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21 Novembre 2022
11:19

Carlo III dice addio al foie gras: il re lo vieta definitivamente da tutte le tavole reali

La svolta del re d'Inghilterra, Carlo III: il divieto di mangiare foie gras, considerato una vera e propria “tortura in scatola” dagli attivisti per i diritti degli animali, se prima era limitato alle residenze dell’ex principe di Galles, ora si estenderà a tutte le proprietà della Corona.

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In passato non lo ha affatto disdegnato ma da anni ormai ha deciso di cancellarlo dalla sua tavola e nel 2008 ordinò agli chef di Clarence House di non usarlo mai più.

Ora la svolta: il divieto, prima limitato alle residenze dell’ex principe di Galles, si estende a tutte le proprietà della Corona. Re Carlo III ha bandito dalla tavola reale il foie gras, considerato una vera e propria “tortura in scatola” dagli attivisti per i diritti degli animali.

A diffondere la notizia la Peta, "People For The Ethical Treatment of Animals”, alla quale il sovrano ha inviato una lettera per informarli di aver messo definitivamente al bando l’acquisto e la preparazione del foie gras da Buckingham Palace al Castello di Windsor, da Sandringham a Hillsborough.

Una presa di posizione che nasce dallo spirito ambientalista del Re che lotta ormai da diversi anni in favore di standard più elevati e naturali sia in ambito agricolo sia  dell’allevamento. Tra i vari racconti su di lui, c’è anche quello secondo cui, nella sua fattoria biologica Duchy Home Farm, all’interno della residenza di Highgrove House, sarebbe solito parlare con le galline.

La Peta, in risposta a quest’azione chiesta da tempo da tutte le organizzazioni animaliste, ha inviato al re un cesto di “faux gras” vegano come gesto di gratitudine.

«Finalmente una buona notizia – ha commentato Elisa Allen, vicepresidente del Peta – La nostra speranza adesso è che altri seguano l’esempio del Re eliminando a partire da questo Natale e oltre, il foie gras, un prodotto spregevole ottenuto ingozzando letteralmente anatre e oche per far gonfiare a dismisura il loro fegato prima di macellarle».

La Peta, sull’onda dell’entusiasmo, ha chiesto anche al Royal più green di tutta la famiglia di non usare pellicce d'ermellino sintetiche per l’incoronazione che si svolgerà il prossimo 6 maggio. Se Carlo III ci stia pensando non si sa, ma potrebbe anche essere possibile, visto il suo amore per gli animali condiviso con la moglie Camilla. Amore che ha visto arrivare a corte i loro due Jack Russell adottati in canile.

In Europa il foie gras è prodotto solo da 5 paesi: Bulgaria, Spagna, Ungheria, Belgio e Francia, naturalmente, che da sola produce circa l’80% del foie gras consumato ed esportato in tutto il mondo. Sì, perché il paradosso è che nei Paesi in cui la produzione è vietata, tra i quali c’è anche l’Italia, vendita ed esportazione sono consentite.

La modalità in cui viene prodotto il foie gras è una vera e propria barbarie. Se, infatti, tutti gli animali rinchiusi in allevamento soffrono, le immagini riprese di nascosto dalle telecamere delle associazioni animaliste in quelli di oche e anatre, mostrano una vera e propria tortura. I poveri volatili, oltre ad essere rinchiusi in gabbia o in capannoni sovraffollati, sono sottoposti ad ulteriori sofferenze causate dall’alimentazione forzata.

Questo prodotto considerato di lusso, infatti, si ottiene nutrendo gli animali imprigionati con enormi razioni di mais che vengono inserite direttamente nello stomaco mediante un lungo tubo metallico. Al termine di questo trattamento di ingozzamento, che si chiama “gavage”, il fegato di ogni animale diventa 10 volte più grande. A questo punto sono pronte per essere macellate.

Un metodo che, anche chi non ha a cuore gli animali, mai si sognerebbe però di descrivere come trattamento umano. E, invece a sorpresa, lo ha descritto proprio così, lo scorso 15 febbraio il Parlamento europeo che ha approvato la relazione sul benessere degli animali in cui dice che la produzione è basata su procedure di allevamento rispettosa dei criteri di benessere animale. E che la pratica dell’alimentazione forzata è rispettosa dei «parametri biologici degli animali e dei criteri di benessere».

Non sorprende quindi che il foie gras venga commercializzato anche nei Paesi dove è vietata la produzione. Tornando al Regno Unito, per esempio, il divieto è entrato in vigore nel 2006, ma questo non impedisce al Paese di importarne ancora 200 tonnellate ogni anno.

E in Italia, dove la produzione è vietata dal 2007 e dove anche diverse catene di supermercati hanno scelto di non venderlo più, l’importazione e la commercializzazione è comunque significativa.

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Simona Sirianni
Giornalista
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