Allevati e ingrassati con ghiande, noci e castagne per la macellazione e il consumo umano: 20 ghiri sono stati sequestrati nei giorni scorsi durante una perquisizione effettuata dai carabinieri della Compagnia di Bianco, in provincia di Reggio Calabria.

I ghiri sono una specie che non può essere né catturata né detenuta né cacciata, e questo è l'ennesimo intervento di questo genere in Calabria, regione in cui la caccia e la cattura dei ghiri, uccisi per essere poi mangiati, è molto diffusa. L’intervento dei carabinieri è scattato dopo una serie di indagini che hanno portato alla denuncia di una persona per la violazione dell’articolo 30 lettera ha della legge 157/92, che prevede anche una multa sino a 1.549 euro per chi «abbatte, cattura o detiene specie di mammiferi o uccelli per cui la caccia non è consentita». È scattato inoltre la denuncia per i reati previsti agli articoli 624 e 625 del codice penale (furto aggravato) alla luce del fatto che non aveva licenza di caccia.

I ghiri e l'ombra delle cosche

I ghiri, su disposizione del tribunale di Locri, sono stati rimessi in libertà in ambiente boschivo. Il sequestro segue quello effettuato dieci giorni fa a Delianuova, sempre in provincia di Reggio Calabria, dai carabinieri della stazione locale e dal Nucleo Eliportato Cacciatori Calabria. In quell’occasione erano stati trovati oltre 200 ghiri uccisi, congelati e chiusi in pacchetti di plastica altri tenuti in gabbia che avrebbero con tutta probabilità fatto la stessa fine, insieme con oltre 700 piante di marijuana. Una conferma, spiegano i volontari del Gruppo Adorno Antibracconaggio, di quanto sia diffusa in Aspromonte, anche nel territorio dell’omonimo Parco Nazionale, la caccia abusiva a questi piccoli mammiferi. Su cui incombe anche l’ombra della criminalità organizzata: per i malavitosi i ghiri rappresentano un piatto prelibato, perché quando vengono serviti durante un banchetto è sinonimo del raggiungimento di grandi accordi o affari.

Il ghiro oggi viene cacciato illegalmente in tutta la Calabria: sia a Rossano, sullo Ionio, sia sulla Sila, a San Giovanni in Fiore, sia sul Tirreno, a Orsomarso. Nelle Serre, tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria, c’è poi un’area dove questa tradizione è molto radicata, tra i Comuni di Guardavalle, Santa Cristina dello Ionio, Nardodipace, Serra San Bruno, Stilo e Bivongi. Secondo Lav solo a Guardavalle ne vengono catturati circa 20.000 esemplari ogni anno, per una vendita che oscilla intorno ai 5 euro l’uno.

Il ghiro (Glis glis) è stato inserito tra le specie protette nella Convenzione di Berna, ratificata in Italia nella Legge 157/1992: «la Convenzione sulla Conservazione della Vita selvatica e degli Habitat Naturali ha come obiettivi la conservazione della flora e della fauna selvatiche e degli habitat naturali e la promozione della cooperazione fra Stati. Inoltre, essa presta particolare attenzione alle specie minacciate e vulnerabili, incluse quelle migratorie. La Convenzione include 4 allegati: specie vegetali strettamente protette (I), specie animali strettamente protette (II), specie animali protette (III), strumenti e metodi di uccisione, cattura o altro tipo di sfruttamento vietati (IV)».

Calabria, fermato un bracconiere: ha ucciso 17 ghiri, una specie protetta e a stagione venatoria chiusa