Intervista a Francesco Tresso
Assessore con delega al Benessere Animale del Comune di Torino
©Stray Dogs International Project
in foto: ©Stray Dogs International Project

Pochi giorni fa su Kodami abbiamo raccontato la storia dei "Cani dell'Inps" di Torino. Un gruppo di cani randagi che, da molti anni, viveva in una zona a Nord della città, senza farsi notare eccessivamente dagli abitanti, i quali ne erano a conoscenza pur senza incontrarli quasi mai. Nell'ultimo periodo, però, il quartiere ha cambiato forma rapidamente e, a causa di un insieme di fattori, i cani hanno preso l'abitudine di avvicinarsi sempre più spesso all'uomo.

Fino ad ora, il Comune non si era mai attivato, anche solo per prevenire i possibili conflitti in questo ambiente rinnovato ma negli ultimi mesi ci sono arrivate le segnalazioni di alcuni accalappiamenti avvenuti proprio in questa zona e i cani recuperati sul territorio sono stati trasferiti all'interno dei box di un canile, nonostante alcune associazioni tentassero di dialogare con il Comune da molto tempo, con l'obiettivo di mettere in atto soluzioni pratiche.

Ne abbiamo parlato con Francesco Tresso, Assessore con delega al Benessere animale del Comune di Torino,  il quale dopo la pubblicazione del nostro articolo ci ha contattati e ha voluto raccontare la sua versione dei fatti, dichiarando di non essere a conoscenza degli accalappiamenti degli ultimi mesi, avvenuti senza alcuna autorizzazione comunale.

Era già a conoscenza delle ultime evoluzioni riguardo i "cani dell'Inps" nel parco dell'Arrivore?

Stiamo parlando di una situazione estremamente nota in città da anni. Bisogna però considerare che l'ambiente all'interno del quale vivono questi cani sta cambiando rapidamente e sono proprio questi cambiamenti a rendere la situazione particolarmente complessa. Parliamo, ad esempio, della nuova costruzione di un grande supermercato: una scelta che porta inevitabilmente all'afflusso di molta gente in zona. Non dimentichiamo inoltre che, pochi anni fa, è stato svolto lo sgombero di un campo nomadi di dimensioni importanti. In seguito a questo intervento, sono apparsi nuovi cani di cui prima non si sapeva nulla e, ad oggi, non abbiamo quindi un censimento che ci permetta di sapere quanti sono.

Come pensate di intervenire per far fronte a queste complessità?

Ho iniziato il mio mandato solo pochi mesi fa ma in collaborazione con gli uffici comunali di riferimento, l'Asl veterinaria e la Polizia Municipale abbiamo già costituito un gruppo di lavoro per intervenire attivamente e impedire che il potenziale conflitto tra le persone e i cani si concretizzi. Nei mesi scorsi ho svolto anche un incontro con le associazioni animaliste ENPA e OIPA, le quali hanno trascorso, però, la maggior parte del tempo a discutere tra loro su quale fosse il modo corretto per intervenire.

Gli accalappiamenti degli ultimi mesi sono stati svolti nell'ambito del progetto comunale?

Non ero a conoscenza dell'accalappiamento di cani adulti. L'unica notizia che ho ricevuto risale a circa un mese fa ed è quella della cattura di una cucciolata, sempre nella stessa zona, ma non abbiamo idea di chi sia il responsabile. Posso assicurare che non si è trattato di attività svolte dal Comune e che non ne siamo in alcun modo responsabili. Il recupero non è stato autorizzato da noi, anche perché i cuccioli sono stati separati dalla madre che si trova invece ancora in libertà. Le attività del nostro gruppo di lavoro per la gestione dei "Cani dell'Inps" in questo periodo si stanno concentrando proprio sul problema dell'accalappiamento: non siamo ancora riusciti a trovare il modo per narcotizzarli e trasferirli, tutelandone il benessere.

Se la proposta del Comune è quella di trasferirli altrove, significa che è già stato individuato un luogo ideale?

Sì, si tratta solo di mettere in pratica un progetto che, di fatto, già esiste. Stiamo parlando di cani che non sono in alcun modo compatibili con un'idea di adozione in famiglia, perché sono praticamente selvatici e non hanno rapporti concreti con altri cani o con gli esseri umani. La nostra idea è quindi quella di recintare un'area nei pressi del vecchio canile municipale di Via Germagnano, dove i cani potranno continuare a vivere in sicurezza, senza rischiare di entrare in conflitto con gli esseri umani.

Considera realizzabile la proposta di Stray Dogs International Project che prevederebbe la costruzione di un sistema di recinti nella zona in cui si trovano oggi i "Cani dell'Inps" con il duplice obiettivo di ridurre i conflitti con la popolazione e renderli una risorsa per chi studia il comportamento animale?

Ho scoperto di questa proposta attraverso Kodami e non ne ero a conoscenza prima d'ora. Personalmente la ritengo un'idea non realizzabile ma non rifiuto il dialogo con nessuno, quindi sono pronto a fissare un appuntamento per parlarne. A mio parere, è impossibile pensare di mantenerli nel Parco dell'Arrivore, dove si trovano ora, anche se si creasse un recinto, come proposto da loro. Nella realizzazione di un progetto di questo tipo bisogna anche immedesimarsi nelle persone che sono spaventate dalla loro presenza. Se in futuro dovesse avvenire un'aggressione, la responsabilità sarebbe mia che ho scelto di non intervenire con il trasferimento. Il Comune di Torino desidera recuperare la zona e una proposta così non trova spazio nella gestione urbana concreta che stiamo realizzando.