tigre indocinese

Una tigre indocinese con sole tre zampe è stata ripresa da una fototrappola nel Parco nazionale di Khao Laem, nella provincia thailandese di Kanchanaburi. A stupire i volontari dell'associazione locale Freeland – che insieme alla IUCN avevano posto le telecamere – è stata la particolare condizione della tigre, la quale nonostante l'assenza della zampa posteriore destra è stata immortalata mentre si nutriva di un bufalo asiatico domestico proveniente da un villaggio poco distante.

Si tratta di un avvistamento rarissimo dato che, in natura, individui con simili menomazioni sono destinati a non sopravvivere a lungo. Secondo i volontari sarebbe stata la vicinanza agli insediamenti umani a permetterle di sopravvivere ma, per contro, il suo handicap potrebbe essere stato causato proprio dall'essere umano.

La foto, e le vicende di cronaca che l'accompagnano sono infatti lo specchio di una difficile convivenza tra tigri e uomini in quei rari ambienti in cui queste specie si trovano a dover convivere.

tigre tre zampa Thailandia

L'immagine, infatti, fornisce qualche indizio in più sul crescente numero di attacchi lamentati dalla popolazione locale e subito attribuiti a questi grandi felini. La reazione degli abitanti a ridosso del Parco nazionale è stata la più prevedibile: un gruppo ha imbracciato il fucile e ucciso due tigri, giustificandosi con la necessità di proteggere il bestiame dagli attacchi dei predatori. Qualche settimana più tardi si è verificato un nuovo attacco mortale, questa volta ai danni di un 50enne allevatore del posto e appartenente al villaggio dei Karen.

L'uomo ucciso a gennaio probabilmente si trovava fuori con i suoi bufali quando è stato attaccato e sbranato da tre grandi felini, tra questi non è escluso che ci fosse anche I-Dounan. Normalmente le tigri si nutrono di cervi e cinghiali e, al pari di ogni altro animale selvatico, stanno ben lontani dalla nostra specie.

Tuttavia, la progressiva diminuzione delle prede, unita all'espansione degli insediamenti urbani anche a ridosso dell'area naturale di Khao Laem, ha ridotto le distanze, dato che soprattutto nel caso di individui gravemente menomati come la tigre a tre zampe, gli animali domestici rappresentano prede molto più facili. Ancora di più quando queste vengono condotte al pascolo all'interno di un'area naturale protetta come sarebbe accaduto anche nel caso del 50enne.

Proprio a seguito di questo evento sono state installate le circa 20 fottotrappole che hanno permesso di immortalare la tigre a tre zampe, soprannominata dai media locali I-Douan. Lei stessa, secondo la Freeland Foundation, potrebbe essere sopravvissuta a un tentativo di bracconaggio.

Attualmente nella zona a ridosso del Parco è in corso una guerra – impari – tra le tigri e l'uomo. Una situazione esplosiva considerato che in natura restano poche migliaia di esemplari e molte sottospecie risultano già estinte o gravemente minacciate, come nel caso della varietà indocinese. Il 95% di questi grandi felini selvatici non esiste più e il loro numero in cattività negli Stati Uniti supera quello delle tigri in libertà in tutto il mondo.

Come ha sottolineato a Kodami il ricercatore dell'Università di Milano, Giorgio Vacchiano, l'entrata dell'uomo in habitat intatti, «anche solo con l’apertura di una strada può mettere in pericolo la sopravvivenza dei grandi predatori». Tigri, ghepardi, leoni ed altri animali hanno bisogno di grandi spazi privi di ogni presenza umana ma la deforestazione e le esigenze di agricoltori e allevatori stanno causando sempre nuovi conflitti, destinati a risolversi con l'estinzione di un gran numero di specie.

A essere minacciata è in particolare la tigre indocinese (Panthera tigris corbetti), una sottospecie diffusa nel sud-est asiatico inserita nella lista rossa della IUCN. La popolazione più grande, secondo le stime della Ong internazionale, si trova proprio in Thailandia che tra il 2009 e il 2014 contava circa duecento individui.

Ora Freeland sta ora lavorando con le autorità locali allo scopo di trasferire la tigre a tre zampe in un centro di salvataggio dove possa vivere al sicuro con cibo e sicurezza adeguati, come spiega l'amministratore delegato Petcharat Sangchai: «Speriamo sinceramente che la tigre possa essere salvata con successo e trasferita in sicurezza di un centro di soccorso». Sempre che i bracconieri non siano più veloci dei volontari.