Ricostruzione di Scleromochlus taylori di Gabriel Ugueto, da Foffa et al. 2022
in foto: Ricostruzione di Scleromochlus taylori di Gabriel Ugueto, da Foffa et al. 2022

Chi fossero gli antenati degli pterosauri, maestosi e grandi rettili volanti del passato, è sempre stato un mistero almeno fino ad oggi. Un nuovo studio ha analizzato un piccolo rettile fossile del Triassico scoperto per la prima volta oltre 100 anni fa in Scozia e ha rivelato che si tratta proprio di un parente stretto di questi iconici animali.

La Scozia del Triassico era molto differente da quella di oggi. Niente scogliere di Capo Wrath e Mull of Galloway, niente Highlands e niente Loch Ness. Il panorama dell'epoca doveva essere piuttosto desolato per via dell'estinzione di massa alla fine del Permiano avvenuta circa 251 milioni di anni fa. Le terre emerse erano principalmente riunite in un supercontinente chiamato Pangea e in questo periodo di "riorganizzazione biologica" e riconquista della biosfera fecero capolino i primi ordini di dinosauri: saurischi e ornitischi.

Proprio qui si aggirava Scleromochlus taylori, il fossile che, grazie alla tecnologia della tomografia computerizzata, gli scienziati dell'Università di Birmingham hanno studiato approfonditamente, pubblicando i risultati sulla prestigiosa rivista Nature.

Chi erano gli pterosauri

Camminare su un ponte sospeso nel nulla con una fitta nebbia in una gigantesca voliera per pterosauri non si è rivelata una scelta saggia per i protagonisti di Jurassic Park III. Sicuramente avrebbero fatto volentieri a meno di scontrarsi con gli esemplari presenti nel parco ma quella scena in qualche modo ci permette di ammirare una ricostruzione, più o meno precisa, di come dovessero apparire questi antichi animali.

Se dovessimo immaginare un grande rettile alato, infatti, probabilmente ci verrebbe in mente proprio uno pterosauro da Jurassic Park, anche se erroneamente molti lo chiamerebbero pterodattilo. Questo termine viene comunemente utilizzato per descrivere genericamente tutti gli pterosauri, anche se tecnicamente gli pterodattili erano solo un genere appartenente al grande ordine degli pterosauri.

Gli pterosauri sono stati i primi vertebrati in assoluto ad aver evoluto un sistema di volo battuto, molto prima di uccelli e pipistrelli. Sono vissuti per buona parte del Mesozoico, dal Tardo Triassico alla fine del Cretaceo (da 228 a 66 milioni di anni fa, quando si sono estinti anche la maggior parte dei dinosauri). Le loro ali erano formate da una membrana di pelle che si estendeva dalle caviglie fino a al quarto dito della mano, allungato a sostenere le ali come fosse una vela.

Scleromochlus taylori, l'antico parente degli pterosauri

Precedente ricostruzione del genere Scleromochlus, immagine di Pavel Riha via Wikimedia Commons
in foto: Precedente ricostruzione del genere Scleromochlus, immagine di Pavel Riha via Wikimedia Commons

Quali fossero i rami basali dell'albero evolutivo dal quale discendevano gli pterosauri non è mai stato chiaro. Il dibattito a tal proposito iniziò proprio con la scoperta dei primi fossili di Scleromochlus taylori avvenuta circa un secolo fa in Scozia. Da allora gli studiosi sono sempre stati incerti sui passi evolutivi che hanno portato alla comparsa di questi animali, ma il nuovo studio dell'Università di Birmingham pone finalmente un punto alla lunga disquisizione.

Il fulcro dell'incertezza degli scienziati derivava dal fatto che il fossile fosse scarsamente conservato in un blocco di arenaria, rendendo difficile identificare con certezza le caratteristiche anatomiche. I resti fanno parte di un gruppo noto come i "rettili di Elgin", che comprende esemplari del Triassico e del Permiano trovati nell'arenaria della regione del Morayshire, nel nord-est della Scozia, proprio intorno alla città di Elgin da cui prendono il nome.

Questi fossili non sono conservati come gli scheletri integri e completi che spesso vediamo nelle esposizioni museali. Sono cosparsi da muffe e mancano spesso dei frammenti e fino a poco tempo fa  l'unico modo per studiarli era utilizzare della cera o del lattice per riempire le parti mancanti facendo dei calchi delle ossa.

Oggi grazie alla tomografia computerizzata, la stessa che ci permette di visionare le parti interne del nostro corpo durante un esame medico, gli autori sono riusciti a ricostruire in 3D quasi completamente lo scheletro di Scleromochlus taylori.

Così facendo hanno rivelano nuovi dettagli anatomici che hanno permesso agli scienziati di identificarlo definitivamente come un parente stretto degli pterosauri per via di numerose similitudini fisiche. L'animale rientra, dunque, in un gruppo noto come pterosauromorpha, che comprende pterosauri e lagerpetidi, anche loro rettili estinti ma di piccole dimensioni.

Dunque, i risultati supportano l'ipotesi che i primi pterosauri fossero come Scleromochlus taylori, ovvero piccoli rettili bipedi, e ora i paleontologi possono iniziare a rinfoltire sempre più il loro albero evolutivo. Chissà che un giorno, proprio grazie a questi studi, vedremo sui grandi schermi delle rappresentazioni sempre più fedeli dei mastodonti che un tempo dominavano i cieli del Mesozoico.