«Secondo la FAO, oltre 2.000 specie di insetti sono consumate dall'uomo in tutto il pianeta. E anche nello spazio! La mia barretta di cereali al mirtillo contiene anche farina di grilli come fonte di proteine». È con queste parole che Samantha Cristoforetti, comandante della Stazione Spaziale Internazionale, racconta del suo nuovo "cibo spaziale" in un video pubblicato sui suoi profili Twitter e TikTok.

Il breve filmato, grazie a un tono didascalico e amichevole, è chiaramente pensato per il social dei giovanissimi dove Cristoforetti conta oltre 618mila di utenti da tutto il mondo.

In un minuto Cristoforetti spiega i benefici di una dieta a base di grilli e cavallette, sottolineando come gli insetti in molti paesi siano stati a lungo consumati e dati da mangiare ad altri animali d'allevamento per secoli, e di come alcuni siano stati considerati addirittura delle vere «prelibatezze» per diverse culture.

Con il progredire del video, la curiosità spaziale si rivela per quello che è veramente: un invito al consumo di insetti come fonte proteica alternativa alla carne. «Perché non provate anche voi gli insetti? Fanno bene a voi e al pianeta», dice l'astronauta mentre addenta la sua barretta«grillo-mirtillo».

È questo il momento più problematico del racconto di Cristoforetti: può il consumo di insetti essere la soluzione per un'alimentazione più ecologicamente sostenibile ed etica nei confronti degli animali sfruttati negli allevamenti?

«Se trattati in modo sicuro e nel rispetto del loro benessere, gli insetti possono essere una fonte di cibo ricca di nutrienti ecologicamente sostenibile», sottolinea Cristoforetti. Che gli insetti siano in grado di provare dolore e sofferenza è una questione sempre più attenzionata dalla scienza, ma si tratta di ipotesi scientifiche embrionali rispetto alla mole di lavori dedicato al benessere di animali come i mammiferi.

Il concetto di benessere in relazione agli animali è strettamente legato alla senzienza, la capacità di percepire sé stessi e le proprie azioni. Gli animali sono riconosciuti come esseri senzienti dal Trattato di Lisbona, e per estensione dovrebbe essere così anche negli ordinamenti degli Stati membri che lo hanno ratificato, ma la realtà è che per molti paesi gli animali sono ancora considerati delle "res", dei meri oggetti.

Per questi animali, consapevoli e titolari di diritti, sono stati individuati 5 indicatori di benessere: libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione; libertà di avere un ambiente fisico adeguato; libertà dal dolore, dalle ferite, dalle malattie; libertà di manifestare le proprie caratteristiche comportamentali tipiche della specie; libertà dalla paura e dal disagio. Condizioni difficilmente associabili a una vita in allevamento.

È davvero possibile parlare di "rispetto del benessere" in relazione ad un animale che viene allevato per essere mangiato? Si tratta di un tema dibattuto sia in medicina veterinaria che in filosofia, ma una risposta univoca che metta d'accordo l'etica e scienza non è stata ancora trovata.

La scienza afferma e dimostra che gli animali sentono emozioni, fanno scelte, apprendono dagli eventi, discernono le esperienze positive dalle negative e soffrono. È del tutto abbandonata l'idea che siano esseri prettamente istintivi e primordiali e si riconosce loro il diritto a una vita dignitosa. Ma ciò vale anche per gli insetti? Il nuovo studio della School of Biological and Behavioural Sciences pubblicato sulla rivista The Royal Society ha confermato quelle che ieri erano solo ipotesi: gli insetti provano dolore. Una scoperta che pone nuovi e importanti interrogativi etici su come l’uomo tratta gli insetti, soprattutto nella prospettiva futura di consumarli in maniera intensiva come facciamo con altre specie.

Non si pone invece simili problemi etici la legge europea che, come ricorda Cristoforetti, permette il consumo di insetti: «In Europa, grilli, vermi e cavallette sono considerati nuovi alimenti che possono essere mangiati».