cane gatto veterinario

Si avvicina per molti italiani il momento di pensare alla dichiarazione dei redditi, e il 2022, proprio come i due anni precedenti, è stato un anno caratterizzato da bonus e agevolazioni governativi istituiti per ammortizzare alcune spese o incentivare l’acquisto di beni e servizi. Anche per quest’anno è stato confermato, tra quelli dedicati alla mobilità sostenibile e alla riqualificazione energetica,  il bonus animali domestici, noto anche come bonus veterinario, l’agevolazione fiscale pensata per aiutare a sostenere le spese legate alla cura e all’assistenza di cani, gatti e altri animali con cui si condivide la vita.

Il bonus animali domestici è stato confermato dalla legge di bilancio, che ha anche innalzato la soglia massima: a oggi è possibile avere una detrazione fiscale del 19% su un massimo di 550 euro (contro i 500 dello scorso anno) investiti nel 2021 per le spese veterinarie. Tenuto conto della franchigia fissa – 129,11 euro – da sottrarre, la detrazione fiscale va calcolata su un importo massimo di 420,89 euro, per un totale di 79,96 euro (arrotondati a 80 euro) risparmiati.

Chi può chiedere il bonus animali domestici

Tutti i cittadini possono accedere all’agevolazione (non è necessario avere un determinato Isee), ma è indispensabile che il cane e il gatto siano dotati di microchip che attesti l’appartenenza a un nucleo familiare e che siano iscritti all’anagrafe canina. Tutte le spese sostenute devono inoltre essere tracciabili, il che significa che il pagamento dovrebbe essere elettronico, avvenire con versamento bancario o postale oppure dimostrato da ricevute fiscali.

Per fare un esempio pratico, se nel 2021 il cane o il gatto sono stati sottoposti a un intervento chirurgico o ad altre procedure e visite mediche, e la spesa è stata pagata con carta di credito, bancomat o bonifico, dal totale verrà decurtato e rimborsato il 19%. In alternativa è necessario presentare tutte le ricevute fiscali relative ai pagamenti in contanti. Bisogna inoltre essere cittadini residenti sul territorio italiano, e anche se si convive con più di un animale il bonus può essere chiesto una volta sola.

L’Agenzia delle Entrate ha inoltre sottolineato che dall’agevolazione sono escluse le spese sostenute per gli animali tenuti nell'esercizio di attività commerciali o agricole e quelli destinati alla riproduzione o consumo alimentare.

Come chiedere il bonus animali domestici

Per fare richiesta di detrazione non deve fare altro che compilare il modulo presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate e ottenere il rimborso. La detrazione riguarda le visite specialistiche e veterinarie, gli interventi di chirurgia, gli esami di laboratorio e l’acquisto di farmaci specifici, mentre le spese sostenute per l’acquisto di farmaci senza prescrizione, cibo e mangimi per animali non sono detraibili.

I veterinari, dal canto loro, devono trasmettere all'Agenzia delle Entrate i dati delle spese sostenute dai contribuenti nel periodo d'imposta oggetto di dichiarazione, così da poter predisporre il modello precompilato. Nei modelli 730/2022 precompilato e Redditi PF 2022 precompilato, il contribuente può quindi già trovare le spese sostenute. Per fare richiesta è necessario compilare il modulo presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, in alternativa è possibile chiedere assistenza ai Caf o a un commercialista.

L’appello delle associazioni: «Il governo preveda bonus e agevolazioni più corposi»

Il bonus, come detto, ha l’obiettivo di aiutare le persone che convivono con un animale a sostenere spese che in alcuni casi incidono parecchio sul budget familiare, e va parzialmente incontro alle richieste che da tempo ormai le associazioni avanzano anche per incentivare le adozioni da canili e rifugi. Già nel 2020 la Lav aveva chiesto l’istituzione di un bonus una tantum per ammortizzare le spese veterinarie (previa iscrizione all’anagrafe) e di un contributo per chi decide di adottare da un rifugio, proponendo 1.000 euro per adottanti con redditi fino a 55mila euro e di 500 per chi ha reddito superiore. Soldi da spendere esclusivamente per l’acquisto di cibo e cure e assistenza veterinaria, che dovrebbero aggiungersi alle agevolazioni fiscali tra cui appunto la detraibili delle spese veterinarie.

«Quelli che proponiamo sono interventi a favore degli animali, dei cittadini ma anche delle casse pubbliche – aveva detto Roberto Bennati, direttore generale della Lav – Le amministrazioni locali spendono infatti 130 milioni di euro per la gestione degli animali randagi, non sempre assicurando loro il benessere dovuto. La convivenza tra cittadini e animali è da anni svantaggiata dal carico fiscale e dalle norme che regolano il settore farmaceutico e veterinario».

Il timore delle associazioni, infatti, è che la crisi generata dalla pandemia di Covid-19 possa avere conseguenze sulla convivenza tra esseri umani e animali domestici, incentivando gli abbandoni, che la pandemia non ha fermato, o i casi di maltrattamenti e negligenza dettati principalmente dall’indigenza. Fornire un contributo economico alle famiglie potrebbe quindi aiutarle a sostenere le spese per le cure veterinarie, per l'applicazione del microchip e in generale per il mantenimento di un animale, che si tratti di cibo o di altri beni di prima necessità.

Il governo non ha ancora adottato nuovi bonus in questo senso, ma ha confermato l’agevolazione relativa alla detrazione fiscale innalzando la soglia massima da 500 a 550 euro: «Si tratta sicuramente di un passo avanti – ha detto Piera Rosati, presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – ma auspico che si possa fare ancora di più in futuro. In particolare abbattendo l’Iiva sulle prestazioni veterinarie e sul cibo per animali, dato che queste spese rappresentano una voce che pesa molto nel bilancio di tante famiglie».