A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale

Il consumo alimentare di prodotti di origine animale come carne, latte, formaggi, uova, e loro derivati sta cambiando nel tempo. Per semplificare potremmo distinguere i consumatori in tre pratiche categorie: chi ne ha abbandonato totalmente o parzialmente il consumo (vegetariani e vegani), chi non ha influenzato il proprio stile alimentare e chi ne ha orientato le scelte, consumando principalmente o esclusivamente prodotti derivanti da allevamenti certificati per il benessere animale o biologici.

Tra questi ultimi, ci sono i consumatori che si orientano verso gli “allevamenti etici”. Cerchiamo di capire meglio cosa sono.

Cosa si intende per allevamento etico?

La maggior parte dei prodotti di origine animale presenti sul mercato al giorno d’oggi deriva dagli allevamenti intensivi dove gli animali sono costretti a vivere in una condizione artificiale di profonda sofferenza. È ormai dimostrato che questa tipologia di allevamento è una delle cause dirette del surriscaldamento globale, del consumo e dell’inquinamento idrico, della degradazione del suolo e alla deforestazione.

Molte persone, che non vogliono rinunciare però al consumo dei prodotti di origine animale, chiedono quindi un’alternativa. L’allevamento etico è un tipo di allevamento che si impegna a favore del benessere animale e per la produzione di alimenti sani, con regole aziendali che vanno oltre i marchi di qualità come il biologico. Ad oggi ci sono infatti grandi allevamenti intensivi che sono certificati come "biologici" ma ciò non basta a garantire una produzione etica dei prodotti.

Gli allevamenti etici non sono rappresentati da un marchio di qualità certificato e disciplinato a livello comunitario o nazionale, come avviene per il marchio biologico, ma stanno prendendo sempre più piede, anche se ancora marginalmente conosciuti.

In Italia, esiste la rete “Allevamento Etico”, ovvero un’associazione di produttori che propone un elenco e una recensione degli allevamenti a cui rivolgersi per consumare la carne in maniera rispettosa dell’ambiente e, per quanto possibile, degli animali.

Come sottolineano i promotori “sono metodi di allevamento dove l’attenzione per le esigenze etologiche e comportamentali dell’animale sono alla base del rapporto uomo-animale allevato, così come il rispetto dell’ambiente e l’attenzione verso un’elevata qualità del prodotto”.

Come funziona l'allevamento etico

Il concetto di eticità applicato a un sistema di allevamento va interpretato come assenza dello sfruttamento intensivo degli animali e della non curanza delle loro esigenze etologiche.

L’obiettivo non è solo quello di rispettare le 5 Libertà a tutela del benessere della specie e dell’individuo allevato come sono state stilate nel "Rapporto Brambell” (1. Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione; 2. Libertà di avere un ambiente fisico adeguato; 3. Libertà dal dolore, dalle ferite, dalle malattie; 4. Libertà di manifestare le proprie caratteristiche comportamentali tipiche della specie; 5. Libertà dalla paura e dal disagio. stilate  considerato come “essere senziente”, ma prevede altri standard).

La scelta della razza deve essere oculata in base all’ambiente in cui si colloca l’azienda e, quando possibile, deve essere autoctona o con necessità di conservazione o reintroduzione.

Le mutilazioni degli animali sono generalmente non praticate (cosa che avviene invece negli allevamenti intensivi) come ad esempio i denti e la coda dei maialini e il becco e gli speroni negli avicoli. In alcuni casi rimangono vigenti la decornazione dei bovini e la castrazione dei suinetti maschi.

La gestione delle fasi di nascita e allattamento fino allo svezzamento deve favorire il legame madre/figlio.

Gli animali devono vivere in libertà, e non in gabbie e stabulari, quindi allo stato brado o semibrado e devono essere liberi di poter pascolare. Le zone di riposo al chiuso devono essere confortevoli e pulite, garantire un adeguato riparo e una adeguata ventilazione tutto l’anno e poter permettere agli animali di manifestare il loro comportamento di specie.

In questi allevamenti si prediligono le cure naturali per la salute degli animali, riducendo al minimo i trattamenti antibiotici ed escludendo, per quanto possibile, gli antiparassitari di origine chimica.

Il personale deve essere adeguatamente formato e presente in numero sufficiente, sia per il mantenimento quotidiano degli animali ma anche per poter favorire una corretta relazione uomo-animale.

Nell’allevamento etico si prova a fare attenzione anche ad altre fasi estremamente sensibili dell’allevamento animale: il trasporto e la macellazione.

Si richiede che il trasporto dell’animale al macello sia effettuato nelle condizioni di maggiore tranquillità per gli animali, scegliendo macelli vicini all’allevamento, per evitare le lunghe distanze. Alcune condizioni di particolare merito, sono poi riconosciute dal Manifesto dell’allevamento etico, tra queste la macellazione direttamente in struttura e l’accompagnamento degli animali da una persona conosciuta fino allo stordimento.

Oltre la ricerca di alti standard di benessere animale, le aziende devono poter garantire al consumatore la qualità del prodotto e questo avviene fin dall’alimentazione dell’animale. Infatti almeno la metà degli alimenti utilizzati devono essere prodotti direttamente in azienda. Nel caso, invece, di alimenti non prodotti in azienda questi devono provenire da una filiera corta e assolutamente non OGM.

I possibili equivoci dell'allevamento etico

L’allevamento etico è quindi una designazione auto-attribuita dagli allevatori cui può far garante l’etichetta “Allevamento Etico”, menzionata precedentemente. Il benessere animale, umano e ambientale sono gli obiettivi di questo tipo di allevamento e dei consumatori che non vogliono rinunciare al consumo di prodotti animali.

Quando si parla di etica però è tutto molto più complesso di ciò che può sembrare e riteniamo corretto fare alcune riflessioni rispetto alla vita degli animali e le scelte consapevoli.

Alcune correnti, rappresentate principalmente dal veganismo, ritengono che l’allevamento etico non possa esistere e che sia concettualmente sbagliato. Secondo queste, le giustificazioni etologiche e scientifiche non esulano gli animali dallo sfruttamento e dalla morte per mano dell’uomo ma, al contrario, le alimentano rendendole maggiormente accettabili.

Riteniamo importante fare un’altra digressione, rispetto al possibile equivoco in cui si può cadere come consumatori. Nella realtà, specialmente quando si acquista presso la Grande Distribuzione Organizzata si può essere tratti in inganno. Oggi numerose etichette, assolutamente non disciplinate e frutto della fantasia commerciale, spuntano continuamente sul mercato, come “naturale”, “bio”, “fresco di allevamento”, eccetera.

Molte di queste rischiano quindi di chiamare l’attenzione sul prodotto, date le nuove tendenze verso una produzione più attenta e sostenibile, ma potrebbero non avere nessun significato e non essere rappresentative di allevamenti realmente differenti. Ultimamente sono nati grandi dibattiti anche sull’etichetta sul benessere animale, tanto desiderata in Europa, però possibile fonte di inganno e probabilmente concettualmente criticabile.

Attenzione poi, questa tipologia di allevamento esiste per solo per le carni (specialmente bovine e suine) e in parte per le uova. Non esiste per il pesce ed è di reale difficile applicazione per il latte e i suoi derivati.

Chi è mosso da un desiderio di cambiamento deve perciò stare con gli occhi ben aperti. Si consiglia sempre di svolgere ricerche approfondite piuttosto che di cadere nella trappola del consumismo ingannevole e, se possibile, recarsi in azienda a conoscere il produttore e vedere con i propri occhi l'allevamento. Questo può essere anche un modo per fare una scampagnata e comprare a km zero, sostenendo l'economia locale.