«Siamo davanti ad una vera e propria aggressione contro i diritti degli animali. La superficialità con la quale è stata gestita questa oasi di biodiversità ha portato purtroppo a questa drammatica conclusione». Sono le parole che Elisa Scarano, candidata dei Verdi per le elezioni lombarde e Presidente del Consiglio del Municipio 6 della Città Metropolitana di Milano, condivide con Kodami dopo il caso scoppiato nella zona di Porta Genova, nel centro del capoluogo lombardo.

«Vi posso raccontare di quello che c'era e che ora non c'è più: un oasi di biodiversità abitata da una quindicina di leprotti che correvano e giocavano liberamente e che avevano deciso di inserirsi nel tessuto urbano. Animali dolcissimi, delicati, timidi e curiosi», continua la Presidente del Municipio. La specie in questione è il silvilago orientale, detto anche minilepre, un lagomorfo introdotto in Italia a partire dagli anni 60 per scopi venatori e che si è naturalizzato in molte zone d'Italia.

Quell’"oasi" è invece di proprietà di Rfi, Rete ferroviaria italiana, che qualche giorno fa ha deciso di ripulirla da quelle che, anziché biodiversità, sono state probabilmente considerate erbacce selvatiche e con una fauna ritenuta senza alcun diritto di abitare lì.

«In quest'area ogni cosa è stata trattata come "erbacce", compresi gli animali. Il cadavere di un leprotto giace ancora lì (non sappiamo se ve ne siano altre), al momento gli unici ad occuparsene sono le cornacchie… Si è lasciato spazio all'orrore, invece di scegliere la bellezza e l'importanza della Natura spontanea in città», commenta amareggiata Scarano.

«Non posso neanche immaginare la sofferenza che devono aver sopportato questi leprotti e la loro agonia. In questa storia ci vedo solo tanta brutalità, ignoranza e superficialità. Pertanto ho richiesto un incontro urgente ai due Garanti degli animali del Comune di Milano, perché i responsabili di questo vero e proprio crimine contro la natura possano essere individuati. Queste cose non devono più accadere. Le aree verdi, soprattutto quelle spontanee, vanno monitorate, studiate e soprattutto vanno prese le doverose precauzioni per proteggere tutti gli animali presenti».

Oltretutto, proprio per l'incuranza che contraddistingueva l'area fino a qualche giorno, alcuni residenti della zona e diversi commercianti aveva lanciato l’iniziativa di avviare un progetto per la realizzazione di un orto incrementale, sfruttando quel verde per coltivare cibo e per far avvicinare i bambini al mondo delle piante. Ma, evidentemente, la falce è arrivata prima.

«Trattare alberi e animali in questo modo è contro ogni regolamento del verde e del diritto degli animali che peraltro nella nostra città sono severissimi. Bisogna che il Comune controlli. Gli animali non dovevano essere uccisi, ma aiutati e spostati prima dell'intervento. È incredibile che una cosa così possa essere accaduta a Milano».

A unirsi alla contrarietà della Presidente del Municipio 6, anche l’Oipa, «pronta a intervenire a livello legale», spiega l’avvocato Claudia Taccani, responsabile dell’Ufficio legale dell'organizzazione.

«Dopo avere ottenuto la documentazione tramite un regolare accesso agli atti e dopo aver appurato l’esatta dinamica dei fatti, valuteremo se si possa configurare una responsabilità penale per la morte, evitabile, degli animali»,  aggiunge Taccani «Se si aprirà un procedimento siamo pronti a costituirci parte civile».

Esiste un precedente analogo a Torino, in cui le cose però andarono diversamente. La vicenda riguardava alcuni coniglietti che vivevano in un'area che doveva essere sgomberata per la costruzione di un supermercato. In quel caso, le associazioni animaliste, in collaborazione con l’Uta, l'Ufficio Tutela degli animali della città, trovarono un accordo con i responsabili del progetto, che concessero due giorni per recuperare gli animali.

«Chiederemo anche noi un incontro urgente con il Garante degli animali e con l’Ufficio tutela animali del Comune di Milano», aggiunge la delegata dell’Oipa di Milano, Francesca Collodoro. «Quell’area poteva diventare un orto incrementale. Le cose sono andate molto diversamente e vogliamo sapere di chi è la responsabilità».