Il suo umano di riferimento lo aveva legato a una catena e abbandonato nella campagna di Carrara. Con i carabinieri si è giustificato dicendo che il Covid non gli permetteva più di poterlo mantenere. Eppure Athos, ormai stanco, era lì in attesa di cure, impaurito e infreddolito. I suoi salvatori sono state le forze dell'ordine della città che sono incappati in lui durante un pattugliamento per indagare sulle occupazioni abusive dei casolari abbandonati.

I carabinieri si sono insospettiti subito per quel meticcio legato con una catena di tre metri a un albero e che aveva una cuccetta come unico suo riparo. Accanto a lui, il nulla se non due ciotole: una con il muschio all’interno e l’altra con acqua ormai gialla. Athos non aveva più le forze neanche per muoversi: il suo corpo, secondo quanto accertato dai veterinari che lo hanno visitato, era pieno di piaghe da decubito.

«Il proprietario dell’appezzamento di terreno aveva dato il permesso al proprietario del cane, tra l’altro microchippato, di lasciarlo lì», spiega a Kodami il maggiore Cristiano Marella, comandante della compagnia dei carabinieri di Carrara. Quando i militari lo hanno rintracciato ha detto loro che comunque si prendeva cura di lui e che non poteva più tenerlo con sé per diversi motivi, tra cui anche le conseguenze della crisi dettata dalla pandemia Covid. La giustificazione, però, non è stata sufficiente: i carabinieri lo hanno denunciato per maltrattamento di animali e lo hanno affidato a un'associazione della zona, alla Casa di Febo della sezione apuana di Massa-Monte Pepe della Lega nazionale per la difesa del cane.

«Ora sta molto meglio – spiega il maggiore Marella – Ha ripreso a giocare. E’ più vivace della prima volta che lo avevamo visto, quando sembrava stanco e stordito».

Il reato di maltrattamento di animali è previsto dall'articolo 544 ter del Codice penale. Chi cagiona «una lesione a un animale o sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili» viene punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La pena aumenta se da questi maltrattamenti ne deriva la morte dell'animale.

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