Si stava godendo una giornata al mare con un paracadute ascensionale, trascinato da una barca. Era arrivato a filo d’acqua quando, a un certo punto, è emerso uno squalo che lo ha attaccato, staccandogli una parte del piede. È quanto accaduto nei giorni scorsi nel Mar Rosso. Vittima è un turista giordano di 37 anni. Il video dell’attacco è stato pubblicato su Youtube.

L’uomo è stato portato d’urgenza all’ospedale militare Prince Hashem di Aqaba, in Giordania. Ma a causa del morso e del taglio netto di tendini e muscoli ha perso la parte posteriore dell'arto. E’ però possibile che uno squalo attacchi in questo modo? Federica Pirrone, etologa e componente del Comitato scientifico di Kodami, ha visto il video e dice che «la persona sembra a filo d'acqua, più o meno al pari di un surfista. E quella dei surfisti è una delle categoria predilette degli squali».

«Noi per loro siamo un po’ come piccole salsicce galleggianti. Potenzialmente siamo per gli squali un pasto facile – aggiunge – Loro però, in realtà, non sono così interessati a cacciare gli umani. Solitamente li ignorano. La maggior parte delle persone probabilmente è stata in acqua con qualche squalo ma non se n’è mai accorta».

«Nel caso specifico dell’attacco avvenuto in Giordania, è difficile capire: nel mare esistono oltre 500 specie diverse di squalo e ognuna ha il proprio comportamento. Sono specie molto diverse tra loro in termini etologici. In questo caso non si sa ancora di quale specie si tratti, perché lo squalo non è stato identificato: in parte perché non si vede bene, in parte perché quella non è notoriamente una zona di squali, quindi l’esperienza in tal senso è scarsa – aggiunge la studiosa – Nella maggior parte degli attacchi agli esseri umani, tre sono le specie più facilmente "colpevoli": il grande squalo bianco, lo squalo tigre e lo squalo toro. Tutte con abitudini, biologia sensoriale, comportamento, motivazioni peculiari. Uno che attacca dal basso, come è avvenuto questa volta, è tipicamente lo squalo bianco».

Pirrone, docente di Etologia veterinaria e benessere animale all’Università di Milano, sottolinea che «spesso i morsi di squalo sono dovuti a un errore, a uno scambio di identità. Se lo squalo è impegnato nell’inseguimento dei suoi pesci preferiti, può essere che il riflesso chiaro della pianta di un piede lo induca in errore, facendo sì che ci si lanci. A volte è come se, in quella fase, gli squali fossero in una sorta di trance agonistica». «Sembra, inoltre, che i giovani squali bianchi attacchino le persone come forma di allenamento – prosegue – si potrebbe trattare, cioè, di una tecnica utilizzata per affinare le loro abilità predatorie. Non è escluso che sia questo il caso».

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