Quest'anno verrà ricordato molto probabilmente come l'annus terribilis della specie africana di elefanti (Loxodonta africana). La siccità infatti sta pesando notevolmente sulla sua popolazione e soprattutto in Kenya si stanno moltiplicando numerosi casi di interi gruppi deceduti per colpa della mancanza di acqua.

Nelle scorse settimane inoltre si erano avvicendati diversi "lutti celebri". Era morta infatti Dida, l'esemplare femmina più anziana dell'Africa. Era morto Tolstoj, famoso per essere l'esemplare più grosso e vecchio del Parco Amboseli ed era morta anche Moonson. Tutti esemplari che hanno accompagnato il Kenya negli ultimi sessant'anni e che rappresentavano anche una cartolina tornasole per il paese, che più di altre nazioni dell'Africa ha tentato negli ultimi decenni di spingere il turismo sostenibile e di contrastare il mercato di contrabbando dell'avorio, sostenuto dalle ONG.

Ora un altro nome importante si aggiunge alla lista, quello di Lugard, testimoniando come sia un periodo nero per l'Africa centro orientale. Assieme a Lugard, Dida, Tolstoj e Moonson, le carcasse di altri 200 elefanti sono stati ritrovati nel paese nel corso di quest'anno. Ciò non era mai accaduto.

La spiegazione più semplice di questa moria è l'assenza di acqua. Gli esperti di meteorologia affermano che all'interno della savana del Kenya non piove all'incirca da tre anni. Questo ha portato ai fiumi di perdere quasi la totalità della loro portata, alle piante di retrocedere di chilometri, lontano dalle aree desertiche, e ai predatori di divenire sempre più disposti ad affrontare gli animali di grossa taglia, pur di sfamarsi e di assimilare liquidi.

Inoltre la siccità sta conducendo alla morte gran parte degli animali, non solo elefanti, indeboliti per colpa delle malattie che naturalmente colpiscono la regione durante il periodo che separa le stagioni delle piogge.

Come dichiarato il 4 novembre dal Ministro del Turismo keniano, Peninah Malonza, la situazione è talmente eccezionale che anche gli esseri umani cominciano a preoccuparsi per il benessere degli animali e degli allevamenti di bestiame. I leoni, i ghepardi, sono talmente disperati che attaccano sempre più spesso le comunità umane rurali, mentre non è più insolito vedere gruppi di elefanti avvicinarsi alle periferie delle metropoli, con l'intenzione di elemosinare un pò d'acqua dai pozzi.

Il responso del censimento nel Parco nazionale di Samburu conferma questo quadro. A giugno di quest'anno sono morti 58 esemplari della zebra di Grevy, la più rara del mondo. Il numero degli esemplari di elefanti si è dimezzato. Le giraffe si sono rifugiate all'esterno del parco, tentando così di raggiungere il lago Turkana, attraverso un viaggio di centinaia di chilometri. Per questa ragione le realtà politiche locali desiderano chiedere lo stato di emergenza e aiuti all'Onu.

Non a caso alla COP sul clima di quest'anno la delegazione kheniota, assieme a quelle di molte altre nazioni africane, ha lottato molto per ricevere i rimborsi dovuti dai paesi occidentali, a seguito del danno arrecato da questi paesi con l'inquinamento dei gas serra, noti per essere i maggiormente responsabili del cambiamento climatico in atto. Le delegazioni presenti alla COP però come sappiamo non hanno ottenuto tutti gli obiettivi che si erano prefissati. L'Onu stessa ha dichiarato che gli stati ricchi stanno condannando all'estinzione la fauna presente negli stati che si assumono di più le spese nella loro salvaguardia.

Lo stesso segretario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato: «Abbiamo bisogno di tutte le forze per promuovere la giustizia. Questo include anche l'ambizione di porre fine alla guerra suicida alla natura che sta alimentando la crisi climatica, portando le specie all'estinzione e distruggendo gli ecosistemi».

Il tempo comunque passa inesorabile e la conta dei morti fra le popolazioni degli elefanti può essere solo un maggior incentivo per spingerci ad agire.