La scorsa settimana, HSI Humane Society International/Europe ha consegnato al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica 4.200 cartoline firmate da cittadine e cittadini italiani per sollecitare il Ministro Gilberto Pichetto Fratin a vietare l'importazione, l'esportazione e la riesportazione, da e verso l'Italia, di trofei di caccia ottenuti da animali appartenenti a specie protette a livello internazionale.

Un invito al nuovo Governo, appena insediato, a riprendere la riflessione sul problema della pratica della caccia che ogni anno uccide migliaia di animali a rischio estinzione solo per portarne a casa parti del corpo da esporre come trofei e verso cui la stragrande maggioranza degli italiani si è dichiarata contraria.

«L’idea – spiega la Direttrice per l’Italia di HSI/Europe Martina Pluda a Kodami – è nata perché con il cambio di governo è decaduta la prima proposta di legge alla quale avevamo collaborato con i Cinque Stelle. Quindi, è stato necessario rimettere questo argomento al centro dell’agenda politica».

Anche l'Italia importa trofei animali: per questo è necessario intervenire

Secondo HSI «tra il 2014 e il 2020, l’Italia ha importato legalmente 437 trofei di caccia provenienti da specie di mammiferi protette a livello internazionale – come ippopotami, elefanti e leoni – nonostante l’86% degli Italiani si opponga a tale pratica».

E proprio elefanti, ippopotami e leoni si sono trasformati nei testimonial delle cartoline che gli italiani sono stati invitati a firmare con lo slogan "È tempo di cartoline, non di trofei di caccia, da inviare dall'estero!". «Abbiamo pensato che, se da un lato ci può essere un intervento a livello parlamentare, lo stesso può accadere anche a livello ministeriale – spiega ancora la Pluda – Quindi abbiamo voluto coinvolgere il Ministro dell’ambiente per attivarsi e mettere in atto il divieto. Grazie ai sostenitori abbiamo raccolto più di 4200 firme e dopo aver stampato le cartoline le abbiamo consegnate direttamente al ministero in una buca delle lettere appositamente costruita. Malgrado le richieste non abbiamo avuto udienza ma abbiamo potuto consegnarle e ora attendiamo risposta e disponibilità in incontrarci per approfondire il tema».

HSI lavora da diverso tempo per contrastare la caccia al trofeo. Già nell’ottobre 2021 aveva dato il via alla campagna #NotInMyWorld per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sui governi degli Stati membri dell’Unione Europea con l’obiettivo di un divieto totale di importazione ed esportazione dei trofei di caccia. Poi, il 2 marzo di quest’anno, alla Camera dei Deputati a Roma in occasione del World Wildlife Day aveva presentato la proposta di legge  firmata Cinque Stelle, poi decaduta con la fine del Governo.

«Ma l’onorevole Brambilla ha presentato una proposta di legge dello stesso tenore già nei primissimi giorni del nuovo Parlamento – continua la la Direttrice per l’Italia di HSI/Europe – Per questo abbiamo voluto mandare un forte segnale anche al nuovo ministro dell’Ambiente con l’invio delle cartoline che erano state firmate su un’apposita piattaforma online: sappiamo dai sondaggi che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria alla pratica della caccia al trofeo e che il 74% è a favore di un divieto di importazione e esportazione di trofei di caccia da e per l’Italia».

La proposta di legge presentata durante la scorsa legislatura e quella recentemente riproposta in Parlamento, sono state elaborate proprio per rispondere alle criticità legate al coinvolgimento dell’Italia nella caccia al trofeo, sollevate dal rapporto pubblicato nel 2021 da HSI/Europe. «Il rapporto evidenzia anche il ruolo prominente in questa pratica dell’Unione Europea, che risulta il secondo importatore mondiale di trofei di caccia dopo gli Stati Uniti, compresi quelli di specie minacciate e in via di estinzione».

Caccia a trofeo e biodiversità: un legame diretto

Malgrado le indicazioni che arrivano dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) a causa del calo demografico, moltissime specie continuano ad essere cacciate per divertimento e questa pratica, seppur considerata legale in alcuni paesi, mette seriamente a rischio la loro conservazione.

«Uno dei grandi temi assenti alla Cop 27 è stata la biodiversità – sottolinea Martina Pluda – e la caccia al trofeo mina proprio la sopravvivenza di diverse specie. Irresponsabile permettere all’élite ricca di sparare per divertimento. Ormai è giunto il tempo per l’Italia e per molti altri paesi, soprattutto occidentali come gli stati membri dell’Unione Europea, di chiudere le proprie porte a questi macabri oggetti».

Secondo la direttrice di HSI Italia, infatti, questa pratica che porta ogni anno migliaia di persone in tutto il mondo ad acquistare pacchetti turistici ad hoc per brevi vacanze all’insegna di un divertimento macabro e dannoso per l’ambiente, è indubbiamente da annoverare tra le attività umane che mettono a repentaglio la presenza sulla terra di specie animali fondamentali per la conservazione della biodiversità. «La caccia al trofeo e l’importazione dei trofei sono una pratica legale ma anti-etica su moltissimi piani. Una pratica crudele nei confronti degli animali che ne sono vittime, dannosa per gli sforzi per la conservazione delle specie. Inoltre, è una formula che perpetua una narrativa coloniale del cacciatore bianco che porta benessere ai locali. Ma sappiamo bene che non è così. Così come sappiamo bene che turismo fotografico ed ecoturismo sono molto più redditizi. È ora di aprire gli occhi e agire con responsabilità per tutelare la biodiversità, la fauna selvatica e tutta una serie di animali a rischio estinzione».

Paesi Bassi, Belgio e Francia hanno già cominciato a vietare

L’Italia non sarebbe sola in questo percorso. Infatti la triste e dannosa abitudine, purtroppo comprovata, di europei e italiani di recarsi regolarmente all’estero per uccidere specie protette e portarne a casa parti del corpo come “souvenir” da esporre come suppellettili, tavolini, tappeti o decorazioni d’interni, ha portato già diversi paesi della EU ha intraprendere delle iniziative che vanno di pari passo alla petizione lanciata da HSI/Europe in Italia che ha finora raccolto più di 43.000 firme.

«In altri paesi ci sono stati già moltissimi progressi, quindi per l’Italia si tratterebbe di allinearsi: nei Paesi Bassi e in Francia sono stati messi al bando alcune tipologie di trofei. Il Parlamento federale Belga ha approvato una risoluzione che esorta il governo a sospendere l’autorizzazione all’importazione ai trofei di caccia mentre il Ministero dell’Ambiente tedesco ha espresso intenzione di limitare importazione. Quindi non saremmo un caso isolato. Inoltre, qualche settimana fa il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede di vietare in tutti i paesi del UE l’importazione dei trofei di caccia. Sarebbe un’azione allineata con un sentimento collettivo europeo sul tema».

Per questo l’augurio è che il ministro Gilberto Pichetto Fratin «voglia ascoltare e accogliere le richieste non solo dei 4200 firmatari delle cartoline ma anche degli oltre quarantacinquemila firmatari della nostra petizione che è ancora aperta – conclude Martina Pluda. – Speriamo di raggiungere un numero consistente per poter un giorno presentarla e riportare l’attenzione sul tema affinché a livello politico venga intrapresa un’azione concreta».