Caccia
in foto: Caccia

Sette persone denunciate e 254 uccelli morti sequestrati insieme con decine di trappole, reti e armi: è il bilancio dell’operazione anti bracconaggio che i Carabinieri del Cites hanno condotto nelle valli lombarde, tra le province di Brescia e Bergamo, insieme con i volontari della Lipu e di altre associazioni che si battono per la tutela animale.

L’operazione è stata ribattezzata “Balia Nera” in riferimento agli esemplari di una delle specie di uccelli rinvenute, balie nere appunto. Tra le altre uccise illegalmente dai bracconieri pettirossi, scriccioli, passere scopaiole, frosoni, verdoni e fringuelli: ben 92 quelle particolarmente protette. Il blitz è stato condotto in uno dei “black spot” più impegnativi individuati dal Piano nazionale antibracconaggio, snodo fondamentale lungo le rotte migratorie dei piccoli passeriformi che, in questo periodo, si spostano dalle aree di nidificazione del Nord Europa per raggiungere le aree di svernamento, più a sud nel bacino del Mediterraneo e in Africa. E neppure la scelta del periodo in cui entrare in azione è stato casuale: in queste settimane sono decine le specie di uccelli che sorvolano i cieli italiani percorrendo le rotte migratorie.

Le sette persone al centro dell’operazione sono state denunciate per maltrattamento animale, attività venatoria, armi e contraffazione dei sigilli dello Stato. Oltre agli uccelli, i militari hanno sequestrato anche 241 mezzi di caccia illegali tra cui 219 trappole “Sep”, 14 reti per uccellagione, 8 trappole “prodine”, una pinza e un punteruoloper la contraffazione degli anelli identificativi inamovibili, un fucile e 253 cartucce a munizione spezzata non custoditi e un richiamo acustico elettromagnetico. Gli uccelli superstiti sono stati affidati al centro di recupero animali selvatici “Oasi WWF Valpredina” di Bergamo, dove resteranno sino a quando non si saranno completamente ristabiliti e potranno essere rilasciati in natura.

Fondamentale nel portare a termine l’operazione è stato l’utilizzo di un drone, con cui è stato possibile denunciare una persona che catturava prispoloni usando un richiamo elettroacustico e richiami vivi, imprigionandoli attraverso l’utilizzo di trappole a caduta: «Nella stagione autunnale migliaia di piccoli uccelli migratori si concentrano nei “colli di bottiglia” costituiti dai valichi montani delle valli bresciane e bergamasche, restando vittime delle micidiali trappole dei bracconieri – conferma Aldo Verner, presidente della Lipu – Per fronteggiare quella che chiamiamo una pratica particolarmente violenta e insensata, chiediamo la piena applicazione del Piano anti bracconaggio nazionale, il rafforzamento delle pene per i bracconieri e una vigilanza forte e presente tutto il territorio interessato da parte delle forze dell’ordine alle quali, peraltro, offriremo sempre la nostra collaborazione».

Da tempo le associazioni chiedono che vengano aumentati gli sforzi per attuare e applicare in modo incisivo il Piano nazionale anti bracconaggio, approvato nel 2017: «In Italia, nonostante il grande impegno di forze dell’ordine e associazioni, il bracconaggio continua a rappresentare una vera e propria piaga per la fauna selvatica – sottolineavano a inizio 2020  Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia – Solo negli ultimi mesi si sono registrati abbattimenti di specie di altissimo valore conservazionistico quali capovaccaio, ibis eremita, aquila di Bonelli, lanario, per non parlare degli enormi traffici di uccelli da richiamo scoperti grazie alle recenti operazioni condotte dai Carabinieri forestali. Gli sforzi e gli investimenti messi in campo per contrastare il bracconaggio, al fine di non essere vanificati, necessitano di adeguati strumenti, anche normativi, di cui attualmente il nostro ordinamento è sprovvisto. Per rispondere in maniera adeguata al crescente aggravamento di questa situazione è necessario compiere un vero e proprio “salto di livello”, operativo e normativo, che è esattamente l’obiettivo perseguito dal piano d’azione».