L’edizione 2022 del Palio di Siena ha visto vincere il Drago, ma ben 4 cavalli sono stati esclusi per problemi fisici (credits:MGFilippi)
in foto: L’edizione 2022 del Palio di Siena ha visto vincere il Drago, ma ben 4 cavalli sono stati esclusi per problemi fisici (credits:MGFilippi)

Ha vinto il Drago ma è cominciato con quattro cavalli in meno, il primo atteso Palio di Siena del dopo Covid che ha visto a sorpresa anche la presenza della speaker della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi.

A Siena si è corso un palio che è partito “azzoppato” perché i cavalli delle contrade dell’Istrice e della Civetta, che non hanno superato i controlli veterinari, sono stati esentati dalla corsa mentre il Leocorno e il Bruco hanno abbandonato durante la lunghissima attesa dell’inizio, in quella che in gergo viene chiamata “la mossa”.

«La salvaguardia e la tutela degli equini è e resta un tema centrale, in modo da garantire un futuro alla nostra Festa che vada verso un sempre maggiore rispetto per gli animali – aveva commentato il sindaco Luigi De Mossi in mattinata alla notizia dell’esclusione dei primi due cavalli – Il Comune deve intervenire anche in presenza di un infortunio non grave, che non mette a rischio la vita del cavallo ma che potrebbe pregiudicarne la salute. Questo è il caso».

Tutto bene, quindi? Niente rischi per i cavalli in gara? Prudenza e prevenzione riusciranno a trasformare la corsa equestre cittadina più famosa d’Italia in un percorso senza rischi per i cavalli costretti agli spietati tre giri feroci e senza esclusione di colpi, incluse le due famigerate curve a 90 gradi, i colpi di frustino e i tre “bandierini” di ferro che segnano la curve, tanto cari ai senesi da non poter essere sostituiti, pericolo per i cavalli ma anche per gli stessi fantini?

Disagio o maltrattamento? Il benessere animale sembra lontano anche in una corsa senza incidenti

Una delle curve a 90 gradi che caratterizzano il percorso del Palio di Siena (credits:@MGFilippi)
in foto: Una delle curve a 90 gradi che caratterizzano il percorso del Palio di Siena (credits:@MGFilippi)

Quegli occhi sbarrati, quelle bocche spalancate tirate dai morsi, quelle orecchie all’indietro che si possono osservare con chiarezza nei primi piani che inquadrano questi cavalli già bardati nei lunghissimi minuti che precedono l’inizio, sembrerebbero proprio dire di no. La folla vociante intorno a comprimerli in un’ansia palpabile, le urla al momento del via della corsa, l’eccitazione e i colpi dei fantini che li montano e li spronano allo spasimo, le grida di incitazione e lo sprint della velocità che cresce e che li spinge a superare i limiti per raggiungere la vittoria.

Anche senza incidenti, e questa edizione 2022 fortunatamente non ne ha visti a parte la caduta del fantino del Leocorno costretto ad abbandonare piazza del Campo in barella, basterebbero questi elementi  a far parlare di disagio, malessere e forse maltrattamento per questi animali? «Il cavallo non è un atleta e non ha il senso della competizione. In quel contesto sono forzati ed è un’ipocrisia che lo facciano volentieri – commenta Sonny Richichi, fondatore e presidente di IHP Italian Horse Protection associazione che gestisce il primo Centro di recupero in Italia per equidi maltrattati e sottoposti a sequestro – Si tratta di una mistificazione pura e semplice perché le dinamiche del branco e di gerarchia non sono determinate dalla potenza e dalla velocità nella corsa. Infatti non è certo il cavallo più veloce ad essere il leader del branco. I cavalli sono animali pigri, corrono solo in momenti precisi, per esempio per la fuga oppure per gioco. La loro vita è camminare e brucare, nient’altro» conclude.

Dal 1975 sono 42 i cavalli morti

Un incidente durante un palio (credits:LAV)
in foto: Un incidente durante un palio (credits:LAV)

Il più famoso è certamente il Palio di Siena, ma in Italia sono circa 80 le città che celebrano la rivalità tra antichi rioni con gare equestri, riconducendole, almeno formalmente, ad una tradizione che risale all’età dei Comuni. Asti, Ronciglione, Nuoro, Sulmona, Orvieto e Feltre tra i più noti e frequentati.

A Siena, in particolare, le prime notizie di queste manifestazioni (il Palio si corre due volte l’anno, il 2 luglio e il 16 agosto in onore della Madonna) è la Caccia ai Tori inaugurata nel 1299 e poi abolita per troppa crudeltà e trasformata in una corsa che prima si svolgeva fuori dalle mura cittadine e infine venne adattata alla piazza del Campo, cuore della città e ovviamente più attrattiva per il pubblico e la straordinaria bellezza che la caratterizza.

Da queste corse, che inizialmente coinvolgevano cavalli, asini e tori, sopravvisse la formula con i cavalli che si è radicata fino d oggi con una deriva verso la salvaguardia della salute dei cavalli stessi che negli ultimi anni ha cominciato a caratterizzare la gara ed è stata sempre più marcata, a contrastare le ire del mondo animalista ma soprattutto le proteste in aumento proporzionale al numero degli incidenti.

«Secondo i nostri calcoli parliamo di 42 cavalli morti dal 1975 ad oggi – spiega Richichi – e parliamo di morti non di incidenti» che a volte non portano alla morte immediata del cavallo e di cui spesso non si ha notizia neanche nei giorni successivi. «Questo presunto amore per i cavalli, questa attenzione tanto sbandierata per i controlli maniacali sul terreno del circuito e sulla salute dei cavalli prescelti per la corsa, non nascondono che nel 2022 siamo ancora costretti ad assistere a manifestazioni in cui per il divertimento umano si mettono in pericolo animali che in quella piazza  pericolosissima proprio non vorrebbero e non dovrebbero starci».

Zampe troppo lunghe soprattutto per quelle curve: distorsioni e fratture sempre in agguato

Un cavallo ferito durante una gara (credits:@LAV)
in foto: Un cavallo ferito durante una gara (credits:@LAV)

Ma cosa rischiano i cavali in queste corse? «I cavalli che vengono utilizzati per queste corse sono ovviamente i più veloci -spiega ancora Richichi – ma proprio per questo caratterizzati da zampe lunghe che sono le più esposte a distorsioni e fratture soprattutto a causa delle forti sollecitazioni a cui vengono sottoposti in un percorso come quello che devono affrontare che prevede curve strette fino a 90 gradi. Le rotazioni improvvise possono essere causa di rotture di ossa e di tendini». Si era parlato anche di limitare le corse a cavalli di una certa stazza e con zampe più corte, ma non se ne è fatto più nulla. «Proprio perché sappiamo quanto è radicata la corsa avevamo proposto di utilizzare cavalli che per lo meno, grazie alla loro struttura, fossero in grado di affrontare meglio le curve, come i Maremmani, ad esempio. Ma non c’è stata nessuna decisione in merito».

Anzi, la questione è molto delicata e ha portato nel tempo anche ad indagini sulla classificazione volontariamente modificata da parte di alcuni veterinari, per far si che cavalli sempre più veloci potessero partecipare malgrado il regolamento che vieta la partecipazione dei meno adatti.

«Con il passaggio dalla Rai a La7 che quest’anno ha mandato la diretta della gara – commenta il presidente di LAV Gianluca Felicetti – c’è da chiedersi se anche quest’emittente, come prima Mediaset e laRai, ha firmato un contratto che prevede la clausola con il divieto di mostrare le immagini di incidenti».

E in effetti anche quest’anno le telecamere hanno sorvolato sul fantino ferito e portato via in barella dalla piazza, mentre l’incidente, che fortunatamente non ha provocato ferite al cavallo, non è stato rimandato in onda. Una modalità studiata appositamente per evitare disaffezione alla gara considerata la maggiore sensibilità degli spettatori al benessere animale. «In linea generale LAV è contraria al Palio come a qualsiasi altra manifestazione dove vengano utilizzati animali – conclude Felicetti – e continueremo a contestare anche questa manifestazione con la quale abbiamo ancora un sospeso legale, essendoci presentati come parte civile in un processo contro una serie di illeciti che riguardano tra l’altro l’uso del doping».