Un frame del video girato da Peta Asia sotto copertura in Vietnam (credita:PetaAsia)
in foto: Un frame del video girato da Peta Asia sotto copertura in Vietnam (credita:PetaAsia)

Coccodrilli e serpenti, il cuore dell’industria dei pellami di lusso, sono al centro di una nuova inchiesta di Peta Asia che indaga il trattamento disumano a cui sono sottoposti negli allevamenti in Vietnam. Serpenti gonfiati con aria compressa e coccodrilli sottoposti a elettroshock, pugnalati con una lama di metallo, gonfiati e quindi scuoiati, probabilmente vivi, solo per realizzare borse, scarpe, cinture e altri accessori venduti in tutto il mondo. Una crudeltà che alimenta un lusso stratosferico: secondo il Wall Street Journal: «Una borsa Zumi di Gucci in coccodrillo di misura media costa 29mila euro; una Birkin classica di Hermès in coccodrillo costa tra i 30 e i 45mila dollari; la borsa Capucines PM realizzata in pelle di coccodrillo costa 27mila euro». Nel 2017, una Birkin Himalaya di Hermès in coccodrillo bianco tempestata di diamanti fu battuta all’asta da Christie’s per la cifra record di 293.000 sterline (circa 325.000 euro).

Serpenti gonfiati con l’aria compressa per essere scuoiati con facilità

Peta Asia ha diffuso le immagini girate sotto copertura all’interno di alcuni allevamenti vietnamiti che producono pellame di lusso. E le ha pubblicate con il commento dell’esperto di rettili Clifford Warwick, che spiega in che modo agiscono su questi animali le torture inflitte dagli operai che lavorano in questi allevamenti. «I lavoratori chiudono la bocca e l'ano dei pitoni con strette fasce di costrizione, quindi praticano un buco nella testa o nella coda, inseriscono un tubo e pompano aria compressa – spiega PETA Asia – Un metodo di uccisione considerato "disumano" e inaccettabile per gli standard internazionali e che provocherebbe stress e dolore estremo. Un operaio è stato filmato deliberatamente in piedi su un serpente in un apparente tentativo di aumentare la compressione». Il video mostra serpenti che si dibattono durante l’esecuzione, segno che lo stordimento precedente alla morte non è sufficiente. Secondo gli operai i serpenti sarebbero infatti stati storditi con scariche elettriche provocate da una batteria per automobile, ma questa elettrocuzione “sommaria” non sembra sia efficace.

«I rettili recuperano rapidamente la normale mobilità e reazioni e non ci sono prove valide che l'elettrocuzione provochi insensibilità al dolore o allo stress. Durante il processo di uccisione i serpenti possono sembrare in qualche modo immobili – spiega Warwick – ma questo non può essere interpretato come un segno che non stiano soffrendo. La catastrofica pressione interna causata dall'aria compressa provocherà un forte dolore in tutto il corpo del serpente e provocherà anche forze schiaccianti sul suo cuore e un forte stress sulla sua circolazione e sul sistema nervoso».

La sorte non è migliore per i coccodrilli: scosse elettriche e poi una lama conficcata nel cervello

Pelli di coccodrilli ad essiccare a terra dopo lo scuoiamento degli animali (credits:PetaAsia)
in foto: Pelli di coccodrilli ad essiccare a terra dopo lo scuoiamento degli animali (credits:PetaAsia)

Crude e inguardabili anche le immagini che riguardano i coccodrilli. Per loro in tutto il Sud Est Asiatico, inclusi Malesia, Filippine e Indonesia, la pratica più comune prevede lo stordimento e poi una pugnalata sulla testa dell’animale con una lama che dovrebbe ucciderlo all’istante. Più frequentemente invece il coccodrillo non è stordito a sufficienza e, in ogni caso, non muore per la pugnalata che in genere va a recidere il midollo spinale procurandogli la paralisi ma non la morte. Che può arrivare anche dopo un’ora e mezza di lenta e dolorosa agonia. Come conferma Warwick: «Questo metodo non uccide direttamente gli animali. Invece, i lavoratori recidono o danneggiano gravemente il midollo spinale, causando paralisi e probabilmente un dolore estremo ma non la morte. La valutazione scientifica di questo metodo ha confermato che i coccodrilli possono rimanere vivi e coscienti per più di un'ora e mezza dopo questa procedura, il che significa che i coccodrilli in questo video erano molto probabilmente vivi e in grado di provare dolore quando venivano gonfiati e poi scuoiati». Le immagini mostrano infatti animali grondanti sangue che vengono calpestati senza ritegno da operai con la sigaretta in bocca, assolutamente indifferenti al dolore dei rettili che, a terra si dimenano e mostrano chiaramente dolore e terrore. Impossibile pensare che non soffrano mentre si agitano ancora vivi sui tavoli dopo essere stati già scuoiati, come mostra il video.

Peta Asia porta borse shock nel centro commerciale di Bangkok

Peta Asia da molto tempo è attiva nel contrasto all’uso di pelle proveniente da animali selvatici e contro le torture inflitte loro per ottenerne i materiali su cui si basa il segmento considerato di massimo lusso per quasi tutte le case di moda mondiali. Del 2016 è l’iniziativa shock di presentare al The Leather Work, negozio di lusso del frequentatissimo centro commerciale Central World di Bangkok, delle borse in pellame dall’apparenza innocue. Soltanto aprendole, infatti, i clienti vi ritrovavano un interno che riproduceva in modo assolutamente realistico le interiora di animali uccisi, cuori e polmoni pulsanti, e moltissimo sangue, ovviamente finto. L’obiettivo, oltre allo scontato disgusto, era quello di sensibilizzare avventori che non avevano idea della crudeltà che si nasconde dietro la produzione di pellami di lusso.

La pelle di animali esotici e le grandi case di moda

Della fine del 2018 è la decisione di Chanel di dire addio alle pelli esotiche nelle sue collezioni lamentando la sempre maggiore difficoltà di reperire materiali di provenienza eticamente accertata. La scelta della maison francese va nella direzione delle numerose case di moda che hanno scelto di rinunciare alle pellicce, Gucci, Armani, Elisabetta Franchi, solo tra le italiane. Infatti negli anni fino al 2020 anche Hugo Boss, Victoria Beckham e Mulberry hanno fatto il grande salto  trasformandosi in griffe di lusso che hanno abbandonato l’uso di pelli di animali esotici. Mentre Exotic Leather South Africa, una associazione no-profit sudafricana, da qualche anno sta puntando alla produzione di pelle di coccodrillo “etica”, cioè proveniente da allevamenti attenti al benessere degli animali e che consentano di controllare interamente, dal principio alla fine, la filiera produttiva di pelle di coccodrillo, struzzo e pitone. Già cinque le aziende che hanno accettato di utilizzare pelli di animali che provengono da allevamenti rispettosi di alcune linee guida: un numero massimo di animali per ogni recinto, un nutrimento adeguato, e l’obbligo di far perdere conoscenza ai rettili prima di ucciderli, per limitare il loro dolore.