Mari e oceani sono ecosistemi fondamentali per il pianeta e la nostra vita dipende dalla loro esistenza in buona salute. Per questo da tempo si è arrivati all’idea di dover proteggere almeno un terzo delle aree marine, non solo per assicurare il rinnovamento degli stock ittici ma soprattutto per la tutela di uno scrigno fondamentale di biodiversità.

La parte liquida del nostro pianeta è tanto importante, se non più, di quanto sia fondamentale la parte terrestre. Tuttavia questo concetto non è ancora entrato appieno nel comune sentire dell’opinione pubblica. Viene compreso il valore del mare delle zone costiere, l’importanza di tutelare i pesci per una questione alimentare ma non tutti conoscono quanto mari e oceani siano una parte determinante, ad esempio, per l’equilibrio climatico dell’intero Pianeta.

Per questa ragione è necessario fare divulgazione su questi temi, cercando di coinvolgere un numero sempre maggiore di persone allo scopo di far crescere la consapevolezza circa la necessità di proteggere anche l’ambiente liquido del nostro pianeta, poco fruibile per i più, ma fondamentale per tutti.

A distanza di circa 30 anni dalla creazione della rete Natura 2000 e dei suoi siti protetti, molte persone conoscono ancora poco l’esistenza di numerose aree tutelate nel Mar Mediterraneo e per questa ragione è nato il LIFE A-MAR Natura 2000. Un progetto italo-spagnolo creato per promuovere le aree marine della rete Natura 2000, un reticolo virtuale che collega tutti i siti più importanti da un punto di vista della conservazione di habitat e specie, al fine di farli conoscere al grande pubblico, valorizzando le loro peculiarità naturalistiche e sensibilizzando sulla loro fragilità.

Tra le iniziative del progetto, che vede capofila Federparchi con la partnership di Triton Research, Fundación Biodiversidad e Lipu, due campagne veliche, un’app sui siti marini Natura 2000, un documentario e diverse attività di citizen science per aumentare il coinvolgimento dei sostenitori del progetto e anche di quanti non hanno mai pensato, sbagliando, di poter fare qualcosa di importante per proteggere mari e oceani.

«Un’indagine conoscitiva che abbiamo condotto nella primavera-estate 2020 – spiega Stefano Picchi direttore esecutivo di Triton Research, responsabile della gestione e della comunicazione del progetto – ha messo in luce da una parte la mancanza di informazioni sui siti marini Natura 2000 e dall’altra come la maggioranza delle persone sarebbe disposta a migliorare il proprio comportamento se fosse a conoscenza della loro presenza in una tale area, riducendo i propri impatti diretti e indiretti sui delicati ecosistemi marini. Per questo, nei prossimi tre anni, nell’ambito di LIFE A-MAR Natura 2000, abbiamo progettato azioni che ci auguriamo possano riscontrare un grande interesse nel pubblico di tutte le categorie e avere una forte eco, al fine di contribuire attivamente alla tutela dei siti marini».

La consapevolezza è alla base di ogni attività di tutela ambientale, per contrastare l’idea che mari e oceani siano non soltanto una risorsa infinita, ma anche un ecosistema in grado di autorigenerarsi di fronte ai continui insulti causati dalle nostre attività e da qualche sciagurata iniziativa.

Proprio in questi giorni, solo per citare l’ultimo caso, si è appreso che il governo brasiliano, nonostante il cambio di presidente che ha visto l’ascesa di Lula, decisamente più attento alle problematiche ambientali dell’ex presidente Bolsonaro, ha affondato al largo delle sue coste, in un punto dove la profondità raggiunge i 5.000 metri, una portaerei militare che non sapeva come smantellare. Così l’enorme nave, con tutto il suo carico di inquinanti, è stata fatta inabissare, proprio come se il mare fosse una gigantesca discarica, con in più il vantaggio di non essere visibile dalla terraferma. Un gesto sconsiderato che testimonia quanto sia importante la messa in campo di tutte le azioni necessarie alla tutela degli ecosistemi marini. Per impedire che in futuro si continui a considerare la parte liquida del nostro pianeta come quella meno importante per l’equilibrio ambientale.