Un ritrovamento davvero inaspettato, che conferma come i cambiamenti climatici stiano condizionano i bioritmi e le abitudini della fauna selvatica: nel cuore del Parco dei Nebrodi, la più grande area protetta della Sicilia, gli operatori hanno avuto modo di osservare all’interno di un nido di aquila reale un uovo. Deposto decisamente in anticipo rispetto al normale.

È stato lo stesso ente parco a informare del ritrovamento, condividendo uno screenshot tratto dalla webcam puntata sul nido e spiegando che si tratta di una «difformità dovuta alle temperature di questo inverno. Si tratta di un evento anomalo – proseguono dal parco – in quanto solitamente il periodo dell’accoppiamento inizia a febbraio, con le aquile che fanno un bellissimo volo nei cieli, una sorta di “danza nuziale”».

Di norma questi rapaci rimangono nello stesso territorio per anni, e costruiscono i nidi sui dirupi o sugli alberi, possibilmente più in basso rispetto all’altezza della zona di caccia, per rendere più agevole il trasporto delle prede. Quando costruiscono i nidi sugli alberi prediligono i sempreverdi, lecci e ginestre in particolare, così da creare un nido confortevole in cui deporre le uova. L’aquila reale ne depone solitamente due, a distanza di 2 -5 giorni l’uno dall’altro, e si schiudono dopo 45 giorni di cova. Una volta formata la coppia, rimarranno fedeli per tutta la vita, cacciando le prede in maniera collaborativa. Mentre una distrae la preda, l’altra attacca.

«Le telecamere mostrano chiaramente un uovo incustodito – spiegano ancora dal Parco dei Nebrodi – Scopriremo nei prossimi giorni se verrà deposto un secondo uovo. Quest’anno le temperature primaverili hanno anticipato i tempi: seguiremo i risultati nei prossimi giorni dalle telecamere».

Dove vive l'aquila reale in Italia

L'aquila reale spesso viene considerata la “regina degli uccelli” per l’imponenza delle sue dimensioni: l’apertura alare supera spesso i due metri, e il peso varia dai 3 ai 7 kg. Si distingue dagli altri rapaci per il piumaggio castano, con tipiche striature dorate sul capo. Le grandi dimensioni le permettono di muoversi in aria con virate, picchiate a capriole fino ad una velocità di 200 km/h. Secondo la IUCN, la popolazione italiana è stimata in 486-547 coppie, di cui 368-404 sulle Alpi, 62-73 sugli Appennini, 15-17 in Sicilia e 41-53 in Sardegna.

La Sicilia è dunque una quattro zone in Italia in cui è confermata la presenza e la nidificazione delle aquile reali, insieme con Alpi, Appennino e Sardegna. Sugli Appennini la densità è inferiore, probabilmente a causa della persecuzione e della minore disponibilità alimentare. In alcune zone inoltre la sopravvivenza dell’aquila è messa a repentaglio dalla presenza di esche avvelenate (talvolta destinate alle volpi), dal bracconaggio e dal disturbo da parte dei visitatori dei parchi.

La presenza di cavi sospesi, la costruzione di strade, il disboscamento e le attività sportive (arrampicata, parapendio, deltaplano) complicano ulteriormente la condizione del rapace in tutta la penisola. Al momento in Italia non esiste una cultura della convivenza con i rapaci, come invece succede nei paesi Nord-europei, dove i siti riproduttivi vengono segnalati ai visitatori senza, così, procurare conseguenze negative all’animale. In Italia è ancora necessario mantenere riserbo sulla localizzazione dei luoghi poco noti in cui esse nidificano, e tutelare i siti più conosciuti.