Un coccodrillo selvatico in Indonesia, rimasto intrappolato in uno pneumatico di gomma per più di cinque anni, è stato salvato ed è tornato a vivere libero.

La "marea" di rifiuti che produciamo avanza sempre di più, non risparmiando nessuno, neanche i coccodrilli selvatici. Anzi, i paesi emergenti come l'Indonesia, sospinti dal consumismo sfrenato e tassi di crescita esorbitanti, devono fare i conti con produzioni sempre più massive di rifiuti, senza poter contare su impianti di smaltimento adeguati. A pagarne le conseguenze sono tutti gli abitanti, umani e non.

Questa volta nella stretta "morsa" dei rifiuti c'è finito un coccodrillo marino adulto di cinque metri e venti. Un rettile colossale, emblema della forza della natura, costretto a vivere con uno pneumatico da moto intorno al collo per anni.

Una prigionia durata cinque anni

È successo nell'isola di Sulawesi, nei pressi della città di Palu in Indonesia. L'animale era stato avvistato dal 2016 numerose volte sulla riva del fiume fuori la città dai residenti della zona che da tempo avevano in mente di liberarlo.

All'inizio del 2020 poi arriva la "notorietà": il governo locale promette una ricompensa a chiunque riesca a catturare il gigantesco coccodrillo e rimuovere lo pneumatico. Proposta poi annullata pochi mesi dopo per paura che potesse mettere in pericolo la sua sicurezza.

Alla fine, a salvare l'animale è stato un eroe inaspettato: Tili, un venditore di uccelli di 34 anni. Lunedì sera l'uomo ha usato un pollo come esca e varie corde per catturare l'animale. Alla fine è riuscito nel suo intento, dopo quello che ha definito «uno sforzo di salvataggio di tre settimane» prima che dozzine di persone del posto lo aiutassero a trascinare il coccodrillo a riva e tagliare lo pneumatico al collo.

«Volevo solo aiutare, odio vedere animali intrappolati e soffrire», ha detto davanti ai microfoni Tili, aggiungendo che i suoi primi due tentativi di salvare il coccodrillo sono falliti perché le corde non erano abbastanza forti per far fronte al suo peso e per poi passare all'uso di corde di nylon usate per rimorchiare le barche. «Ero già esausto, quindi ho lasciato che finissero il salvataggio, il coccodrillo era incredibilmente pesante, tutti sudavano e si stavano stancando molto».

L'animale è stato rilasciato di nuovo in acqua dopo il salvataggio sotto gli applausi scroscianti della gente del posto.

Alcuni conservazionisti hanno ritenuto che qualcuno possa aver deliberatamente posizionato l'anello di gomma attorno al collo dell'animale, una specie  protetta, nel tentativo fallito di intrappolarlo come "eccentrico compagno domestico".

«Ieri è stata una giornata storica per noi, siamo grati che il coccodrillo sia stato finalmente salvato e apprezziamo la gente del posto che ha mostrato preoccupazione per la fauna selvatica», ha detto ai giornalisti del posto Hasmuni Hasmar, capo dell'agenzia di conservazione locale. Ora Tili riceverà un premio dopo che il suo audace piano ha dato i suoi frutti. «Premeremo Tili per il suo sforzo», ha concluso Hasmar.

Un riconoscimento più che meritato, considerando che l'uomo è riuscito a battere sul tempo le autorità nella cattura, in quanto non disponevano dell'attrezzatura adeguata per un salvataggio nel fiume che ospita più di trenta coccodrilli marini.

I giganteschi coccodrilli marini

Il coccodrillo marino (Crocodylus porosus) è un rettile diffuso nelle zone costiere e negli estuari dei fiumi di Oceano Indiano e Pacifico, dall'India orientale fino ad Australia settentrionale e Micronesia. Come si può evincere dal suo nome, riesce a tollerare alti tassi di salinità: sebbene anche altri coccodrilli abbiano ghiandole saline che consentono loro di sopravvivere in acqua salata, una caratteristica che gli alligatori non possiedono, la maggior parte delle altre specie non si avventura in mare se non in condizioni estreme.

Nonostante sia stato cacciato per la pelle in tutto il suo areale fino agli anni 70 e sia minacciato da uccisioni illegali e perdita di habitat, l'animale è stato elencato come "a rischio minimo" nella Lista Rossa IUCN dal 1996. Oggi la specie viene addirittura allevata a scopo commerciale.

Areale di distribuzione del coccodrillo marino
in foto: Areale di distribuzione del coccodrillo marino

Il coccodrillo marino è il più grande rettile vivente. I maschi crescono fino a una lunghezza di 6 metri, raramente superando i 6 metri e mezzo o un peso di 1.000–1.300 kg, ma le femmine sono molto più "piccole": di rado superano i tre metri. È anche conosciuto come coccodrillo di estuario, coccodrillo indo-pacifico, coccodrillo marino, coccodrillo di mare o informalmente dagli anglofoni come saltie.

È un predatore apicale, un ipercarnivoro grande e opportunista. Tende imboscate alla maggior parte delle sue prede, per poi annegarle o ingoiarle intere. È in grado di prevalere su quasi tutti gli animali che entrano nel suo territorio, compresi altri superpredatori come gli squali (sono stati filmati numerosi scontri tra varie specie di squali e coccodrilli), ed è considerato un pericolo molto concreto per l'uomo: pensate che sulle meravigliose e selvagge spiagge australiane del nord, tranne poche zone attrezzate,  è sconsigliatissimo fare il bagno.

I dati esatti sugli attacchi sono limitati al di fuori dell'Australia, dove vengono segnalati uno o due attacchi mortali all'anno. Dal 1971 al 2013, il numero totale di vittime segnalate in Australia a causa dell'attacco di coccodrilli di acqua salata è stato di 106. Altri attacchi sono stati segnalati nel Borneo, Sumatra, nell'India orientale (Isole Andamane) e in Birmania. Secondo quanto riferito dalle autorità, nel Borneo il numero medio di attacchi mortali è di 2,8 all'anno negli anni dal 2000 al 2003.

Uno studio riportato dal Crocodile Specialist Group ipotizza che in tutto l'areale della specie si verifichino da 20 a 30 attacchi ogni anno. Questo numero potrebbe essere prudente alla luce del fatto che in diverse aree in cui esseri umani e coccodrilli marini coesistono sono regioni relativamente sottosviluppate e rurali, ed è probabile che molti attacchi non vengano denunciati.

Tuttavia, è probabile che le affermazioni in passato secondo cui i coccodrilli di acqua salata sono responsabili di migliaia di vittime umane ogni anno siano state esagerate e probabilmente falsificate a beneficio delle aziende di pelletteria, delle organizzazioni di cacciatori e di altre attività che potrebbero aver tratto vantaggio dalla percezione negativa dei coccodrilli.