Migliaia di tartarughe hanno rischiato di morire a causa dell'ondata di freddo che lo scorso febbraio si è abbattuta sugli Stati Uniti. Circa 5.000 esemplari, infatti, si sono riversati sulle spiagge del Texas, storditi dalle temperature incredibilmente rigide. I volontari di South Padre Island, una cittadina dello Stato americano, sono corsi in aiuto delle tartarughe, avvolgendole in teli di plastica isolante per evitare che morissero congelate.

Sono state quindi trasportate con auto e camion presso il centro congressi cittadino, trasformato in un ospedale di primo soccorso per far fronte a questa improvvisa emergenza. Tartarughe di ogni dimensione hanno occupato in poco tempo il pavimento del centro, trascorrendo diversi giorni in vasche riempite d’acqua, in attesa che il mare raggiungesse temperature più miti. Il freddo portato dalle tempeste di neve che hanno flagellato il Texas ha creato danni non solo ai cittadini, rimasti a lungo senza corrente elettrica, ma anche alle tartarughe che, essendo animali a sangue freddo, hanno rischiato di andare in ipotermia.

Quando la temperatura scende al di sotto dei 10 C°, infatti, entrano in una sorta di “letargo” che abbassa la frequenza cardiaca e paralizza le pinne, impedendo così ogni movimento, come muovere la testa per respirare fuori dall'acqua. A causa dell’eccezionale gelata, i cittadini hanno dovuto fare i conti con improvvisi blackout, che hanno reso ancora più difficili le operazioni di soccorso delle tartarughe.

A spiegare l'eccezionalità dell'evento è stata Wendy Knight, direttrice di Sea Turtle Inc., un'associazione che opera sul territorio a tutela delle tartarughe e che ha coordinato le operazioni di soccorso: «La quantità di aiuto che abbiamo ricevuto dopo i primi, caotici giorni, è stata incredibile – ha spiegato -, abbiamo vissuto il più grande episodio di ipotermia mai registrato».

Per comprendere la portata di ciò che è accaduto in Texas basti pensare che in inverno è possibile imbattersi solo in poche centinaia di tartarughe spiaggiate. Ecco perché questo resta un evento senza precedenti, che si teme possa avere ripercussioni sulle future generazioni di tartarughe.

Dopo le prime foto condivise sui social, è partita una catena di solidarietà che ha fatto sì che i volontari riuscissero a mantenere al caldo questi esemplari con ogni mezzo possibile. Solo grazie all'impegno dell'intera comunità sono state rilasciate le prime tartarughe, tornate finalmente a nuotare nelle acque del Golfo del Messico: « Dopo uno sforzo durato tutta la notte, abbiamo rilasciato più di 2.200 tartarughe – hanno fatto sapere da Sea turtle Inc., -. Anche se siamo ringiovaniti nel vederle nuotare, resta ancora molto lavoro da fare».