra il 1984 e il 2006. I risultati sono stati piuttosto sorprendenti.

Quando i maschi si riproducono cooperando in gruppi formati da due o tre individui e una sola femmina hanno generato 1,5 volte più figli rispetto alle coppie monogame. I ricercatori hanno anche scoperto che questi maschi si riproducevano anche fino a due o tre anni in più rispetto agli altri, e questo potrebbe spiegare il maggiore successo riproduttivo in confronto ai maschi monogami. Per le femmine che invece che condividevano il nido con un altra femmina non sembrano esserci state significative variazioni. Mentre invece quelle che formavano trii femminili avevano un successo riproduttivo di 2,5 volte inferiore rispetto alle altre.

Anche se questi risultati sulla cooperazione femminile sembrano essere negativi secondo i ricercatori la poligamia cooperativa sembra portare sostanziali vantaggi in termini riproduttivi a lungo termine. Per tanti anni si è pensato che condividere un partner abbassasse il successo riproduttivo dei singoli individui ma questo studio dimostra invece che riprodursi in gruppo e condividere i partner collaborando può essere più vantaggioso che vivere in coppia. Un tipo di strategia riproduttiva più conveniente di quanto creduto in precedenza quindi e che potrebbe aiutare a comprendere meglio il perché questo tipo di socialità si sia evoluto così tante volte sul grande albero della vita.

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Salvatore Ferraro
Redattore
Naturalista e ornitologo di formazione, sin da bambino, prima ancora di imparare a leggere e scrivere, il mio più grande sogno è sempre stato quello di conoscere tutto sugli animali e il loro comportamento. Col tempo mi sono specializzato nello studio degli uccelli sul campo e, parallelamente, nell'educazione ambientale. Alla base del mio interesse per le scienze naturali, oltre a una profonda e sincera vocazione, c'è la voglia di mettere a disposizione quello che ho imparato, provando a comunicare e a trasmettere i valori in cui credo e per i quali combatto ogni giorno: la conservazione della natura e la salvaguardia del nostro Pianeta e di chiunque vi abiti.
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