Rhesus macaque scimmia Elon Musk

Esperimenti invasivi e mortali condotti sul cervello di 23 scimmie durante una ricerca finanziata dalla Neuralink, società di Elon Musk, all'interno dei laboratori dell'Università della California a Davis. E' quanto ha denunciato, dopo essere venuta in possesso di quasi 600 pagine di documenti rilasciati proprio dagli studiosi ed esperti dell'università, l'associazione animalista Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM).

L'azienda statunitense di neurotecnologie è stata fondata nel 2017 da un gruppo di imprenditori tra cui figura Elon Musk allo scopo di creare microchip cerebrali in grado di ridare facoltà motorie a persone paraplegiche e con gravi del midollo spinale. Alla fine del 2021 Musk aveva dichiarato che il chip stava «funzionando bene nelle scimmie» e che molti test ne confermavano la «sicurezza e affidabilità».

Un quadro molto diverso da quanto emerso attraverso la segnalazione dell'associazione internazionale, secondo la quale i macachi impiegati nella sperimentazione sarebbero soggetti a «estreme sofferenze», fino alla morte, sopraggiunta per 15 dei 23 esemplari coinvolti nel progetto. Proprio a causa della presunta violazione delle leggi statunitensi relative al benessere degli animali impiegati nell'esperimento, la PCRM ha presentato una denuncia federale contro l'Università di Davis. Un colpo dritto al cuore della Silicon Valley.

Era il 2019 quando da Neuralink dichiararono di stare sviluppando un'interfaccia cervello-macchina con l'obiettivo di consentire alle persone con paralisi di «utilizzare direttamente la loro attività neurale per azionare computer e dispositivi mobili con velocità e facilità». Una possibilità che cambierebbe la vita di milioni di persone nel mondo e che era stata presentata al pubblico attraverso il video di un macaco impegnato a giocare a "mind-pong".

Due anni dopo la pubblicazione di queste immagini da parte della Neuralink la realtà della sperimentazione del microchip celebrare appare però ben diversa. La società ha subito risposto alle accuse sottolineando come tutti i nuovi dispositivi e trattamenti medici – tra cui anche i microchip celebrali da loro sviluppati – debbano essere testati sugli animali prima di poter essere sperimentati sugli esseri umani. «Neuralink non è unica in questo senso», sottolinea l'azienda in un lungo post.

L'azienda co-fondata da Musk fa notare poi come «le accuse provengano da persone che si oppongono a qualsiasi uso di animali nella ricerca». Il Physicians Committee for Responsible Medicine è infatti un'organizzazione statunitense che conta oltre 17.000 medici tra i suoi membri, tutti contrari a sperimentazioni animali che portino alla morte di una così alta percentuale di esseri viventi.

Ma ad essere al centro della discussione non è la facoltà di condurre esperimenti sugli animali, ampiamente prevista dalle leggi statunitensi, ma il rispetto del loro benessere. «A Neuralink, siamo assolutamente impegnati a lavorare con gli animali nel modo più umano ed etico possibile», risponde comunque l'azienda.

Ad essere usate nella sperimentazione sono le rhesus macaques, una delle specie di scimmia più utilizzate dalla ricerca scientifica. È stata sfruttata fin dagli anni Cinquanta nella ricerca medica, contribuendo alla scoperta del fattore Rh, allo studio di vaccini contro l'AIDS e a numerose altre indagini sui disturbi neurologici e comportamentali, non ultime, proprio quelle portate avanti da Neuralink.

Il loro largo impiego non è casuale: rhesus macaques e homo sapiens condividono il 97,5% della loro sequenza di DNA. A confermarlo è stato uno studio pubblicato nel 2007 su Science.