Zuul è un Pastore tedesco che di mestiere fa il cane poliziotto in North Carolina. E' all'interno dell'auto della polizia quando decide di scendere per andare dal suo conduttore ma come lo vede si mette giù con timore, in una postura che – per chi conosce il linguaggio canino  – è già foriera di qualcosa che sta per succedere e Zuul sa che per lui è in arrivo una punizione. Il suo conduttore, infatti, lo prende per il collo, gli infila il guinzaglio, lo strozza e lo "impicca" alzandolo da terra e portandolo come un sacco di nuovo dentro la macchina. Prima, però, lo fa sbattere contro la portiera per poi gettarlo dentro e concludere con uno schiaffo forte sul suo corpo.

E' successo a Salisbury e il poliziotto ha avuto la "sfortuna" di essere ripreso da una telecamera di sorveglianza. Secondo i media americani che hanno riportato la notizia che ha destato grande scalpore, Zuul era in attesa nel veicolo durante una sessione di addestramento. Il cane ha "osato" scendere prima che gli arrivasse l'ordine e l'uomo non ha esitato, nonostante gli avesse dato anche lo "stop" anche a punirlo in tal modo.

Nel video si sentono anche i poliziotti presenti parlare e qualcuno, forse lo stesso conduttore, dice una frase sottolineando proprio la consapevolezza di aver agito con un eccesso di forza, sottolineando qualcosa come: «Tanto ci sono testimoni in giro».

Il video invece da Internet è finito anche sulle tv nazionali e ha indotto il capo della polizia a indire una conferenza stampa con Zuul al suo fianco annunciando un'indagine interna per accertare cosa sia accaduto ma in qualche modo giustificando l'operato del collega: «Questi metodi, valutati fuori contesto, possono essere fraintesi». Il cane, per ora, è stato affidato a un altro conduttore e anche il sindaco della cittadina è intervenuto, chiedendo il parere di esperti per capire quanto siano aggiornate le pratiche di addestramento della polizia.

*Attenzione, le immagini a seguire potrebbero urtare la vostra sensibilità:

K9, cosa vuol dire il metodo nato in USA

Quante volte anche in Italia si vedono in giro cani con pettorine su cui è scritta la sigla K9? In tanti le fanno indossare ai propri animali domestici senza sapere l'origine di quelle due parole e cosa significhino. Altri, invece, ne fanno una "religione" per il tipo di addestramento a cui sottopongono i cani con cui condividono la vita. Per capire l'etimologia della sigla, provate prima a pronunciarla all'inglese e uscirà un suono simile alla parola "canine". Non è dunque solo il nome di uno strumento, pettorina o altro che sia, ma un modo di chiamare in generale le unità di addestramento cinofilo delle forze dell'ordine negli Stati Uniti e a cui poi corrisponde una tecnica di addestramento che rientra in una serie di attività da fare con il cane e, soprattutto, da far fare al cane. L'intensità della pressione umana sull'addestramento varia a seconda della capacità, però, del conduttore, di entrare davvero in relazione con l'animale. Ci sono diversi esempi positivi di impiego degli animali in attività importanti ma, come nel caso del conduttore di Zuul, esistono ancora troppi che sfociano nell'addestramento coercitivo.

Il K9 è famosissimo negli Usa, portato anche al cinema con l'interpretazione di James Beluchi nel 1989 con un film omonimo (in Italia il titolo diventò: "Un poliziotto a 4 zampe") e nel mondo della cinofilia si discute ancora tanto sulla deriva addestrativa. Metodi bruschi e atteggiamenti che si basano sulla reazione mansueta del cane dovuta in realtà alla paura. Tecniche che ancora permangono pure nel nostro paese, quando lo studio dell'etologia e l'avanzamento di nuovi approcci hanno dimostrato che la parte fondamentale della riuscita di qualsiasi attività dipende dal saper valorizzare e stimolare il cane a fare attività con gli esseri umani a prescindere dai "comandi". Conoscere la natura dei cani, le motivazioni di razza e la personalità dei singoli soggetti sono i passi fondamentali che gli esseri umani devono fare per ottenere dalla specie che vive al nostro fianco da sempre supporto e collaborazione. Ecco, basti pensare proprio alla motivazione collaborativa dei cani che andrebbe incentivata senza bisogno di violenza e coercizione. E basti pensare, anche, come esempio positivo al caso di Sam, il "cane volante" della Scuola Italiana Cani Salvataggio di cui abbiamo parlato su Kodami.

Perché non ha senso parlare di punizione nell'educazione del cane