15 Novembre 2023
16:13

Chi è la prima scimmia chimerica nata in Cina e quali sono i problemi etici di questo esperimento

Alcuni scienziati cinesi hanno dato vita in laboratorio a una scimmia chimerica, che è stata poi uccisa dopo soli pochi giorni di vita. Il risultato dell'esperimento non è però esente da timori etici.

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Un team di scienziati cinesi e inglesi ha appena dato alla stampa su Cell il resoconto di un esperimento controverso che nell'arco delle ultime giornate ha catalizzato sia l'attenzione dei biologi che le proteste degli animalisti e di vari comitati etici.

In questo esperimento, infatti, gli scienziati spiegano come hanno creato in laboratorio una scimmia chimerica, nel cui corpo convivevano due stirpi di cellule completamente differenti appartenute in origine a due embrioni diversi. Queste cellule sono state mescolate tra di loro prima del processo dello sviluppo, formando un feto che presentava una condizione biologica che la scienza definisce chimerismo.

L'esemplare che è nato è, tra l'altro, anche il primo primate chimerico mai creato nella storia e per raggiungere questo obiettivo gli scienziati hanno combinato le cellule staminali appartenenti a due embrioni di Macaca fascicularis. Fino a questo momento, erano state create delle chimere solo tra maiali, topi e capre e nessuno lo aveva realizzato ancora con le scimmie: nei precedenti tentativi gli animali non raggiungevano i livelli di chimerismo necessari, possedendo un contributo davvero basso di entrambe le tipologie di cellule donatrici.

A compiere questo esperimento è stato un team guidato dagli scienziati del CAS Key Laboratory of Primate Neurobiology, il dipartimento di ricerca primatologica dell'Accademia Cinese delle Scienze, ma hanno collaborato anche diversi esperti del Guangzhou Institutes of Biomedicine and Health e dell'Università di Cambridge.

Gli esperti hanno dichiarato che l'ottenimento di questo risultato era atteso da tempo e che probabilmente fornirà nuovi soluzioni da impiegare nella ricerca medica come nella conservazione delle specie.

Sono enormi i dubbi etici che la società civile, e non solo gli animalisti, stanno sollevando sul caso. Diversi attivisti chiedono, ad esempio, che venga reso noto come il comitato bio etico cinese abbia potuto avvallare questo progetto di ricerca, in considerazione degli scandali che si sono susseguiti negli ultimi anni proprio in Cina che riguardavano la biosicurezza dei laboratori e la ripresa di vecchi concetti eugenetici.

Secondo le associazioni che lottano per i diritti degli animali questo test avrebbe infranto tutti i regolamenti nazionali e internazionali qualora fosse stato effettuato negli Stati Uniti o in Europa, dove le norme sul benessere degli animali e la salute dell'uomo sono molto più stringenti. Creare delle scimmie chimera infatti viene considerato da molti scienziati occidentali un tabù, poiché potrebbe essere il primo passo per "costruire" quello che viene definito il primo ibrido uomo-scimmia: una creatura la cui eventuale esistenza presenta grandissimi dilemmi etici e ci pone davanti ad un futuro distopico, dove i più ricchi potrebbero ricorrere alla biotecnologia cellulare per "costruirsi" nuovi organi su misura.

Non è d'altronde la prima volta che simili esperimenti provocano clamore e dissenso. Anche solo considerando gli anni più recenti, sono state centinaia infatti le occasioni di scontro fra i comitati etici occidentali, le associazioni animaliste e i laboratori di tutto il mondo in cui si svolge ancora la sperimentazione animale. Considerando solo le vicende più recenti, per esempio, nel corso dell'ultimo anno la PETA ha criticato aspramente la pratica della clonazione animale all'interno dei laboratori veterinari, definendola come una «moda crudele e passeggera per fare soldi». L'associazione ha anch denunciato il progetto Neuralink di Elon Musk, accusandolo di aver provocato 1500 decessi tra gli animali usati in laboratorio e ha segnalato i danni provocati dagli esperimenti sui gufi della John Hopkins University.

Ad inizio luglio scorso invece la LAV ha denunciato l'acquisto di 4 esemplari di macaco da parte dell‘Universitaria di Bologna, accusata di compiere ancora esperimenti che comprendono la vivisezione, «nonostante la ricerca progredisca giornalmente verso una scienza innovativa non basata sulla sperimentazione animale».

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Come è possibile vedere in queste foto, l’animale chimerico aveva tratti molto peculiari anche sulla superficie del corpo, assenti nei suoi coetanei e nei fratelli.

Il dibattito sulla sperimentazione animale ovviamente è ancora aperto in numerose nazioni del mondo, per quanto siano sempre di più gli enti scientifici nazionali e internazionali che hanno cominciato a delineare dei limiti all'impiego degli animali nella ricerca medica. Fra tutti il National Institutes Of Health degli Stati Uniti si è distinto per il suo approccio moderno, decretando nel 2015  lo stop defintivo alla possibilità di usare scimpanzé e altre specie antropomorfe nei laboratori di ricerca.

Sono sempre di più inoltre gli scienziati che si stanno domandando se sia giusto continuare a sostenere determinati trial clinici, colpevoli a detta loro di causare molta sofferenza negli animali e di essere spesso la causa della morte silente di centinaia di soggetti. Secondo infatti Ajit Varki e Tasha Altheide, due importanti biologi che per primi hanno cominciato a calcolare gli effetti della sofferenza animale anche in termine economici, i primati non umani non sarebbero nemmeno più dei buoni modelli per la ricerca neurobiologica. Secondo la Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione, infine, compiere esperimenti genetici invalidanti come quelli effettuati recentemente sui macachi nei laboratori cinesi va contro i diritti internazionali degli animali.

Il caso della scimmia chimera d'altronde va a corroborare molti di questi timori. Nel corpo del piccolo macaco infatti sono stati osservati diversi tessuti creati da entrambe le linee staminali, in particolare in alcuni organi dell'organismo tra cui il cervello, il cuore, i reni, il fegato, i genitali e il tratto gastrointestinale. Non potendogli però estrarre e studiare gli organi al momento della nascita, gli scienziati cinesi avevano anche persino deciso di modificarne leggermente il DNA, così da favorire la comparsa di caratteristiche aberranti (e a tratti anche disgustose) nel caso in cui le cellule chimeriche avessero contribuito in egual misura a formare gli stessi tessuti.

Tra queste caratteristiche, le più peculiari erano collegate alla pigmentazione delle dita e della pelle, indotte a produrre una proteina fluorescente verde, e la colorazione degli occhi che risaltavano con il loro colore rosso-verde. Inoltre, la percentuale più alta di cellule chimeriche è stata osservata nel cervello, una volta che il giovane macaco – dieci giorni dopo la nascita – è stato soppresso.

Il protocollo usato per creare una scimmia chimerica fa gola a molte aziende farmaceutiche straniere e, come dichiarato dagli stessi autori dell'articolo, l'obiettivo ultimo del loro lavoro è sviluppare una tecnologia in grado d'impiegare una serie di chimere nei laboratori impegnati nella ricerca delle malattie neurodegenerative.

Sono laureato in Scienze Naturali e in Biologia e Biodiversità Ambientale, con due tesi su argomenti ornitologici. Sono un grande appassionato di escursionismo e di scienze e per questo ho deciso di frequentare un master in comunicazione scientifica. La scrittura è la mia più grande passione.
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