Su denuncia della Lav, la Procura di Trento ha disposto la scorsa settimana il sequestro preventivo di quattro Cani Corso regolarmente iscritti in anagrafe canina, ma di fatto abbandonati a loro stessi all'interno di un territorio recintato da parte dell'intestatario dei microchip, ovvero un cittadino che risulta residente in Provincia di Trento.

Da mesi, i quattro cani vivevano rinchiusi tra la spazzatura e gli escrementi, in evidente stato di stress a causa del quale hanno cominciato ad attaccarsi tra loro causandosi diverse ed evidenti ferite. In seguito al ritrovamento, gli animali sono stati affidati alla custodia della Lega Antivivisezione e trasferiti in una struttura di cui al momento gli attivisti preferiscono non divulgare la posizione.

Il sequestro, svolto alcuni giorni prima della comunicazione ufficiale, è stato effettuato dalla Polizia locale di Lavis in Provincia di Trento, supportata nel trasporto da parte dei membri della Lav. «Il proprietario ora ha ricevuto una notifica di sequestro e avrà 10 giorni di tempo per opporsi – spiega a Kodami Simone Stefani, Vice Presidente della LAV – Al momento però, risulta irreperibile. Pensiamo che avesse delegato ad altri anche la somministrazione di cibo».

La situazione di salute dei cani: «I cani, come noi, hanno bisogni etologici che vanno rispettati»

«Sappiamo bene che i cani, come noi esseri umani, sono animali sociali e hanno bisogno di una presenza reale che vada oltre il semplice riempimento della ciotola. Hanno bisogni fisici ed etologici che vanno garantiti – afferma Stefani – Gli individui che abbiamo sequestrato infatti, avranno bisogno certamente di un supporto veterinario, ma anche di un recupero psicologico, perché la vita in condizioni di isolamento ha lasciato le sue tracce su di loro».

I quattro Cani Corso prelevati dalla Lav infatti, presentano evidenti segni dati dalla convivenza forzata in totale solitudine: «Sono stati visitati d'urgenza dal veterinario il quale ha rilevato che, a causa della situazione, gli animali si attaccavano tra loro causandosi vicendevolmente numerose ferite – aggiunge il Vice Presidente dell'associazione animalista – Uno di loro è cieco, mentre un altro ha un evidente prolasso ad un occhio. Questo tipo di gestione, per di più in spazio ristretto, di quattro cani di questa tipologia ci ha lasciati inorriditi».

«Continueremo a seguire la loro storia per ricordare che l'abbandono non avviene solo in tangenziale»

«Riflettendo sulla situazione in cui si trovano questi cani, ciò che davvero rattrista è che noi umani siamo abituati a dare la colpa a loro quando avvengono vicende di cronaca in cui sono protagonisti di aggressioni – continua Stefani – In realtà però, molto spesso alla base dei loro comportamenti vi sono condizioni di forte stress o malessere, come quelle che abbiamo incontrato proprio durante questo sequestro».

I cani sono stati trasferiti in un luogo sicuro e stanno ricevendo le cure necessarie da parte di veterinari ed esperti: «Appena il sequestro verrà considerato stabile, inizieremo un percorso con istruttori che li aiuteranno a recuperarsi dal loro tragico trascorso – aggiunge Stefani – Speriamo di riuscire il prima possibile ad avere risultati e darli in adozione a famiglie adatte a offrire loro una vera casa e una vita più adatta alle loro necessità. I nostri legali inoltre proseguiranno il lavoro, difendendoli nelle aule di tribunale, dove ci costituiremo parte civile, nell’eventuale processo».

Il motivo per cui la Lav si prefigge di continuare a seguire le condizioni di vita degli animali sequestrati, in questo caso va anche oltre all'interesse della vita dei quattro cani, ed è legato al segnale che proprio questa faccenda potrà trasmettere: «Non ci stancheremo mai di ripeterlo: adottare un cane è una scelta importante. A partire da quel momento siamo responsabili di una vita, non possiamo mai dimenticarlo. Proprio per questo motivo continueremo a seguire i quattro cani sequestrati, perché la loro triste storia ci permette di trasmettere anche un altro importante messaggio che spesso si sottovaluta – conclude Stefani – L'abbandono non è solo quello che vediamo nelle immagini dei cani lasciati in tangenziale, ma è anche un fenomeno subdolo molto più diffuso, che riguarda l'isolamento sociale, ovvero quello che abbiamo visto in questo caso in cui gli animali sono lasciati a sé stessi e completamente dimenticati».