Chiusi in una gabbia, tenuti lontani dal loro habitat naturale e alla mercé di visitatori che spesso non li rispettano. È il triste destino degli animali degli zoo che a volte, provocati e avvicinati senza la minima cautela né rispetto, reagiscono. È quanto è successo qualche giorno fa in uno zoo messicano, dove una scimmia ragno ha afferrato per i capelli una ragazzina che si è avvicinata alla gabbia con uno smartphone, provocandola e allungando le braccia verso di lei come a darle dei colpi.

L’intera scena è stata filmata e il video è stato diffuso su TikTok, dove tra like e condivisioni ha totalizzato milioni di visualizzazioni e commenti tra il divertito e l’inorridito.

In meno di 30 secondi si assiste però a una scena che in realtà consente di comprendere molte cose su ciò che è accaduto e sul perché la scimmia ha reagito: l’animale resta inizialmente appeso al reticolato, evidentemente incuriosito dalla ragazzina che si avvicina e tende le braccia come ad afferrarla. A quel punto la scimmia allunga a sua volta le braccia e le afferra i capelli, innervosita: un uomo, presumibilmente il padre, interviene e agita una maglietta per spaventarla, la scimmia lascia la presa e si allontana. La ragazzina però, invece di allontanarsi a sua volta, torna a passare vicino al reticolato e l’animale l’afferra nuovamente per i capelli strattonandola.

Cosa c’è di sbagliato in ciò che si vede? Parecchie cose. Prima di tutto il problema di fondo, ovvero la detenzione in cattività di questi animali selvatici, che non dovrebbero stare in uno zoo ma nella foresta pluviale, loro habitat (non è chiaro quale sia lo zoo messicano al centro della vicenda, il video non lo specifica, neppure quello postato originariamente su TikTok, e dunque non è possibile accertare le condizioni in cui gli animali sono tenuti).

C’è poi il comportamento della ragazzina, che si avvicina senza rispetto verso un altro essere vivente chiuso in gabbia e lo prende pure in giro, provocandolo evidentemente per suscitare una reazione. Che alla fine arriva, e di certo non inaspettata, vista l’estrema vicinanza al recinto.

E poi c’è il comportamento degli adulti che sono con lei: pur vedendo che la scimmia reagisce, evidentemente infastidita (i vocalizzi e l’afferrare i capelli della bambina sono segnali difficili da equivocare) urlano e ridono, tra il divertito e lo spaventato, ma fanno molto poco per allontanare la giovane e certamente non le insegnano la maniera giusta per approcciare un animale. E quando il padre si avvicina e riesce a fare allontanare la scimmia, il gruppo resta nei pressi della gabbia e gli adulti consentono alla bambina anche di ripassare vicino alla scimmia, quasi a volerla sfidare o a provare il “brivido” di passare di fianco a un animale selvatico innervosito, magari spaventato, ma da cui sono divisi grazie a un recinto.

Non si sa cosa sia accaduto dopo il secondo passaggio e la reazione della scimmia. Di certo però si assiste all’ennesimo comportamento irrispettoso e privo di empatia dell’essere umano verso gli animali (di cui avevamo già parlato analizzando il caso dell'orango Tina) e all’esempio di come spesso siano gli adulti a trasmettere ai bambini il messaggio, estremamente sbagliato, che l’uomo può comportarsi come vuole verso animali indifesi e privati della libertà, in una visione antropocentrica in cui è proprio l’essere umano la specie dominante.